Pensare positivo
Settembre, si ricomincia

Il primo giorno di scuola in tutti i Paesi del mondo

Il primo giorno di scuola in tutti i Paesi del mondo
Pensare positivo 12 Settembre 2014 ore 08:00

Settembre da sempre significa, per milioni di giovani in tutto il mondo, una sola cosa: la scuola sta per ricominciare. Un momento da un lato di gioia, nel rivedere amici e compagni di classe; ma anche un po’ di tristezza, considerata la fine delle vacanze. Per i più piccoli, quelli che aspettano il primo giorno tra i banchi, è un appuntamento di attesa e trepidazione. È qualcosa che unisce tutti, fin nei più remoti angoli della Terra, in modalità estremamente differenti, talvolta addirittura drammatiche (o commoventi).

In Italia e in Europa. Cominciamo da noi: la prima campanella quest’anno suonerà più o meno per tutti i 7 milioni di studenti intorno alla metà del mese, dall’8 settembre del Trentino-Altro Adige fino al 17 di Puglia e Sicilia. Nella gran parte del resto dell’Europa invece, la scuola è iniziata già da diversi giorni: in Francia, Belgio e Germania ad esempio già dalla prima settimana del mese. Un esordio tutto sommato tranquillo per gli studenti italiani, con le uniche perplessità (riservate più ai docenti a dire il vero) legate all’imminente riforma della scuola, gran parte ancora da definire. Al di là di alcune dispute legislative, non è tendenzialmente mai stato un problema per i giovani del Belpaese andare a scuola, anzi spesso è qualcosa di pressoché scontato. Ma in altre parti del mondo non è affatto così.

20 foto Sfoglia la gallery

Un desiderio che va oltre le difficoltà: “Vado a scuola”. A volte la geografia può essere un vero e proprio ostacolo: è quanto dimostra il nuovo film-documentario, fruibile a partire proprio da questi giorni, di Pascal Plisson, regista francese che negli ultimi anni ha girato il mondo in cerca di storie che testimoniassero circostanze particolarmente avverse per ragazzi che vogliono andare a scuola, ma il cui desiderio di studiare ha permesso di superarle.
È il caso di Jackson e della sorella, che attraversano ogni giorno la Savana del Kenya, partendo alle 5.30 di mattina e camminando per 15 km (e altrettanti a tornare) con il rischio di incontrare elefanti e altri animali feroci.
O di Zahira, 12 anni, che vive sui monti dell’Atlante in Marocco: la sua scuola dista ben 22 km, 4 ore di cammino, per cui lei e due amiche si fermano per una settimana in collegio, e ogni lunedì ripartono, tra valli e cime.
Oppure di Carlito, 11 anni, che vive in Patagonia: ogni mattina con la sorellina va a cavallo per 18 km, un’ora e mezzo di viaggio.
Ma il percorso più ostico è quello di Samuel (che vive tra i pescatori del Golfo del Bengala), 13 anni, costretto sulla sedia a rotelle per la poliomelite; ogni mattina i due fratellini lo trasportano per 4 km, e ci vuole un’ora e un quarto, su strade accidentate. Esempi veramente molto belli, che ci fanno riscoprire la fortuna dell’avere la certezza del nostro primo giorno di scuola.

 

 

Niente scuola dove c’è la guerra. Vi sono innanzitutto i problemi derivanti da tensioni geopolitiche o sociali che rendono per i ragazzi l’andare a scuola un vero e proprio dramma, se non addirittura qualcosa di impossibile. A cominciare dall’Ucraina: la delicata situazione politica in cui versa questo Paese da diversi mesi a questa parte, nonché la vera e propria guerra che si sta spiegando in varie regioni, ha fatto sì che ben 290 scuole siano state distrutte o danneggiate dai combattimenti; il risultato sono migliaia di giovani che non sanno né se né quando sarà loro possibile tornare in classe.

A Gaza, la regione palestinese da tempo immemore teatro degli scontri fra Hamas e Israele, la situazione è ancor più critica: oltre 100 scuole sono state utilizzate come rifugi da oltre 300 mila persone sfollate durante il conflitto e devono essere ricostruite, non essendo più idonee ad ospitare attività didattiche.

La situazione è drammatica anche in una zona che i media tendono a dimenticare, come il Nord Est della Nigeria, dove sono stati uccisi decine di studenti e insegnanti e continuano a sparire studentesse,  delle quali oltre 200 non sono ancora liberate. Bring back our girls, ricordate?

Ancor peggio, se possibile, la situazione in Siria, dove impera una guerra fratricida da oltre 4 anni che non permette a 3 milioni di bambini di poter frequentare con regolarità la scuola. E via dicendo. Complessivamente, sono 30 milioni i giovani nel mondo che quest’anno non avranno la possibilità di godersi il primo giorno di scuola a causa di problemi sociali e politici oppure anche solo per circostanze geografiche.

Resta sempre aggiornato sulle notizie del tuo territorioIscriviti alla newsletter