Intervista a Laura Adele Feltri

Costretti a starci, ma la nostra casa è una parte di noi. Riscopriamola!

Costretti a starci, ma la nostra casa è una parte di noi. Riscopriamola!
15 Aprile 2020 ore 10:30

La casa è un argomento particolarmente attuale in questo periodo in cui tutti ci dicono: restate a casa! Certo, sì. Ma quale casa? E, in questo momento in cui la stiamo vivendo intensamente, le caratteristiche della nostra abitazione ci soddisfano? Ne abbiamo parlato con Laura Adele Feltri, agente immobiliare, docente di materie giuridiche in materia di casa.

Che cosa ne pensa di questo momento segnato dal “#Iorestoacasa”?

«L’#iorestoacasa è stata una grande idea perché unisce il concetto di casa come edificio a quello di casa come rifugio, quindi sinonimo di riparo, di sicurezza. Certo, quello che più conta, al di là dell’aspetto concreto dell’edificio, è la qualità di chi abita la casa, e la qualità delle relazioni che si intessono fra i diversi componenti, familiari, amici, studenti che siano».

Secondo lei è possibile “riscoprire” la propria casa?

«Sì. Possiamo ricordare emozioni che certi oggetti ci hanno regalato, la loro storia perché ciascun elemento è stato acquistato oppure è arrivato in regalo in un certo momento. Ritroviamo oggetti che abbiamo accumulato, che magari non ci servono e allora possiamo pensare a regalarli perché magari servono a qualcuno altro».

Quali stanze della casa sono più vissute in questo momento?

«Ho fatto una piccola indagine sentendo amici e contattando i clienti dell’agenzia per sapere come stiano. Il soggiorno, per gli uomini, è lo spazio più ambito perché sovente è munito di un grande televisore, ma anche lo studio dove poter lavorare a casa: angolo sacro che è vietato molto spesso anche alla moglie se non per fare sommarie e rapidissime pulizie. Altra stanza molto rivalutata è la camera da letto per i figli dove poter videochiamare per ore gli amici; e anche per i genitori che possono finalmente parlarsi o litigare lontano da orecchie indiscrete».

Laura Adele Feltri

La cucina è il regno della donna?

«La cucina resta appannaggio di molte donne che riscoprono le ricette delle nonne (non a caso il lievito è stato, con la farina bianca, l’alimento più comprato in queste settimane…); ma se la cucina è abbastanza ampia diventa anche un luogo di famiglia che aiuta la riscoperta dello stare assieme, magari sperimentando nuove ricette (internet ci viene in aiuto); è un luogo dove i figli più piccoli si trovano volentieri per fare i compiti, godendosi la compagnia della mamma che è indaffarata ai fornelli. Ma anche tanti uomini amano stare in cucina, magari per cucinare quella particolare pietanza che da bambini mangiavano con tanto gusto e che adesso vorrebbero riassaporare».

Il bagno è un luogo conteso?

«Nella prima settimana in tanti hanno passato tutto il giorno in pigiama e il bagno lo hanno trascurato. Dalla seconda settimana, le cose sono cambiate, il bagno è diventato un luogo di benessere, soprattutto per mamma e papà. Per i figli è diverso. Non uscendo, non andando a scuola, hanno smesso di farsi due docce al giorno, per la gioia dei genitori che non devono più urlargli che, di quel passo, finiranno tutta l’acqua del vicinato. Le donne ne hanno approfittato anche per fare minuziose pulizie, pensando così di far fuori anche il maledetto virus. E poi, in diversi, si concedono lunghi bagni in vasche di acqua bollente con schiume profumate, musica in sottofondo da ascoltare ad occhi chiusi, curando sia il corpo sia l’anima».

Ci sono anche quelli che non restavano mai a casa.

«Sì, sono persone che hanno vissuto la casa molto poco, soprattutto per lavoro. Per loro l’abitazione è sempre stata più che altro il pensiero del mutuo (a proposito: ho spiegato sul giornale di settimana scorsa come fare per sospenderlo fino ad un massimo di 18 mesi; ricordo che è un diritto che abbiamo e non una facoltà della banca). All’inizio vivranno la casa come una gabbia, ma poi si adatteranno, magari con qualche giretto in più in cantina o in garage, magari scoprendo che è bello lavarsi l’automobile…».

Poi c’è pure la cantina, spesso dimenticata…

«Sì, qualcuno si inventa di andare a controllare la cantina e allora iniziano una vera ispezione e si riscoprono vecchi oggetti e con loro i ricordi. Vecchie e nuove passioni si intrecciano. Gli sci, le bici, la moto, i giochi… Ti tornano in mente tante cose. Magari da una visita in cantina può partire la telefonata a un amico che non si sente da anni».

È un momento di riscoperta della casa, ma anche di una parte di sé.

«Sì, io la penso così. Adesso siamo chiamati ad un grande cambiamento: vivere la casa e averne cura, in modo del tutto particolare. Ecco, io penso che diventi anche un atto d’amore verso noi stessi e verso le persone che la abitano insieme noi. Se noi amiamo la nostra casa, anche lei amerà noi».

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