Dare tutto in cambio di niente

Il circolo di “innamorate anonime” Perché ogni rospo non è un principe

Il circolo di “innamorate anonime” Perché ogni rospo non è un principe
13 Dicembre 2017 ore 10:15

Bergamasche che amano troppo. Ogni settimana si incontrano per condividere le loro storie, raccontare le loro sofferenze, aiutarsi a capire quando bisogna dare un taglio a relazioni squilibrate in cui si perdono autostima, fiducia e sorriso. Un circolo di “innamorate anonime”, che si dà appuntamento al Consultorio Scarpellini di Bergamo. Un gruppo di mutuo aiuto, proprio come per chi è uscito da altri tipi di dipendenze: alcol, gioco, droga. Con una differenza, però: di solito a fare da guida è una persona che ha avuto quello stesso in problema in passato e lo ha superato, ma non ha una preparazione specifica in campo psicologico.

Una fiaba terapeutica. In questo caso, invece, la dottoressa Stranamore in versione orobica è la psicoterapeuta Maria Chiara Gritti. Da dieci anni si occupa di love addiction, ovvero «quella strana cecità del cuore che porta a scambiare ogni rospo per un principe, a cui dare tutto in cambio di niente». Dalla sua esperienza è nata anche una favola, La principessa che aveva fame d’amore. Come diventare regina del tuo cuore, in libreria per Sperling & Kupfer (224 pagine; 15,90 euro). La protagonista è Arabella: una giovane che, pur essendo capace, intraprendente e piena di talenti, è pronta a sacrificare la sua allegria, la sua curiosità e i suoi stessi bisogni pur di compiacere i genitori e sentirsi apprezzata. Cresce con l’idea che l’amore non è gratuito, ma va guadagnato. Ma la sua fame d’amore grida dentro di lei e la porterà a intessere relazioni dannose, prima di trovare il principe giusto.

 

 

Il corso per “innamorate anonime”. Una favola terapeutica, efficace e originale, come innovativo è il percorso di guarigione dalla dipendenza amorosa ideato da Maria Chiara Gritti. Due volte all’anno, a settembre e a gennaio, al Consultorio prende il via il corso DipendiAmo. Donne che amano troppo. Dal 2007 a oggi circa 130 donne hanno chiesto aiuto. «È un ciclo di 13 incontri – spiega Gritti –. Quando ho iniziato il gruppo era poco numeroso: 4-5 partecipanti, oggi siamo sempre 13-14. Mi baso su un protocollo breve strategico in cui incorporo strategie sistemico-relazionali. L’obiettivo è stimolare la consapevolezza del disagio e favorire l’indipendenza emotiva». In che cosa consistono le attività da svolgere? Per esempio, si disegna il genogramma, ovvero la mappa simbolica a colori della propria famiglia, per capire il ruolo e la presenza avuta dai diversi membri. Oppure, con l’aiuto di una compagna, si realizza una scultura umana che rappresenti il proprio rapporto di coppia, incastrando i corpi come quando si gioca a Twister. «Sono strategie, queste, che, inconsciamente, svelano molto della propria interiorità».

Il percorso di recupero non finisce qui. Per chi ha terminato il livello base, c’è quello avanzato per «donne che hanno smesso di amare troppo e vogliono rafforzare l’autostima». Dieci lezioni per chi vuole lavorare ulteriormente su se stessa e avere un accompagnamento per le relazioni future. «Dallo scorso anno ho introdotto un ritrovo annuale per le ex dipendenti d’amore: ci si confronta e si mantengono i legami che si sono creati». E, se qualcuna dovesse avere una ricaduta, c’è il pronto intervento.

 

 

Qualche storia. L’età media delle partecipanti ai gruppi va dai 25 ai 60-65 anni, perché per l’amore non è mai troppo tardi: «La fascia più significativa è però quella intorno ai 35-45 anni, quando la relazione affettiva diventa centrale nella vita di una donna». Così c’è Giovanna (nome di fantasia), che si è presentata al Consultorio a 47 anni, abbandonata dal marito dopo 26 anni di matrimonio con due figli: lei lo ha “salvato” quando lui aveva problemi di tossicodipendenza e gli è sempre stata accanto come una mamma, ma lui un giorno ha deciso che questo rapporto non gli bastava più e se n’è andato, lasciandola con un profondo senso di inutilità per i sacrifici fatti durante la vita insieme. Sul lato opposto c’è la 45enne Erica, anche questo nome di fantasia: non si è mai sposata e ha alle spalle una decina di relazione insensati, in cui donava tutta se stessa per poi essere regolarmente lasciata nel giro di un anno da partner che vivevano la sua presenza come “pesante”.

E gli uomini? Ma solo le donne sono dipendenti affettive? «Gli uomini sviluppano altri tipi di dipendenze: gioco, alcol, lavoro… E si aggrappano alle dipendenti affettive in un incastro patologico in cui restano fondamentalmente bambini. Oppure ci sono uomini narcisisti, distanti emotivamente, che si fanno amare restando sul piedistallo». La favola di Maria Chiara Gritti sta però smuovendo qualcosa: «Da quando è uscito il libro, inaspettatamente sto ricevendo moltissimi riscontri maschili. Pur essendo la dipendenza affettiva una tematica femminile, il cambiamento dei ruoli che caratterizza la società attuale sta facendo emergere le fragilità e le insicurezze emotive degli uomini. Forse anche loro si stanno accorgendo di avere bisogno di supporto». E chissà che presto a Bergamo non arrivi anche il circolo per gli “innamorati anonimi”.

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