Due ruote elettriche e non

A Bergamo hanno preso d’assalto i negozi di biciclette: esaurite tutte le scorte

A Bergamo hanno preso d’assalto i negozi di biciclette: esaurite tutte le scorte
29 Maggio 2020 ore 16:09

di Matteo Rizzi

Da niente a tutto: è il paradosso dei venditori di biciclette a meno di un mese dalla riapertura dopo la fase acuta dell’emergenza Covid. Due mesi senza lavorare, osservando la primavera – il periodo in cui storicamente e per ovvie ragioni i commercianti del ciclismo fanno gli affari migliori – andare sprecata sotto i colpi del virus e della quarantena forzata. Momenti drammatici, durante i quali commercianti e ciclomeccanici hanno temuto il peggio: in estate fa caldo, in autunno piove e in inverno in bici ci vanno solo i più temerari, e una primavera con uno “zero” o poco più nella voce dei fatturati sarebbe stata una botta davvero difficile da assorbire.

Poi è arrivata la riapertura, seguita dall’annuncio del governo di un incentivo per la mobilità sostenibile: ai residenti maggiorenni nei capoluoghi di regione, nelle città metropolitane, nei capoluoghi di provincia o nei Comuni con popolazione superiore a 50 mila abitanti è infatti riconosciuto un buono mobilità, pari al 60 per cento della spesa sostenuta (in origine era il 70 per cento) e, comunque, non superiore a 500 euro, per l’acquisto di biciclette (elettriche, assistite e “tradizionali”), segway, hoverboard monowheel e via dicendo.

A questo si aggiunge la riscoperta liaison tra i bergamaschi e la bicicletta: in una città che negli ultimi decenni è stata forgiata a misura di auto si fa sempre più attuale la ricerca di soluzioni alternative, più salutari, meno stressanti rispetto al traffico automobilistico e più sostenibili per l’ambiente. Il lockdown sembrerebbe aver risvegliato il ciclista dormiente in molti bergamaschi: un effetto collaterale che se sostenuto da adeguati investimenti infrastrutturali (una rete di piste ciclabili sempre più funzionale e in grado di una copertura sempre più accurata dei luoghi nevralgici della città, per esempio) potrebbe davvero essere l’innesco adatto per la rivoluzione verde della mobilità.

Sta di fatto che in questi giorni i negozi di biciclette della città sono presi d’assalto: un rapido giro di telefonate è sufficiente a confermare questa impressione, come se non bastassero da sé le code che si formano fuori dai negozi e il numero di ciclisti sensibilmente maggiore rispetto a quanto eravamo abituati che si possono incontrare durante una semplice passeggiata. I commercianti e le cicloofficine rispondono di fretta, chiedendo di poter eventualmente richiamare a fine giornata lavorativa. Il motivo è semplice: ci sono persone in negozio, troppe per dilungarsi al telefono. Chi viene intercettato in un momento particolarmente e insolitamente tranquillo, come Antonio Pesenti, attuale continuatore insieme al fratello Luca della storia ultraottantennale di Cicli Pesenti, negozio tramandato di generazione in generazione a partire dal nonno, anche lui Antonio, il primo bergamasco ad aver vinto un Giro d’Italia nel 1932: «Per farti capire – racconta – dobbiamo andare a lavorare alle cinque del mattino per avere il tempo di fare le riparazioni, perché di giorno siamo completamente sommersi di persone che vogliono acquistare biciclette».
Stessa antifona da Bianchi, dove spiegano: «Non vale solo per le bici elettriche, si stanno vendendo molte biciclette in generale. Noi molti modelli non li abbiamo più. Stiamo vendendo biciclette come mai prima».

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