L'omelia del vescovo Mario Delpini

Ai funerali a Motta Visconti un discorso da non perdere

Ai funerali a Motta Visconti un discorso da non perdere
20 Giugno 2014 ore 17:20

Alle 9.30 del 21 giugno si sono svolti i funerali di Maria Cristina Omes e dei suoi due figli Giulia e Gabriele Lissi, uccisi una settimana fa dal marito e padre Carlo Lissi. L’intera cittadinanza di Motta Visconti (MI) si è stretta attorno al dolore dei familiari presso la chiesa di San Giovanni Battista dove le tre bare erano state state portate alle 8 per la camera ardente. Il sindaco ha dichiarato il lutto cittadino e, dopo la fiaccolata di mercoledì 18 giugno in memoria delle vittime, tutto il paese ha partecipato alla funzione. I Carabinieri hanno tenuto lontani dalla chiesa fotografi e televisioni, mentre un altoparlante diffondeva la Messa funebre nella piazza antistante e nelle vie limitrofe. Carlo Lissi, il reo confesso autore della strage, è detenuto nel carcere di Pavia, in isolamento e sorvegliato giorno e notte per timore di gesti autolesionistici.

 

Pietà, Signore, pietà.

Omelia del Vescovo Ausiliare di Milano, Mario Delpini, 

Abbiamo bisogno di silenzio. Il clamore delle notizie sul fatto incomprensibile, il moltiplicarsi delle parole quando non c’era nulla da dire, l’ossessione delle immagini quando non c’era nulla da vedere, l’affollarsi delle curiosità sulla vicenda tragica, una specie di gusto di aggiungere particolari, di formulare ipotesi per dare una spiegazione all’inspiegabile tutto questo ci ha riempito di confusione: abbiamo bisogno di silenzio. La vita delle famiglie generose e buone è stata ferita, sconvolta, invasa da domande e indiscrezioni: abbiamo bisogno di silenzio. Il nome del paese fatto di brava gente è risuonato dappertutto accompagnato da un senso di orrore e di inquietudine: abbiamo bisogno del silenzio. Le parole sono come travolte dal disagio di avere perduto il significato che sembrava ovvio, il significato che tiene in piedi il mondo. Dopo quello che è successo, infatti, che cosa significano parole come “papà”, “figlio”, “amore”, “normale”? Abbiamo bisogno di silenzio. Il silenzio che custodisce la discrezione, che si sottrae alla curiosità, che prende tempo per piangere, per piangere e riflettere, per piangere e perché le lacrime provino a lavare le tracce del male e le ferite. Abbiamo bisogno di silenzio. Per favore facciamo silenzio.

Ma insieme sentiamo la necessità della parola: che ci sia una parola per dare un nome ai fatti che hanno travolto tutto, che ci sia una parola per aiutare a capire, che ci sia una parola per continuare a vivere, una parola che consoli se mai sia possibile, una parola che consenta ancora di parlare. Viviamo in attesa di una parola, una parola che sia più seria delle chiacchiere, più affidabile dei luoghi comuni della consolazione, una parola che sia così vera da resistere a tutte i fatti che la negano, a tutte le storie che la contestano. Viviamo in attesa della parola.

Come sarà possibile praticare insieme il silenzio e la parola? come sarà possibile che esistano insieme un silenzio che non sia vuoto e deprimente e la parola che meriti d’essere ascoltata?

Per quello che abbiamo ascoltato, per quello che ci testimoniano con straziante fermezza le famiglie travolte dalla tragedia e la gente che si stringe attorno a loro, l’unica possibilità che abbiamo di vivere insieme parola e silenzio è la preghiera.

Ecco abbiamo bisogno di pregare, abbiamo l’umiltà e il coraggio di pregare, siamo attratti e persuasi a pregare, non ci resta altro che pregare.

E forse queste sono le parole della preghiera: Pietà, Signore, pietà.

La tua pietà raccolga le lacrime e il sangue, raccolga le domande che ci confondono e i tormenti che ci stremano: pietà, Signore, pietà. Ripeti ancora per noi le tue parole: “venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi darò ristoro”(Mt 11,28). Pietà, Signore, pietà.

La tua pietà apra i libri che raccontano la tribolata storia dei tuoi figli (cfr Apc 20,ss) e sia pronunciato il tuo giudizio più misericordioso e più misterioso di ogni giudizio umano e guarisci lo sguardo sconcertato e terrificato di Maria Cristina, di Giulia e di Gabriele mostrando loro il cielo nuovo e la nuova terra (Apc 21,1), la dimora in cui tu li accogli. Pietà, Signore, pietà.

La tua pietà rivolga uno sguardo di benevolenza su noi tutti, tutti!, tutti!, perché tutti possano riconoscere di essere amati, tutti possano sperimentare che la vita è benedetta, che sia sconfitta la tentazione di disperare dell’umanità, che sia sconfitta la tentazione di disperare di se stessi. La tua pietà: l’enormità dei delitti e la gravità dei peccati non bastano a stancare la tua tenerezza di Padre. Pietà, Signore, pietà.

La tua pietà si manifesti nella presenza amica del tuo santo Spirito consolatore: che lo Spirito di fortezza  aiuti a continuare a vivere, aiuti a sentire che davvero il giogo è dolce e il peso è leggero se tu sei con noi. La tua presenza amica, vera, paziente renda lieve il peso dei giorni che verranno, quando cessato il clamore e calato il sipario, i giorni sembreranno grevi di un peso insostenibile se tu non lo rendi lieve, le case sembreranno vuote di un vuoto insopportabile se tu non introduci nella comunione dei santi anche chi continua a peregrinare sulla terra. Pietà, Signore, pietà.

La tua pietà si manifesti come rivelazione della verità, come sguardo che induce alla confidenza, come luce che visita le nostre tenebre. Aiuta tutti, tutti!, a ospitare la tua luce: non restino angoli di buio nelle anime dei tuoi figli! Aiuta tutti, tutti!, a compiere il cammino della verità che rende liberi, liberi dai desideri inconfessabili, liberi dalla tentazione di immaginarsi onnipotenti, liberi dalla temerarietà di ospitare passioni con la presunzione di controllarne gli esiti, mentre il male diventa come un cancro che corrompe l’anima, il pensiero, le emozioni e distorce la percezione della realtà e predispone all’opera rovinosa. Pietà, Signore, pietà.

La tua pietà ripeta per noi la promessa della vita eterna, ci persuada a sperare, ci unisca in un abbraccio che la morte non può spezzare con coloro che amiamo, con coloro che tu ami e sai rendere felici. La vita eterna, la tua vita, diventi la nostra vita, la vita dei nostri cari e generi in noi la fiduciosa persuasione che coloro che hanno concluso in modo così tragico la loro vita terrena, vivono per sempre nell’abbraccio del Padre. Pietà, Signore, pietà.

 Abbiamo bisogno di silenzio, viviamo in attesa della parola: questo ora dobbiamo fare, non ci resta altro che pregare. Pietà, Signore, pietà.

 

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