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L'annuncio dei guerriglieri colombiani

Le Farc hanno deposto le armi

Le Farc hanno deposto le armi
Pensare positivo 22 Dicembre 2014 ore 09:10

Le prime conseguenze del disgelo tra Stati Uniti e Cuba non si sono fatte attendere. È stato da più parti annunciato, infatti, che la svolta nelle relazioni tra l’isola caraibica e l’America avrebbe avuto ripercussioni sull’intera America Latina. I guerriglieri delle Farc (Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia) hanno annunciato il cessate il fuoco permanente a partire dal 20 dicembre. Una tregua che, per stessa ammissione dello stato maggiore dei rivoluzionari, dovrebbe trasformarsi in armistizio, fatti salvi attacchi delle forze pubbliche. Di qui, la richiesta da parte dei guerriglieri del dispiegamento di osservatori internazionali per monitorare la tenuta della tregua.

I più alti dirigenti delle Farc e una Delegazione del governo della Colombia, dal 2012 sono ospiti delle autorità cubane per negoziare la fine della “guerra interna” che insanguina il paese dal 27 maggio 1964. Una vera e propria guerra tra Stato e i paramilitari, a base di rapimenti, uccisioni e narcotraffico per autofinanziarsi, che finora ha mietuto più di 7 milioni di vittime tra morti e sfollati. Nei mesi scorsi un gruppo di dirigenti delle associazioni delle vittime del conflitto armato si era rivolto alla Chiesa Cattolica colombiana affinché rappresentasse le loro istanze nelle negoziazioni tra Governo e Farc. Per il momento, la decisione della tregua sembra accogliere con favore quanto la conferenza episcopale colombiana aveva chiesto, cioè “un cessate il fuoco unilaterale, senza nessuna condizione”. Rimangono da soddisfare le altre due richieste: la fine dei sequestri e la fine della coltivazione di sostanze illecite.

Fatto storico. Quello delle Farc è un gesto senza precedenti, che mette pressione al governo, fino ad adesso restio ad accettare un armistizio. Negli ultimi due anni le tregue non erano andate al di là di periodi di tempo molto limitati, in genere per Natale. Questa volta, invece, sembra che i guerriglieri abbiano deposto definitivamente le armi. L’annuncio del capo-delegazione delle Farc a L’Avana è stato accolto con soddisfazione dal governo colombiano di Juan Manuel Santos, che tuttavia esclude qualunque ipotesi di tregua, fino a quando non sarà raggiunto un accordo finale. Santos, infatti, ha paragonato il cessate il fuoco con «il gambo di una rosa piena di spine», precisando che è necessario verificare in modo approfondito sia la portata dell’annuncio sia i possibili sviluppi.

I colloqui tra Farc e governo sembravano aver subito una battuta d’arresto alcune settimane fa, a causa del rapimento del generale colombiano Rubén Darío Alzate Mora. Il governo di Bogotà ha sùbito dato la colpa ai guerriglieri, i quali hanno rimandato al mittente le accuse, smentendo e lasciando intendere che l’azione poteva essere l’ennesimo tentativo da parte del governo di gettare all’aria gli sforzi fatti finora nei negoziati. Il generale, che dopo la sua liberazione si è dimesso dal suo ruolo, era stato rapito durante alcuni scontri avvenuti in una zona rurale nell’ovest del paese. Non aveva rispettato il protocollo militare ed era in abiti civili. Nella zona, una regione povera sulla costa del Pacifico, è attiva la 34esima divisione delle Farc, ma agiscono anche altri gruppi clandestini, tra cui l’Esercito di liberazione nazionale (Eln), e varie bande criminali.

Il punto sui negoziati. Inaugurati nel novembre 2012 nella capitale cubana, i negoziati di pace mirano a risolvere il più antico conflitto dell’America latina. Sono stati due gli accordi saltati in passato. Quello del 2002 durante il governo di Andrés Pastrana, che aveva anche concesso al Fronte una zona demilitarizzata di 42mila chilometri quadrati. Ma le Farc avevano lanciato una serie di attacchi per rafforzare le proprie posizioni e Pastrana allora decise di abbandonare i negoziati.

Quest’ultimo accordo è invece iniziato nel 2012 e sembra aver portato già a importanti conquiste, come quella della riforma agraria, il tema che attira più fortemente l’azione della guerriglia. In un paese in cui la distribuzione delle terre è la meno egalitaria al mondo, con l’1% della popolazione che detiene il 52% delle terre, il nuovo accordo prevede l’accesso per i campesinos alle terre incolte, la creazione di un fondo specifico e la costruzione di alcune infrastrutture necessarie al decollo economico del paese.

Le Farc e le origini del conflitto in Colombia. Le Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia sono un movimento marxista che da anni controlla aree del Paese e che si è sempre schierato contro il governo centrale a difesa dei più oppressi. Rappresentano il gruppo armato più longevo di tutta l’America Latina. Sono nate come “unità di autodifesa contadina” in seguito all’attacco portato da 16mila soldati dell’esercito colombiano contro la popolazione rurale di Marquetalia, tra i dipartimenti di Huila e Cauca nel sud del Paese. Lo Stato colombiano mise in atto una massiccia operazione militare con l’appoggio degli Usa, per reprimere con la forza le esperienze di autorganizzazione agraria contadina che si erano sviluppate nelle regioni meridionali, accusate dal governo di rappresentare un pericolo per l’integrità della nazione, in quanto “inaccettabili repubbliche indipendenti”. Si salvò Manuel Marulanda, alias Tirofijo, che fondò il movimento rivoluzionario. Le Farc sono considerate dal governo colombiano e dalle autorità di Stati Uniti e Unione Europea un’organizzazione terrorista. Per l’Onu e tutti i paesi latinoamericani, fatta eccezione per i governi di Perù e Colombia, sono una forza guerrigliera.

La Colombia è uno dei paesi più violenti al mondo. Se l’inizio ufficiale della guerra civile è datato 1964, l’origine delle violenze risale a molti anni prima. Alla base, da sempre, l’enorme disparità sociale tra classi dirigenti e popolazione. Gli scontri tra Esercito, milizie paramilitari e gruppi armati di opposizione, esistevano in Colombia già dagli anni ’50. Scatenante per il conflitto fu l’omicidio, il 9 aprile 1948, di Jorge Eliécer Gaitán, un avvocato liberale che voleva attuare la riforma agraria per togliere dalla miseria milioni di suoi concittadini. Venne ucciso poco prima di incontrarsi con un giovanissimo Fidel Castro. Iniziò così l’inferno colombiano: il periodo che andò dal 1948 al 1964 passò alla storia come “La Violenza”. Poi, la guerra civile.

 

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