Alà, cór!

Chi va a correre, in fondo, è un po’ una bestia: ecco quale

Fenomenologia semiseria dei runner in forma zoologica. Il premio per l’eleganza va all’airone: oltre i cinquanta, magro come un chiodo, etereo

Chi va a correre, in fondo, è un po’ una bestia: ecco quale
06 Marzo 2020 ore 10:00
di Marco Oldrati

Macché gazzelle e ghepardi. Se andate in giro a scrutare chi corre vedrete una “Fattoria degli Animali” al gran completo, con annessi e connessi da negozio di cuccioli e pet therapy. Cominciamo? Le due caratteristiche dell’animale corridore secondo Linneo sono il grado di socievolezza (solo, in coppia, in compagnia) e la rumorosità (da “etiope”, cioè pressoché nulla, a “infradito”, cioè tipo Viale Ceccarini a Rimini post discoteca).

Quindi cominciamo dall’animale più elegante, l’airone: età media oltre i cinquanta, magro come un chiodo, etereo e leggermente sognante, solitario, suda garbatamente e la sua falcata ti fa gridare all’Altissimo “ma perché io ho le gambe così corte?”. Tiene lo stesso ritmo inavvicinabile dal primo all’ultimo dei non meno di diciotto km che percorre.

Seguono le lepri, che a differenza dell’airone corrono in piccoli gruppi: non le senti arrivare, felpate, ma quando ti passano via, silenziose e concentrate, ti domandi se ce l’abbiano con qualcuno oppure semplicemente stiano risparmiando le calorie dei movimenti facciali, memori del fatto che se Zatopek l’avesse saputo oggi i suoi record sarebbero ancora imbattuti. Giovani, sotto i trenta, non bevono alcoolici la sera prima della corsa.

I bufali arrivano poco dopo, branchi tendenzialmente più numerosi e anche abbastanza eterogenei: bufali giovani sfottono, bufali anziani che smoccolano, bufale grintose disdegnano la produzione o la degustazione di mozzarelle e si fanno di aminoacidi ramificati: spesso portano la stessa divisa e si controllano l’un l’altro in maniera cameratesca. Il lessico non è forbito.

Le gallinelle, normalmente in numero massimo di cinque, un po’ trottano, un po’ passeggiano: quando trottano sono silenti, quando l’andatura decade al passo pigolano che nemmeno i loro pulcini: riconoscibili per la vena discretamente polemica, sono la versione atletica delle Desperate Housewives, colori sgargianti e abbinamenti di nuance ton sur ton come se invece che sugli sterrati fossero in via Montenapoleone.

Ed ecco a voi Pongo e Peggy, il corridore e la corridora. Non smettono un minuto di contarsela su: lui ha qualche anno più di lei, “l’è dré che l’ghe proa” (“ci sta provando”), perché putacaso lei è graziosa, anche truccata qualche volta. Non vanno forte ma nemmeno piano. Lui le racconta di grandi imprese, ma l’impresa eccezionale è arrivare al traguardo dove lui le darà il resoconto della corsa dal suo smart watch nuovo di pacca.

Poi ci sono le gatte sul tetto che scotta, personaggi che mi piacerebbe capire come fanno: sembrano scappate da un casting per Vogue. Non sono anoressiche, no, ma ai ristori hanno l’aria di dire “dove sono i pasticcini alla quinoa?”, e tu che le avresti volute incontrare la sera prima al bar invece che vedere le facce dei soliti amici brizzolati e appesantiti te le ritrovi qui che ti sorpassano… e nemmeno ti filano.

C’è un’altra coppia, ma si tratta di tacchini, tacchino stagionato che ha passato indenne la Festa del Ringraziamento e tacchino che era all’ingrasso ma per sopravvivere al prossimo Ringraziamento ha deciso di dimagrire. Quello “stagionato” ha in media una decina o quindicina d’anni più dell’altro, è reduce da mille battaglie e prodigo di consigli che l’altro ascolta con aria attenta per i primi cinque chilometri. Poi comincia a correre lanciando le piante dei piedi in avanti e sperando che il traguardo sia dopo la prossima curva.

Una specie nuova è quella delle gru, che procedono sospinte dai loro lunghi trampoli: sono i nordic walker, quelli che in italiano camminano con i bastoncini. Anche loro sono animali da branco, di età oltre il mezzo del cammin (…) di loro vita, simpaticamente dediti ad occupare l’intera larghezza della carreggiata e a dilettarsi in conversazioni controverse e ciacolanti su Atalanta, politica, brasati e vino buono.

Ultimo ma non ultimo la formica, spesso curiosamente solitaria: procede in economia, risparmiando fiato, smorfie, saluti o altro: in alcuni casi è l’anziano del villaggio, supera anche la settantina ma procede con una precisione e una compostezza invidiabili, calcola le calorie senza bisogno di software e arriverà al traguardo meno stanco di me, mi guarderà e mi dirà “Ades an va a cà che gh’è i me neuc che i me speta”.

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