Il Rapporto 2015

La Boldrini smentita dal mercato Le donne manager crescono

La Boldrini smentita dal mercato Le donne manager crescono
09 Marzo 2015 ore 11:53

Laura Boldrini, presidente della Camera dei Deputati, sta combattendo una battaglia sin dal giorno del suo insediamento: quello del linguaggio di genere. A suo parere, infatti, negli interventi svolti nel corso delle sedute dell’Assemblea e degli altri organi della Camera, le cariche e i ruoli istituzionali dovrebbero essere richiamati nelle forme corrette, ossia secondo il genere proprio della persona cui essi si riferiscono. Laura Boldrini, dunque, dovrebbe essere chiamata “la” presidente della Camera e non “il” presidente della Camera. Il 5 marzo, la rappresentante di Sel è tornata sull’argomento attraverso una lettera inviata a tutti i deputati di Montecitorio, in cui rimarcava «il principio di non discriminazione e la tutela della dignità della persona, in conformità agli articoli 2 e 3 della Costituzione».

 


Una polemica che ha fatto molto discutere. Su Twitter, infatti, sono piovute critiche sia da donne che da uomini nei confronti del (o della) presidente, rea di occuparsi di questioni di poco conto rispetto alle vere problematiche italiane. Ma soprattutto, in tutta risposta alle parole della Boldrini che sottolinea come l’Italia sia, a suo parere, un Paese «fortemente sessista», arrivano dei dati, diffusi da La Stampa, che vanno in senso opposto: negli ultimi anni, infatti, il numero delle donne dirigenti in Italia è cresciuto.

Scalata al potere. Secondo i dati diffusi dal quotidiano torinese nella giornata di venerdì 6 marzo, le donne manager, nel settore privato, sono arrivate al 15,1%. Un numero non altissimo, ma che segna un +18% tra il 2008 e il 2013. Son cresciute ancora di più invece le donne che ricoprono la carica di “quadro” aziendale, giunte al 28% del totale con un più 25% nell’arco dei 5 anni presi in considerazione. Due segnali certamente incoraggianti, diffusi dal “Rapporto Donne 2015” di Manageritalia, che presenta la mappa regionale e provinciale su dove è meno difficile diventare manager. Due segnali che vanno certamente dalla parte opposta rispetto alle parole della Boldrini di appena qualche giorno fa. Nonostante la crisi economica che ha colpito il nostro Paese, infatti, negli ultimi 10 anni il sesso femminile ha conquistato molte posizioni sul posto di lavoro. Nel complesso la crescita è stata di 6,2 punti percentuali, in netta controtendenza rispetto alla decrescita del genere maschile (-3,9%). Oggi, rispetto al passato, circa 1 manager su 6 è donna e quasi 1 su 3 è un quadro. Piano piano, quindi, l’Italia sta risalendo nella classifica di una statistica che, ahinoi, ci ha sempre visti agli ultimi posti. Si può parlare di una scalata rosa al potere, che certo fa piacere.

Tra Europa e Italia. Nonostante i numeri siano positivi, i dati medi dell’Europa sono ancora ben lontani: nel Vecchio Continente si stima che 1 manager su 4 sia di sesso femminile. Ma il recupero c’è e, rispetto al passato, le cose vanno decisamente meglio. Lo dimostra anche il numero di “cervelli” rosa che esportiamo: negli ultimi anni, il 44% degli italiani andati a lavorare all’estero sono donne. Sintomo di come anche l’educazione del genere femminile sia cresciuta molto. Il Rapporto poi, come anticipato, si focalizza anche sui dati geografici nel nostro Paese: le Regioni in cui le donne manager sono più presenti sono Lazio e Lombardia, rispettivamente al 19,7% e al 17,1%. Circa la carica di quadro aziendale, invece, spicca il Lazio con il 32,3%, seguito da Sardegna (31,6%), Valle d’Aosta (30,7%) e Lombardia (30%). Le provincie con il maggior numero di donne manager sono quelle di Pavia (28,6%), Roma (20,1%) e Milano (17,9%).

 

 

Sanità… in rosa. Un ultimo dato interessante messo in luce dal Rapporto Donne 2015, è quello relativo ai settori economici dove il genere femminile ha saputo maggiormente imporsi ai vertici. Al primo posto c’è l’ambito sanitario e dell’assistenza sociale, dove il 42,2% dei manager e il 50,8% dei quadri sono donne. Male, invece, il settore dell’edilizia e delle costruzioni: sono solo il 7,8% le donne dirigenti e il 14,9% le donne quadro.

Una delle principali contestazioni che è stata mossa però al nostro Paese è il fatto che, sul posto di lavoro, le donne guadagnino nettamente meno rispetto agli uomini, soprattutto a pari mansioni e ore di lavoro. Anche da questo punto di vista ci sono degli importanti passi avanti: il divario si sta infatti assottigliando anno dopo anno. In generale la retribuzione annua lorda media delle donne (27.890 euro) è inferiore del 6,7% a quella degli uomini (29.891 euro), ma si avvicinano sempre più.

La Boldrini fa certamente bene a preoccuparsi della parità dei sessi, ma forse la situazione è meno tragica di come viene dipinta. E soprattutto, come scrive Alessandro Genovesi sull’International Business Time, «una giovane donna, in procinto di essere licenziata per essere rimasta incinta, si sente forse rinfrancata dall’utilizzo di un articolo corretto? Oppure una lavoratrice che, a parità di mansioni e di competenze, percepisce uno stipendio inferiore del 10-20%, ha come principale pensiero l’Accademia della Crusca? Ovviamente no». Decisamente no. Ma, numeri alla mano, le cose stanno cambiando. Era ora.

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