Provare per credere

Lungo il Cammino di Santiago Quello che le guide non dicono

Lungo il Cammino di Santiago Quello che le guide non dicono
02 Maggio 2017 ore 07:30

Intraprendere il Cammino di Santiago è qualcosa di più e di diverso di una semplice impresa eroica con cui misurarsi dal punto di vista fisico. La conferma arriva da un pellegrino, don Manuel Belli, 35 anni ad agosto, originario di Brembate Sopra, che quel Cammino l’ha percorso più volte e che ha deciso di scrivere una guida… che non è una guida. Con la conseguenza che il titolo che da solo è tutto un programma: Quello che le guide non dicono.

Non è il suo primo libro, dato che giusto lo scorso anno ha pubblicato La trama della fede – piccola introduzione alla fede cristiana. Un autore che “si lascia leggere”, così come avviene con i ragazzi del Biennio del Seminario Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove don Manuel da educatore affianca i Cammini di vocazione, oppure con gli scout, cui è legato da sempre.

 

 

«Esistono – spiega il sacerdote ordinato nel 2009 – molte guide e molti diari di viaggio sul Cammino di Santiago Ma a cosa occorre pensare prima di leggere una guida? E cosa vale la pena trattenere prima di scrivere un diario di viaggio? Quello che le guide non dicono è un inno al cammino e ai segreti che esso è in grado di consegnare a chi si avventura per le strade che portano a Santiago di Compostela. Un po’ pre-guida, un po’ riflessione sul pellegrinare, un po’ resoconto di viaggio, un po’ racconto e niente di tutto ciò: di questo si tratta, se vuoi avventurarti tra queste pagine. Che vorrebbero accompagnarti nel momento più delicato del pellegrinaggio: deciderlo! Perché non sarà la strada per Compostela a fare di te un pellegrino: quella potrebbe farti sportivo, podista, avventuriero, vagabondo. Il pellegrinare è un’altra cosa, e si decide nel cuore. E non è detto che lo dovrai decidere prima di partire: per questo questa pagine possono servire anche durante e dopo il Cammino. Pagine semplici e umili: perché quando si tratta di decisioni del cuore occorre solo sussurrare qualche parola, non di più. Ma pagine che vorrebbero essere un po’ graffianti».

 

 

Il libro Quello che le guide non dicono è in vendita su Amazon ed è promosso con il semplice (ma efficacissimo) passaparola. Per dirla con Fabrizio De André verrebbe d adire che «…una notizia così originale, non ha bisogno di alcun giornale, come una freccia dall’arco scocca e vola veloce di bocca in bocca». Sui social c’è anche una pagina Facebook che ha l’identico titolo del libro e offre il senso dell’opera e, soprattutto del Cammino. Un post esemplare? eccolo.

«Vorrei ricordarti che il Cammino Francese non è l’unico, e se vorrai andare a Santiago potrai scegliere diversi percorsi. Ogni cammino ha la sua etichetta: il North è quello paesaggisticamente bello ma un po’ più faticoso, il Primitivo è quello faticoso e pieno di montagne, il Francese, beh… è il Francese!, il Portoghese e quello della Plata è quello dove fa caldo e l’Inglese,… ma perché esiste? Scusami questa carrellata simpatica di pregiudizi da cammino. Lasciami però condividere una cosa che mi piace da morire! Ossia che alla stessa meta ci si può arrivare per cammini molto diversi, e nessuno vale più di un altro. Quanto troverai insopportabile chi ti disprezzerà perché hai fatto solo 300 km! Forse la vita va un po’ così: sarebbe davvero bello che riuscissimo a valorizzare le differenze dei modi e degli stili di cammino. Se riuscissimo, sarebbe proprio un bel colpo!».

Quello che le guide non dicono è in sostanza «la lettera di un pellegrino a un altro pellegrino», non certo un vademecum geo-referenziato o una scorciatoia per arrivare alla meta meno provati. Anzi: provare, per credere.

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