Cooperativa «La Bussola»

Una chance lavorativa per i disabili dalle trattorie agli scaffali Decathlon

Una chance lavorativa per i disabili dalle trattorie agli scaffali Decathlon
01 Febbraio 2017 ore 10:30

A Dalmine, il servizio territoriale disabili «La Bussola» ha deciso di avvicinare alcuni dei suoi ragazzi al mondo del lavoro attraverso un progetto socio-occupazionale sostenuto dalla trattoria Sole di Mariano e dalla Decathlon di Curno. Sono infatti queste le due imprese dove, una volta a settimana, alcuni dei ragazzi della Bussola hanno a che fare con le responsabilità previste da una «quasi» professione.

«Nel contesto di cui entrano a far parte svolgono delle piccole mansioni, in autonomia relativa, perché c’è sempre un referente che li segue, quindi non sono mai lasciati completamente soli», racconta Monica Cella, una delle educatrici della struttura. «Questa è per noi una grande missione, quella di preparare i nostri ragazzi affinché siano in grado di affrontare il mondo del lavoro o quanto meno in grado di affrontare progetti socio-occupazionali in contesti produttivi del territorio». Il progetto, che attualmente vede coinvolti sette degli ospiti della Bussola, ha preso ufficialmente il via lo scorso settembre, anche se sono ormai diversi anni che gli educatori del servizio disabili di Dalmine tentano di metterlo in pratica. «Per noi era importante cercare situazioni ideali dove potessimo aiutarli a sviluppare abilità di tipo lavorativo ma era difficile trovarle. Le imprese spesso non sono ben consapevoli di quello a cui vanno incontro, è comprensibile che temano di gravarsi di oneri importanti».

In realtà, le aziende che ospitano i ragazzi non vanno incontro ad alcuna spesa. L’unica fonte di energia che è loro richiesta consiste nell’individuare un referente, le adeguate mansioni da affidare ai ragazzi e uno spazio fisico in cui permettere loro di agire serenamente. Tutto il resto, l’accompagnamento, il monitoraggio costante e la copertura assicurativa è portato avanti dagli educatori della Bussola e dal Comune di Dalmine.

«Una volta che siamo riusciti a trovare i contesti adeguati alle nostre esigenze, abbiamo creato una piccola squadra di lavoro, composta da tutti quegli utenti che presentano delle disabilità ma anche buoni margini di autonomia. Un nostro educatore li affianca durante i pomeriggi di lavoro per aiutarli ad acquisire tutte le abilità necessarie, stende un vero e proprio mansionario in cui vengono elencati tutti i loro compiti e i vari turni, in modo che ognuno di loro possa apprendere le competenze previste dall’incarico».

Per esempio, alla trattoria Sole di Mariano un’educatrice si presenta con tre delle ragazze ospiti, ogni lunedì pomeriggio, e insieme si occupano del lavoro di sala, sparecchiano dopo il pranzo e apparecchiano per il pasto successivo. Per ora, quindi, non è previsto un contatto diretto con la clientela, anche se il primo grande successo non si è fatto attendere: a breve una delle ragazze sarà infatti lasciata da sola a gestire le mansioni che ormai ha appreso. E se questo è il mondo della ristorazione, diverso invece è il contesto della Decathlon di Curno, che ha immerso i ragazzi della Bussola nella realtà del grande negozio: «In quel caso si trovano a dover riordinare i capi d’abbigliamento, a piegare, a preoccuparsi di riassortire gli scaffali, sempre con la presenza dell’operatore».

In entrambi i casi, non si tratta ovviamente di un lavoro gratuito, ma di attività cosiddette ergoterapiche: «Nonostante abbiamo cercato di gravare il meno possibile, le aziende sono state davvero disponibili, hanno offerto ai ragazzi tutto l’occorrente necessario per mettersi alla prova. Noi la pensiamo come una palestra di vita per loro. Anche se, attraverso tanti piccoli passi si arricchiscono entrambi, sia il contesto che i ragazzi che lo sperimentano». Il vero obiettivo? Far sì che i ragazzi siano in un futuro pronti a essere lasciati in autonomia. «I nostri utenti sono felicissimi di poter vivere questa sfida. Per quanto qui, alla Bussola, loro si divertano e usufruiscano di proposte molto variegate, l’idea di poter far qualcosa all’esterno, qualcosa che loro avvertono come utile per la comunità è davvero esaltante. Lì non c’è la protezione di cui dispongono qui, sono messi alla prova davanti a tantissime variabili inaspettate. È soprattutto grazie a questo che sono stimolati nella loro capacità di adattamento».

La speranza, adesso che l’esperienza ha preso il via, è che tra le altre aziende possa prendere vita un passaparola, che l’orizzonte della collaborazione si espanda anche a diversi settori lavorativi: «Ci piacerebbe aprire un altro filone che comprendesse le mansioni di segretariato. Ovviamente, ciò che è fondamentale, è che l’azienda sia disponibile e che presenti le condizioni ideali per una collaborazione socio-occupazionale».

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