Alà, cór!

Giovanni e Mauro: padre e figlio, Vitali di nome e di fatto

Il figlio è un cervello in fuga a Londra, il padre vive ancora a Bergamo. Sono uniti da una passione per la corsa che portano avanti con la gioia in volto

Giovanni e Mauro: padre e figlio, Vitali di nome e di fatto
Bergamo, 14 Febbraio 2020 ore 09:20
di Marco Oldrati

 

Vitali di nome e di fatto.

Mauro ha un paio d’anni meno di me, gran maratoneta (un personale da due ore e quarantasei minuti, alla media di oltre quindici km all’ora!), cervello in fuga residente a Londra nonostante la Brexit, persona cresciuta a pane e corsa, ma mai invasato e comunque sempre chilometri davanti a me. Giovanni ne ha qualcuno di più di anni, va verso gli ottanta, ma non si fa mancare le sue due o tre uscite la settimana: tecnico Ismes in pensione, voce del coro di Santa Maria Maggiore, quando l’ho “conosciuto” alle non competitive andava più forte di me e credo che anche adesso farei una bella fatica a stare al suo passo.

Che cosa hanno in comune oltre alla corsa? Sono figlio e padre, come a dire che i difetti (nonostante l’elica del Dna sia individuale e unica al mondo) si possono trasmettere: è la mamma/moglie che scuote la testa, ogni tanto per non dire spesso, guardando un marito che considera la corsa parte della sua dieta e un figlio che dice “smetto”, ma poi continua e anche quando non si allena più di tanto viaggia come un Tgv.

Li conosco fin da quando ero bambino, ma l’esplosione della patologia in Mauro è una storia tutta da raccontare perché mi coinvolge direttamente: ero a Venezia per studiare e Mauro mi telefona dicendomi che è iscritto alla sua prima maratona, quella della laguna. Così organizziamo che venga a dormire da me, e poi la mattina dopo da Piazzale Roma possa andare con le navette a Stra.
Il giorno successivo lui corre la maratona e io vado a vedere l’arrivo a Riva Sette Martiri e scopro che la malattia è virale e per di più ha effetti collaterali clamorosi: al traguardo c’è gente che urla, che piange, che ride, che si abbraccia. Un corridore si allontana verso le transenne, prende in braccio il suo bambino e attraversa il traguardo portandolo.

Mauro è arrivato e ha una faccia che nemmeno il sole a primavera dopo un temporale, brilla come un mosaico della Basilica di San Marco… il contagio funzionerà, l’anno dopo correrò anch’io la mia prima maratona proprio a Venezia. E mi “allenerà” proprio Mauro, portandomi a capire un po’ di cose, come una volta, a Bonate, quando dopo ventun chilometri di non competitiva (sarebbero stati ventotto alla fine) vedendomi bello imbaldanzito mi guarda e mi dice «Bene, considera che qui sei arrivato a metà, adesso per finire la maratona devi correrne altrettanti” e io capisco improvvisamente che correre è anche una questione di testa, non solo di gambe e che serve una disciplina che nemmeno mi immaginavo.

E così anche sei anni dopo, quando dopo un incidente stradale ricomincio a correre, sono proprio Giovanni e Mauro a portarmi a Cene a fare la prima corsa un po’ meno scherzosa… e ancora una volta la saggezza mi manca: faccio il presuntuoso e cerco di rincorrere Mauro sul percorso lungo, una mazzata di salite sulle coste sotto il Monte di Altino, mentre Giovanni si fa due volte il giro sui saliscendi in fondo valle e alla fine sorride, quando mi vede arrivare piegato in due dalla fatica e dalla presunzione. E anche l’ultima volta che l’ho trovato a correre, Giovanni mi ha dato una “sberla” educativa: scendeva con una falcata invidiabile da Borgo Canale e io lo guardavo ammirato, non tanto per la falcata o per la forza, ma per la gioia che aveva nel volto, un’iniezione di… vitalità, proprio come il loro cognome.

Certo, di corse ne hanno fatte tante e quando è mancato Francesco, il fratello minore di Mauro, portato via a quarant’anni da un insieme di malattie che non gli avevano mai tolto il sorriso, tutti abbiamo pensato che Francesco – che corridore non era – li avrebbe sempre accompagnati nel loro girovagare per sentieri, ciclabili, boschi e parchi. E avevamo ragione, in fin dei conti, perché ad anni di distanza, Mauro, ormai Londoner, ma ancora con accento orobico e non cockney e con la corsa sempre in testa e nel sangue, ha invitato i suoi a Londra e provate ad indovinare come hanno festeggiato la cosa, Giovanni e Mauro? Sono andati a correre, ad Hyde Park!

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