Contro la violenza sulle donne

La "Biblioteca della Natura" in ricordo della sorella Paola, assassinata vent'anni fa

Cristina Mostosi sta realizzando un'opera incentrata sulla bellezza: «Mio padre mi ha insegnato che è così che si combattono il male e l'odio»

La "Biblioteca della Natura" in ricordo della sorella Paola, assassinata vent'anni fa
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di Matteo Rizzi

«La violenza chiama violenza, la bellezza chiama bellezza. Me lo ha insegnato mio padre ed è per questo che la mia risposta agli “orchi” di tutte le donne del mondo è un luogo di cultura e bellezza»: sono le parole di Cristina Mostosi, professionista legale e curatrice della “Biblioteca della Natura”, una collezione di libri che riguardano la natura, in varie declinazioni, nonché un laboratorio artistico rivolto a chiunque abbia una visione da proporre. Un progetto che nasce proprio dal rapporto di Cristina con suo padre, botanico e vincitore di molti premi internazionali, e dalla rielaborazione di un lutto quasi impossibile da accettare: nel 2002, sua sorella minore Paola, da poco laureatasi in Economia, fu assassinata a soli 23 anni da un camionista di Verdellino.

I due avevano avuto un piccolo incidente in A4 e stavano compilando la costatazione amichevole in una piazzola di sosta all’altezza di Capriate. Secondo le ricostruzioni, confermate poi dalla confessione dell’assassino, Paola fu molestata, reagì, lui salì sul camion, prese delle manette, la legò e imbavagliò e, dopo un giorno, la gettò in un canale asciutto, uccidendola.

Cristina, poco dopo l’assassinio di tua sorella, tuo padre fece una cosa bellissima.

«Sì, una cosa che ha segnato il resto della mia vita. In occasione del trentennale della fondazione dell’Orto botanico di Bergamo gli era stato chiesto di organizzare una mostra con le sue iris barbate alte. Aveva dedicato tre anni per creare dei nuovi colori anche per quella occasione. Nonostante l’uccisione di Paola, mio padre volle partecipare lo stesso. Voleva mostrare che la bellezza della natura può salvarci dalle brutture dell’umanità e riconciliarci con il mondo. Donò tutte le iris al giardino botanico, sono ancora lì».

Tuo padre aveva anche creato un suo giardino nel Castello di Trebecco, frazione di Credaro.

«Sì, è un posto che racchiude la storia della mia famiglia. Negli ultimi anni della sua vita, mio padre si dedicò alle cure di mamma. Quando poi è morto, nel 2015, mi ha lasciato il giardino. Era in stato di abbandono, proprio perché negli ultimi anni non aveva potuto curarlo. Per ristrutturarlo mi sono rivolta a tre imprese specializzate, ma mi hanno detto tutte di no, era troppo faticoso: per raggiungerlo ci sono tre rampe di scale e bisogna trasportare il materiale a mano. Ho deciso quindi di fare da sola. Ho dedicato tutto il mio tempo libero, per due anni, a trasportare mattoni e a sistemare il giardino. Per mio padre quel giardino era tutto».

Come nasce l’idea della Biblioteca della Natura?

«Mio padre, oltre al giardino, mi ha lasciato in eredità tantissimi volumi di botanica, ma anche di altre materie di cui era interessato, tutte incentrate sulla natura. Durante il lockdown per la prima volta non ho potuto prendermi cura del giardino e della fioritura. La sofferenza di dover stare in casa mi ha spinto a leggere quei libri e a pensare a un modo per metterli a disposizione di tutti. Sentivo quello stesso bisogno di bellezza che ha sempre accompagnato la storia della mia famiglia. Ovviamente, nei miei pensieri c’era anche mia sorella. Sentivo il bisogno di creare qualcosa che sopravvivesse a lei e a me, qualcosa che potesse mantenere viva la sua memoria e dare un contributo alla lotta ai pregiudizi, agli atteggiamenti irrispettosi e violenti nei confronti delle minoranze, alla mentalità patriarcale e alle discriminazioni di genere che mi sembrano aumentate negli ultimi anni, anche tra i giovani».

Il progetto ha raccolto molti consensi e ha assunto nel tempo un valore sia bibliografico che artistico.

«Ho iniziato a pubblicare sui social le foto delle mie iris e si è creato un certo interesse, con persone che mi scrivevano per chiedermi quando avrei fatto delle foto nuove. Mi sono quindi rivolta ad alcuni artisti che conoscevo, invitandoli a realizzare opere ispirate alle immagini. Durante il lockdown ho ricevuto tante opere d’arte che sto raccogliendo e che metterò nella Biblioteca. Inoltre, tantissime persone mi hanno donato dei libri. Tra loro c’è anche Luca Palermo (stimatissimo pittore botanico romano, ndr), che ha promesso che lascerà 3500 libri di botanica e storia dell’arte in donazione testamentaria alla Biblioteca».

La Biblioteca è però in cerca di una sede.

«Mi piacerebbe tantissimo fosse qua a Bergamo e secondo me è un’occasione anche per la città».

E come rivive tua sorella in tutto questo?

«Nella Biblioteca ci sarà una sezione tinta di rosso in cui metterò libri dedicati a tematiche quali femminicidio, discriminazioni di genere, relazioni tossiche e sessimo. Me li sono procurati direttamente dalle case editrici e mi ha dato una grande mano Lorenzo Gasparrini, filosofo femminista. Mia sorella rivive in tutto questo: tante persone che le erano vicine e che io nemmeno conoscevo mi stanno aiutando a realizzare questo progetto. Addirittura, una sua compagna di liceo mi ha messo a disposizione un deposito per mettere i libri in attesa di una sede. Mia sorella amava la bellezza e questa è la nostra risposta al dolore, per non cadere nella tentazione dell’odio».

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