Qualche variegata teoria

Ma un giorno vivremo per sempre?

Ma un giorno vivremo per sempre?
19 Febbraio 2015 ore 10:00

Il desiderio di vivere per lunghi anni, se non addirittura di diventare immortali, ha da sempre affaccendato gli uomini nella ricerca di oggetti, talismani e misteriosi fluidi in grado di garantire loro la vita eterna. Se per certi versi questa ricerca è sempre stata avvolta nel mistero o nell’ombra di pratiche magiche e occulte, ormai da diverso tempo anche la scienza tenta di dare il proprio contributo su questo tema. Ultimo tentativo in ordine d’arrivo è Basis, una pillola in grado di allungare la vita del 30 percento. O almeno, così è successo con i topi. Per quanto riguarda la specie umana non ci sono ancora dati che possano certificare la sua reale efficacia, gli scienziati intendono seguire le persone che decidono di acquistarla nel tempo per verificarne l’efficacia. Staremo a vedere se quest’ultima trovata funzionerà.

Nel frattempo, in giro per il mondo, ci sono fior fior di incontri, seminari e meeting in cui si discute su quanto possa realmente durare la vita di un uomo. Per esempio, secondo Colin Blakemore, docente di Neuroscienze e Filosofia presso la School of Advanced Study, University of London, e professore emerito ad Oxford, non sarà mai possibile duplicare o triplicare la nostra possibilità di vita media: il tetto massimo raggiungibile dall’esistenza e dall’organismo umano non può reggere oltre i 120 anni d’età.

 

 

Un’altra tesi. Le affermazioni del dottor Blakemore sono state prontamente smentite da altre tesi, secondo cui i recenti sviluppi scientifici potrebbero portare ad un’estensione dell’esistenza quasi esagerata. Per esempio il professor Pankaj Kapahi, del californiano Buck Institute of Age Research presso Novato, sostiene che oggi gli umani potrebbero facilmente arrivare a spegnere la bellezza di 500 candeline. Anche questa volta la tesi non è solamente confermata da alcuni esperimenti condotti su animali.

Nella fattispecie, il professor Kapahi avrebbe manipolato geneticamente un piccolo verme chiamato Caenorhabditis elegans, allungandogli la vita di cinque volte rispetto alla sua media naturale. Ovviamente non si può ancora esultare per questa scoperta, dacché quanto vale per gli animali non è detto che valga anche per gli umani. Il prossimo passo dei biologi californiani sarà tentare di ottenere lo stesso risultato su un ratto, per capire se questo meccanismo possa valere anche per i mammiferi.

 

 

Conclusioni. Ognuno potrà singolarmente scegliere quale teoria sposare. Ma tanto, si sa, solamente gli anni futuri potranno dimostrarci chi aveva veramente ragione. Ipotesi e aspettative a parte ci sono comunque buone notizie per quanto riguarda l’allungamento della vita media umana. A rivelare questa notizia sono i dati forniti dal Global Age Watch Index, che classifica 96 nazioni diverse secondo i parametri del numero di anziani e della qualità della vita. Questo studio afferma che nel 2050 gli over 60 costituiranno il 21 percento della popolazione globale del Pianeta e di conseguenza la presenza di over 80 sulla terra passerà dal 2 al 4 percento. Per quanto riguarda il territorio nostrano in Italia l’aspettativa di vita è nettamente superiore alla media. Con una speranza che tocca gli 82,6 anni, gli italiani si piazzano al terzo posto della classifica mondiale, dietro solo a chi vive in Svizzera e Singapore.

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