Primi segnali positivi

Confindustria adesso si sbilancia «Dal 2015 inizia la ripresa»

Pensare positivo 27 Novembre 2014 ore 19:20

Confindustria si sbilancia: nel 2015, si potranno cominciare a notare i primi segnali di quella ripresa economica e occupazionale su cui Europa e Renzi tanto stanno lavorando da alcuni mesi a questa parte. Una voce fuori dal coro, quella del salotto degli industriali italiani, corroborata però dai, seppur lievissimi, miglioramenti degli ultimi tempi, che infondono fiducia per l’anno a venire.

In arrivo tempi migliori. Come ogni tre mesi, il Centro Studi di Confindustria emette un documento di resoconto e di prospettive circa la situazione italiana del mondo dell’economia e del lavoro. E, dopo mesi di proclami apocalittici, finalmente si scorgono all’orizzonte lidi più sereni di quelli degli ultimi anni. Anzitutto, per quanto riguarda i dati sul Pil, dopo la recessione degli ultimi trimestri che variava fra lo 0,1 e lo 0,2 percento, per l’ultimo periodo del 2014 è prevista crescita zero, ma nemmeno alcun segno negativo: un buon punto di partenza, secondo lo Studio, per il 2015, che certifica un arresto della recessione e una possibile nuova fase di implemento economico. Nell’insieme quindi, i dati disponibili puntano a un Pil invariato nel quarto trimestre, stima che deve trovare conferma nei numeri prossimamente in uscita.

Come vanno le imprese e il commercio. La produzione industriale, dopo il preoccupante -0,9 percento di settembre, ha fatto registrare un recupero pari allo 0,4 percento nel mese di ottobre. L’indice PMI composito del Paese (si tratta di un indicatore che mette in relazione dati di spesa e ricavo delle imprese) ha finalmente ricominciato ad espandersi, grazie al miglioramento dei servizi e nonostante il calo del ramo manifatturiero.

Buone indicazioni arrivano anche dal commercio: l’export, in settembre, è aumentato dell’1,7 percento, praticamente al pari dell’import (1,6 percento); visti però i dati fortemente negativi dei mesi precedenti, il terzo trimestre si è chiuso con un complessivo -0,5 percento in termini di entrate, ma perlomeno si sta assistendo a segnali di ripresa, soprattutto considerando che, nel quarto trimestre, per quanto riguarda i commerci al di fuori dell’area dell’euro, arriveranno notevoli benefici derivanti dal calo subito dal valore della moneta unica negli ultimi tempi.

I dati di lavoro e occupazione. Per quanto riguarda l’occupazione, l’Italia ha mostrato in settembre i primi sintomi di recupero: aumento di 82 mila posti occupati rispetto ad agosto, con un complessivo +0,2 percento del terzo trimestre rispetto al secondo. In salita dalla primavera 2014 il numero dei lavoratori interinali, il cui andamento di solito anticipa quello degli occupati totali. Salgono però le intenzioni delle imprese di ridurre la manodopera nel quarto trimestre, forse rinviando le assunzioni in vista di cambiamenti normativi.

Sarà questo un importante banco di prova per la riforma del lavoro che a breve diverrà operativa, il Jobs Act: l’inversione di tendenza delle intenzioni dei datori di lavoro dipenderà moltissimo dal giudizio sulla nuova legge. Ad oggi, il tasso di disoccupazione resta comunque alto (12,6 percento), ma comunque in linea con il resto dell’Eurozona, se non addirittura migliore: elevatissimo in Spagna (24 percento), seppur in lenta riduzione dal picco di febbraio 2013 (26,3), alto in Francia (10,5), ai minimi in Germania (5 percento), questi ultimi entrambi stabili.

Il ruolo delle riforme. Lo Studio di Confindustria sottolinea poi come le riforme strutturali, quali quelle che si sta cercando di attuare in Italia, abbiano solitamente un impatto se non addirittura sul lungo periodo, quantomeno sul medio; eppure, nonostante questo, nell’immediato rispondono alla domanda di cambiamento del Paese, in una sorta di effetto psicologico che restituisce la fiducia necessaria nel rilancio di consumi e investimenti.

Infine, rispetto al piano di rilancio dell’economia continentale presentato dal Presidente della Commissione Europea Juncker, il giudizio è ancora incerto, dati i diversi punti oscuri del progetto, ma, qualora dovesse effettivamente avere un esito positivo, anche l’Italia potrebbe trarne un corposo giovamento.

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