I dati dell'Annuario pontificio

Boom di cattolici in Asia e Africa

Boom di cattolici in Asia e Africa
10 Marzo 2016 ore 13:00

Si chiama Annuarium Statisticum Ecclesiae, ed è il documento con cui la Chiesa, ogni anno, fa il conto dei propri fedeli e di diversi andamenti statistici. E i numeri del 2014, gli ultimi reperibili, sono piuttosto sorprendenti. I cattolici nel mondo, infatti, sono in netto aumento: l’ultima rilevazione parla di un miliardo e 272 milioni di fedeli, aumentati ben del 14,1 percento in un solo anno. Per intenderci, crescono più i cattolici dell’intera popolazione mondiale, che nel 2014 è aumentata del 10,8 percento. Complessivamente, dunque, la presenza cattolica del mondo è aumentata dello 0,5 percento, arrivando al 17,8 percento della popolazione globale. Un trend dovuto soprattutto all’Asia e all’Africa, che fanno da contraltare ad un’Europa, invece, sempre meno affezionata alla Chiesa romana.

 

Prima messa di Papa Francesco in Africa

 

Da un punto di vista geografico. Asia e Africa, dunque, sono i nuovi motori del cattolicesimo. Fra il 2005 e il 2014, nel Continente Nero i battezzati sono aumentati addirittura del 40 percento, mentre in Oriente del 20 percento. Incrementi, seppur più lievi, anche nelle Americhe (+11 percento), mentre in Europa ci si deve accontentare di uno striminzito +2 percento. Il 50 percento dei cattolici del mondo è nel Nord e Sud America, a riprova che quella che per secoli è stata la culla del cattolicesimo, l’Europa, sta vivendo in questi decenni un periodo di profonda crisi. In Asia, l’11 percento della popolazione è fedele alla Chiesa, secondo un trend che viene definito “moderatamente crescente”, mentre in Oceania sono il 16 percento e nel Vecchio Continente solo il 22,6 percento, in calo di ben tre punti rispetto al 2005.

 

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I dati su sacerdoti e vescovi. Ad oggi, nel mondo, ci sono 415.792 sacerdoti, fra diocesani e religiosi: un numero che è in flessione dal 2011 a causa, nemmeno a dirlo, dell’Europa: qui il numero di persone che scelgono di entrare nei seminari è calato dell’8 percento fra il 2011 e il 2014, e si tratta di un numero destinato a lievitare a causa dell’età media dei preti europei, decisamente elevata. Anche in Oceania c’è stato un calo, seppur lieve (-1,7 percento), mentre sono sbalorditivi i numeri di Asia e Africa: nella prima, sempre nel triennio considerato, i sacerdoti sono aumentati del 27,1 percento, mentre nella seconda addirittura del 32,6 percento, e sono tutti di giovane età, oltretutto. Discorso analogo per quanto riguarda i seminaristi, in aumento fino al 2011 e poi in lenta ma costante discesa. Un calo che riguarda tutto il mondo eccezion fatta per l’Africa, dove invece sono aumentati del 4 percento. Un numero che assume dimensioni ancora più rilevanti se si tiene in considerazione la statistica per cui in Africa ci sono 133 seminaristi ogni milione di cattolici, quasi il doppio che in Europa (66) e nelle Americhe (55). Un dato curioso riguarda l’aumento del numero dei vescovi, nonostante il calo globale di vocazioni: nel periodo esaminato, sono aumentati globalmente dell’8,2 percento, passando da 4.841 a 5.237 unità. L’incremento è stato marcato in Asia (+14,3 percento) e in Africa (+12,9), mentre in America (+6,9), in Europa (+5,4) e in Oceania (+4,0) i valori si collocano sotto la media mondiale.

 

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Tutti gli altri religiosi. Ampliando l’analisi a tutti quanti i consacrati, nel 2014 sono state contate 683 mila suore, 54 mila religiosi professi non sacerdoti e 44.500 diaconi. Quest’ultima categoria è quella in maggior espansione: nel 2005 erano 33 mila, e sono dunque aumentati del 33,5 percento nel giro di un decennio scarso. Ed è interessante notare come, questa volta, sia l’Europa a fare da locomotiva: da 11 mila a 15 diaconi fra 2005 e 2014. Anche in America la dinamica è stata analoga: nel 2014 il numero è salito a quasi 29 mila, da circa 22 mila nel 2005. Infine, per quanto riguarda il carico pastorale, cioè il numero di fedeli per sacerdote, i dati di mostrano che è nettamente cresciuto in Africa e nelle Americhe, mentre resta molto limitato in Europa. Visti i trend esposti, è facile pensare che si tratti di una statistica destinata a cambiare in fretta, in senso espansivo per le prime e in senso restrittivo per il nostro Continente.

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