La provocazione

E se, come canta la Nord veramente «vinceremo il tricolor»?

E se, come canta la Nord veramente «vinceremo il tricolor»?
Pensare positivo 18 Luglio 2018 ore 08:40

Ora, seriamente pensate sia possibile “vincere il tricolor”, come cantano i tifosi allo stadio e alla Festa della Dea? C’è almeno una piccola possibilità di poter pensare sul serio di vincere qualcosa con l’Atalanta di Gasperini? Siamo alla vigilia della terza stagione con il tecnico di Grugliasco in panchina e la sensazione è che il progetto viaggi spedito verso qualcosa di grande. Sì, ma cosa?

 

Foto Atalanta.it

 

Le certezze: a Bergamo un progetto unico. Nonostante qualche intoppo, frizioni di mercato e difficoltà oggettive che pian piano si riescono a superare, il progetto Atalanta targato Percassi-Gasperini è una cosa che non esiste nel panorama italiano. La più grande tra le provinciali si sta consolidando in Serie A, è tornata in Europa e ha comprato lo stadio come nessuno ha mai fatto in Italia. I muri non giocano, dicono i più distaccati, ma le fortune di una società modello passano anche dall’impianto di proprietà per una serie infinita di motivi. Calcisticamente parlando, Bergamo si sta trasformando da tappa intermedia verso altri lidi ad approdo interessante per farsi notare a livello internazionale. Rispetto al tempo in cui Bonaventura passava al Milan per giocare le coppe, oggi ci sono ragazzi come Gomez, Ilicic, Zapata, Freuler e molti altri che prima di cambiare o di non accettare la Dea ci pensano molto bene. Il tecnico vuole sempre vincere, è ambizioso e fosse per lui ne prenderebbe subito sei o sette per arrivare al massimo, ma tutti, Gasperini compreso, hanno ben chiaro che il segreto è fare un gradino alla volta perché solo così si evitano cadute rovinose.

 

 

Il segreto: nessuna pressione, siamo in paradiso. Rispetto a tutte le altre squadre che abitano normalmente la parte sinistra della classifica, l’Atalanta ha un vantaggio enorme: nessuna pressione per la vittoria. Quando un ambiente dimostra il suo attaccamento nel giorno di una retrocessione dopo un anno da ultimi in classifica (2005) è chiaro che tutto può accadere e le pressioni stanno a zero. Due anni fa c’era quella di tornare in Europa, l’anno passato quella di dover ben figurare e magari tornarci e oggi che la Dea per il secondo anno di fila giocherà anche al giovedì non ci sono obblighi né asticelle già fissate. «Pensiamo prima di tutto a salvarci» non è l’obiettivo di un presidente che sogna poco ma è l’essenza del pragmatismo bergamasco. Niente è dovuto o scontato se l’anno prima hai fatto bene, per arrivare a 60 o 70 o 100 punti si passa sempre da 40 e la variabile è il tempo: prima lo fai e più possibilità hai di arrivare in alto. Le big hanno fatto grande mercato per vincere, la Lazio e la Fiorentina devono vincere per tornare grandi, il Milan deve vincere per scrollarsi di dosso i problemi societari, il Torino e la Sampdoria devono vincere per uscire dall’anonimato. E L’Atalanta? Nessun obbligo di vittoria e quindi mente sgombra con tanta forza al seguito di Gasperini.

 

 

La profezia: «Prepara ago e filo». Quel coro “Vinceremo il tricolor” è ovviamente una provocazione, una goliardata, ma tanti tifosi, più o meno apertamente, credono davvero che con Gasperini si possa vincere qualcosa. Che sia la Coppa Italia o lo Scudetto piuttosto che l’Europa League o “semplicemente” un piazzamento in Champions non è importante, già il fatto di fare certi pensieri dimostra che il vento, all’ombra di Città Alta, è completamente cambiato. Qui non si tratta di sognare ma di vivere la realtà: fare meglio di quanto fatto dalla Dea nelle ultime due stagioni significa andare molto vicini a vincere qualcosa. Lo dicono i fatti. In queste sere, alla Festa della Dea, l’aria è elettrica. Il Bocia, tra una birra e l’altra, ha ripetuto una frase che mi aveva già detto qualche tempo fa: «Fabio, tua mamma fa la sarta. Dille di preparare ago e filo». Lui crede davvero che qualcosa di grande possa accadere. Io non lo so se è da pazzi pensare certe cose, magari tra tre mesi saremo qui a commentare una partitaccia a Frosinone e un ultimo posto in classifica perché il calcio è strano e non ha regole. Però c’è qualcosa nell’aria che mi fa pensare che ci sarà una stagione da urlo. E non lo dico per il tridente Ilicic-Zapata-Gomez o perché arriverà qualche colpo ad effetto. Che sia ora o tra un paio d’anni è difficile dirlo, sicuramente hanno ragione quelli che cantano l’Atalanta e sostengono che «uniti, non ci può fermare niente». Avanti Atalanta, giochiamocela senza paura.

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