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Dimesso dal Papa Giovanni il 53enne sottoposto a un doppio trapianto di polmoni

L'uomo, in condizioni gravissime, è stato sottoposto all'intervento chirurgico il 19 marzo, nell'apice dell'emergenza sanitaria. Ora proseguirà il recupero in un centro riabilitativo

Dimesso dal Papa Giovanni il 53enne sottoposto a un doppio trapianto di polmoni
Bergamo, 10 Giugno 2020 ore 11:53

Il 19 marzo scorso, nell’apice dell’emergenza Covid a Bergamo, era stato sottoposto ad un doppio trapianto di polmoni all’ospedale Papa Giovanni XXIII. Lunedì 8 giugno il paziente, un uomo di 53 anni affetto da fibrosi polmonare, è stato dimesso.

L’uomo era stato ricoverato nel reparto di pneumologia il 14 febbraio. Il progressivo peggioramento delle condizioni di salute, in pochi giorni, hanno portato l’uomo in terapia intensiva: era il 23 febbraio, la prima domenica dell’emergenza sanitaria e il primo giorno in cui all’ospedale di Bergamo iniziavano ad arrivare i pazienti positivi al virus.

Il 2 marzo il 53enne è stato sottoposto a tracheostomia e i suoi polmoni, ormai fuori uso, sostituiti da un ventilatore meccanico. Per salvare la vita del paziente serve un trapianto che però stenta ad arrivare, a causa della riduzione della disponibilità di donatori per colpa dell’epidemia.

Nonostante l’emergenza in corso però, il 19 marzo, il Papa Giovanni accetta dalla sala operativa romana del Centro nazionale trapianti l’offerta dei due polmoni, disponibili in altro ospedale italiano. Un volo privato porta a Ciampino i chirurghi bergamaschi per eseguirne il prelievo dal donatore. Fatto ritorno in sala operatoria ad attenderli c’è l’équipe medica del dottor Michele Colledan, direttore del dipartimento di insufficienza d’organo e trapianti, che ha eseguito l’intervento chirurgico.

«Il paziente era in condizioni gravissime e si trovava in terapia intensiva da circa un mese – racconta Michele Colledan -. Quando è arrivata quest’occasione abbiamo pensato tutti che non potevamo sprecarla. Un trapianto di polmone è un intervento complesso ma che qui a Bergamo affrontiamo di frequente: l’anno scorso ne abbiamo eseguiti 13. Ma stavolta è stato necessario uno sforzo enorme in più da parte dell’intero ospedale, dove tutti gli operatori, medici, infermieri e tecnici, erano impegnati a fondo nella cura dei pazienti con Covid-19».

Fondamentale è stato il lavoro eseguito dalla terapia intensiva pediatrica, diretta da Ezio Bonanomi, dove il paziente resta fino allo scorso 5 maggio, quando le sue condizioni migliorano a tal punto da consentirne il trasferimento nel reparto di pneumologia.

“All’ospedale di Bergamo sono rinato e ho trovato una famiglia, che si è presa cura di me, andando oltre gli aspetti puramente clinici e assistenziali – commenta il paziente, che è stato trasferito in un centro di riabilitazione per il proseguo del recupero -. Non vedo mia moglie e miei figli da settimane, ma l’affetto che ho trovato qui è stato tale da riuscire a compensare questa mancanza. Ringrazio tutti coloro che si sono presi cura di me in questo ricovero così lungo. Un pensiero speciale va al donatore e alla sua famiglia. Voglio scrivere loro una lettera perché sappiano quanto è grande la mia gratitudine».

«Siamo particolarmente soddisfatti dell’esito, tutt’altro che scontato, di questo trapianto – prosegue Fabiano Di Marco, direttore della pneumologia del Papa Giovanni -. I trapianti di polmone sono particolarmente delicati e le condizioni di questo paziente erano molto complesse. A questo si devono sommare le condizioni in cui il trapianto è stato seguito, con un ospedale abituato a gestire pazienti complessi, ma in quei giorni completamente riorganizzato per fronteggiare un’emergenza sanitaria senza precedenti».

«Il percorso clinico di questo paziente è andato di pari passo con l’emergenza Covid all’ospedale di Bergamo, che ha visto la stragrande maggioranza degli operatori dirottati nella gestione di una situazione che nessuno di noi aveva mai visto prima – conclude Maria Beatrice Stasi, direttore generale dell’Asst Papa Giovanni XXIII -. Nonostante ciò siamo riusciti ad offrire il miglior percorso di cura possibile con ottimi risultati».

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