Pensare positivo
Lei non si è arresa

Camillo e Marilena, una storia d'amore (e di presepi) a Mozzo

Il marito è mancato lo scorso agosto, ma lei non si è arresa e ha raccolto alcuni volontari per realizzare la tradizionale natività in chiesa

Camillo e Marilena, una storia d'amore (e di presepi) a Mozzo
Pensare positivo Mozzo e Curno, 28 Dicembre 2022 ore 12:06

di Dino Ubiali

Questo è il primo Natale, dopo trent'anni, senza il presepe di Camillo, mancato lo scorso agosto. O meglio, il presepe in chiesa c’è anche quest’anno, ma senza la sua sapiente regia. La moglie, Marilena, ha preso il testimone e con un gruppo di volontari ha realizzato un'opera d’arte. La signora ha sempre accompagnato il marito nel corso di tre decenni con il suo tocco artistico ben miscelato alla maestria del consorte, esperto falegname.

Sì, perché Camillo non solo si occupava di preparare il Natale, ma con la sua esperienza ha realizzato anche altri lavori in chiesa, opere d’arte con il legno. Che sia stata la barca in scala reale con le vele e il vento in poppa, per una celebrazione liturgica, o le strutture portanti in legno dietro l’altare, o ancora delle semplici mensole della chiesa di Lourdes. Un altare a forma di barca con il fasciame bene in vista, o un’altra realizzazione importante, sempre con la collaborazione di altri volontari: il basamento in legno (che ora non c’è più) con la scalinata, per proiettare l’altare verso i fedeli, facendoli sentire parte della celebrazione eucaristica.

La storia di Camillo e Marilena però inizia molti anni prima, ben sessanta. Allora Camillo lavorava in una falegnameria in via Baioni a Bergamo. Un artigiano esperto, dalle cui mani uscivano manufatti di precisione molto apprezzati al tempo. Marilena, giovane quindicenne, originaria di Città Alta, trovò lavoro nella stessa falegnameria, reparto montaggio. «È stato il mio primo lavoro - ci racconta Marilena - scendevo da casa mia tutte le mattine verso la fabbrica vestendo abiti da lavoro come tutte le altre».

Ma l’ambizione di Marilena era un lavoro di concetto, in ufficio, e così tramite una conoscente ottenne un colloquio alla Sip. «Mi ero preparata con il vestito della festa perché dopo il turno di lavoro sarei andata al colloquio. Ma da via Baioni alla Celadina la strada era lunga e l'abito rischiava di sgualcirsi. Mia mamma mi disse: "Con tutti quei giovanotti che lavorano lì con te, ci sarà qualcuno che ti può accompagnare"».

Galeotta fu una sega circolare. «Alla fine della giornata dovevo tagliare alcuni pezzi di legno, ma la sega si era inceppata e un giovane impegnato su un modello di legno si offrì di sistemare l’inghippo». Era Camillo. «Riparato il macchinario, lo ringraziai e non so dove trovai l’ardire di aggiungere: “Mi darebbe un passaggio a Celadina con la sua moto questa sera?”». Camillo non ebbe nessun dubbio, «forse perché non mi aveva notata prima, visto che di solito ero in abiti da lavoro». Prima di lasciarla disse: «Che ne dice signorina se domenica mi fa visitare la sua bella Città Alta?».

Dopo cinque anni, i due ragazzi erano già marito e moglie. «Mio marito, modellista in legno, nonostante avesse già un diploma tecnico, la sera continuava a studiare, prima come disegnatore meccanico poi come progettista». Nacquero tre maschietti e Marilena, che da sempre aveva una vena artistica («Non chiamatemi pittrice che non ho i titoli») abbelliva la casa con piccoli dipinti prima per rallegrare i bambini, poi all’asilo e successivamente alle scuole, durante le recite, con scenografie o murales lungo le pareti scolastiche.

Così anche in chiesa, completando le opere di falegnameria del marito. Marilena disegnava angeli, fondali o anche piccole strutture in polistirolo per addobbare gli ambienti durante le celebrazioni. Dal 1992, con don Angelo Canova prima, don Davide Rota e don Giulio Albani poi, vennero incaricati, oltre che della realizzazione del presepe, anche di creare ambientazioni secondo le indicazioni dei parroci seguendo le varie celebrazioni del calendario liturgico.

Il presepe, con tantissime statuine ogni anno, cresceva sempre più con l’ingresso di nuovi personaggi messi lì dai fedeli. «Nei primi anni andavamo nel bosco sulla collina a raccogliere il muschio per la base del presepe, poi un po' per il clima più secco e un po' perché non si poteva più, abbiamo cercato di abbellire il presepe, oltre che con il muschio anche con della paglia, della segatura e uno spruzzo qua e là di bianco per dare più colore, ma anche per colmare la mancanza del muschio che con il tempo era andato a deperire. Quest’anno mi dispiaceva non farlo, ma grazie al supporto di Osvaldo, Egidio, Luigi, Miki, Giuseppe, Donatella e Rosy abbiamo realizzato il presepe di Camilo anche questo Natale».

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