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Storie di speranza

«Così racconto nelle mie poesie l’incubo dell’anoressia»

La storia della poetessa trevigliese Daniela Tozzi, 23 anni, che ha pubblicato recentemente il suo nuovo libro "Fiore di loto"

«Così racconto nelle mie poesie l’incubo dell’anoressia»
Pensare positivo 05 Aprile 2021 ore 01:21

Era finita nel dramma dell’anoressia. Una discesa negli inferi da dove, dopo una lunga e faticosa risalita, ne è uscita più forte grazie anche e soprattutto alla sua forza di volontà. Una vicenda personale che Daniela Tozzi, 23enne trevigliese, ha racchiuso in un libro di poesie dove affronta anche i temi legati alla pandemia di Covid-19, ma ci sono anche critiche ai suoi coetanei e versi sull’amore non ricambiato, come riporta il Giornale di Treviglio.

Fiore di Loto: la rinascita di Daniela

Il titolo della sua opera, pubblicato all’inizio del 2021, è non a caso «Fiore di Loto». «E’ il simbolo della rinascita – ha sottolineato la giovane autrice – che fa da filo conduttore alla mia esperienza personale, ma non solo. Ne è un esempio la pandemia che stiamo vivendo. Il fiore di loto è il simbolo dell’essere forti nel superare le difficoltà. E tutto parte dalla nostra volontà. E’ un fiore che affonda le radici nel fango, ma ha i petali bianchi. E anche noi possiamo trasformare la sofferenza in positività».

Come farlo? Mettendo al servizio degli altri le esperienze personali e incoraggiare chi sta affrontando situazioni simili a superarle. «Solo così possiamo attribuire un significato positivo alle nostre sofferenze», ha sottolineato Daniela Tozzi. La giovane poetessa, nata e cresciuta a Treviglio, è caduta nell’incubo dell’anoressia tra i 13 e i 14 anni.   Dopo un breve periodo di cura in ospedale e un lavoro su se stessa, è riuscita pian piano a lasciarsi alle spalle quel periodo grazie anche alla scrittura di versi. La sofferenza – come viene spiegato nel volume – le insegna due valori molto importanti: la forza di volontà e la speranza, ideali che si incarnano in Nausicaa, personaggio mitologico da cui ha deciso di prendere il suo nome d’arte.

Intervista completa sul Giornale di Treviglio in edicola, oppure QUI

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