Pensare positivo
LA NAZIONE BALCANICA IN FESTA

Bosnia: ci è voluto un secolo

Bosnia: ci è voluto un secolo
Pensare positivo 17 Giugno 2014 ore 11:00

Lunedì 16 giugno la Bosnia ha festeggiato. Nonostante la sconfitta con i forti argentini guidati da Messi (2-1) il popolo bosniaco era contento della prima ai Mondiali e pieno di speranze per una ripresa non ancora del tutto realizzata. Una grande speranza che ha preso avvio cent'anni fa quando il destino dell’arciduca Francesco Ferdinando è quello di essere l’erede al trono dell’impero austro-ungarico. E, sempre 100 anni fa, il destino di Gavrilo Princip, è invece quello di essere un irredentista serbo dal fervore nazionalista particolarmente acceso, talmente accesso da poter uccidere. Il secondo ammazza il primo, dunque, e l’assassinio diventa il perfetto grimaldello per dare il via ad una guerra, quella Prima e Grande, di cui noi tutti abbiamo schematizzato le alleanze e sottolineato in svariati colori le date sui libri di scuola. Ciò che più facilmente ci si dimentica, però, sono il mese e il luogo preciso in cui quella miccia esplode.E’ infatti nel giugno del 1914 che Francesco Ferdinando e Gavrilo Princip incrociano i destini sul ponte di Sarajevo e, senza nemmeno immaginarlo, restano segnati nella storia, cambiandola per sempre.

Lunedì notte 16 giugno, però, a quasi un secolo da quella miccia esplosa a Sarajevo, la capitale, così come tutta la Bosnia, sono state nuovamente messe in subbuglio, ma stavolta per una vittoria; certo, una vittoria simbolica, che non ha nulla a che fare con i numeri: perché al Maracanà di Rio de Janeiro, il tabellone segnava 2 a 1 per l’Argentina..Ma quello che porta la Bosnia a sentirsi vincente ha molto più a che fare col personale, che col Mondiale: dalla sua nascita nel 1995, infatti, la Nazionale di calcio bosniaca  aveva tentato di classificarsi per il torneo calcistico: ogni volta, puntualmente, senza mai successo. Ci prova nel 1998, aggiudicandosi però il quarto posto, senza quindi passare alla fase finale. E così nel 2002, nel 2006 e nel 2010, anno in cui viene eliminata nello spareggio contro il Portogallo: ogni quattro anni è sempre e solo quarto posto. Fino al 2014, a quest’anno, quando l’allenatore Safet Sušić, un vero e proprio eroe nazionale, riesce finalmente a portare la squadra alla qualifica e per la prima volta nella storia, la Bosnia può permettersi di seguire i Mondiali dall’interno, sventolando la propria bandiera.

Un ingresso che significa tanto per il Paese che, dopo la guerra tra il 1992 e il 1995, non si è mai ripreso del tutto. A ben poco era valsa nella pratica la stipula degli accordi di pace di Dayton, cerimonia durante cui l’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton aveva dichiarato che «finalmente i Balcani potevano passare dagli orrori della guerra alle speranze della pace». Ma un accordo non basta per rimettere le cose al proprio posto, soprattutto se si tratta di un accordo che sancisce ufficialmente quanto la guerra aveva sperato di ottenere: la divisione etnica. Per il 51% croata-bosniaca e per il 49% serba, la Bosnia Erzegovina, con i suoi 3.760.140 abitanti risulta essere oggi tra i paesi con il più alto livello di disoccupazione (solo lo scorso febbraio, la soglia di disoccupazione giunta al 44% aveva scatenato feroci scontri nelle piazze). La suddivisione etnica della Repubblica inasprita dalle rivendicazioni del conflitto crea inoltre una situazione di precarietà e di intolleranza che si ripercuote anche nell’ambito delle cerimonie nazionali: basti pensare che l’inno nazionale era inizialmente stato concepito senza parole, per evitare rivendicazioni linguistiche e che il testo sia stato aggiunto solo in un secondo tempo.

A proposito di destini, perciò, quello della Bosnia non si presenta facile, almeno per adesso: l’ingresso nei Mondiali non rappresenta altro che un piccolo passo verso la ripresa. Nonostante la prima sconfitta, la squadra non si lascia demoralizzare. Almeno secondo quanto dichiara il centrocampista Miralem Pjanić. Il quotidiano bosniaco Oslobodjenje riporta infatti che il giocatore, dopo la mancata vittoria di ieri sera contro l’Argentina, ha confermato: «Nutro buone speranze circa il passaggio della squadra al prossimo girone». La nazionale bosniaca se la dovrà vedere contro due ostacoli non certo insormontabili, ovvero la Nigeria il 21 e l'Iran il 25 giugno.