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La foto (virale) dell'ospedale nella tragica notte di Parigi

La foto (virale) dell'ospedale nella tragica notte di Parigi
Pensare positivo 18 Novembre 2015 ore 16:30

Il pronto soccorso dell’ospedale parigino di Saint Louis ha visto accadere, nella notte tra il 13 e il 14 novembre, ciò che si pensava fosse impossibile. Centinaia di feriti, volti spauriti, sofferenti e addolorati: sembravano immagini lontane, provenienti dai reportage girati nei Paesi travagliati da guerre senza fine. E invece... Nella terribile notte della capitale francese, il medico Pourya Pashootan era di turno, al pronto soccorso del Saint Louis. E quando sono cominciati ad arrivare i primi feriti – un doloroso sbarco di uomini e donne atterriti –, Pashootan è stato raggiunto da tutti i suoi colleghi, che fossero di turno o meno.

 

Salle de réveil surchargée à l’hôpital Saint-Louis. L'auteur de la photo, Pourya Pashootan, chef de clinique à l'hô...

Posted by AP - HP : Santé Indignée on Sabato 14 novembre 2015

 

Pashootan ha scattato alcune foto e poi ne ha pubblicata sul suo profilo Facebook. La sala del Saint Louis era ingombra di barelle, tra cui si muovevano medici, infermieri e anestesisti. Il dottore Pashootan, intervistato dal Time, ha dichiarato: «Senza pensare al pericolo, senza esitazione, siamo arrivati tutti. Quando ho visto quanti eravamo, l’ho trovato bellissimo. Ho scattato la foto e, quando sono tornato a casa, ho pensato che sarebbe stato un peccato non condividerla». Il medico ha sfocato alcuni volti, per riservatezza (e pure per sicurezza), ma lo scatto è diventato subito virale: «È un’immagine che parla da sola. Non ha bisogno di spiegazioni. Mostra un'intera professione mobilitata e pronta ad affrontare gli eventi». Lavoravano, cercavano di non pensare al come, al perché, al dopo (soprattutto al dopo). Avevano il loro mestiere, tra le mani e nella testa, ogni considerazione è stata rimandata – ogni lamento, ogni più piccola traccia di rabbia è stata trasformata nei movimenti di dita che cucivano ferite, che trovavano la cura. Erano in quaranta nel centro d’emergenza, e hanno collaborato per mettere un argine al terrore di quella notte.

Un’infermiera del Saint Louis, Catherine, ha raccontato che gli eventi di venerdì notte hanno reso l’atmosfera «surreale», ma è rimasta commossa dall’«incredibile ondata di solidarietà» tra il personale medico: «Preferisco ricordare questa incredibile dimostrazione di solidarietà – tutto lo staff, i dottori, i chirurghi e le infermiere che spontaneamente hanno telefonato per offrire il loro aiuto e sono arrivati nel bel mezzo della notte senza nemmeno essere interpellati. In quella notte, sono stata orgogliosa della mia professione, dei miei colleghi e del mio ospedale». Un anestetista, il dottor Philippe Juvin, che ha lavorato con le truppe francesi in Afghanistan nel 2008, ha raccontato che quando era in zona di guerra non ha mai dovuto affrontare una situazione così difficile come quella della notte di venerdì.

 

Pourya Pashootan

[Il dottor Pourya Pashootan]

 

La situazione negli altri ospedali parigini non era molto diversa da quella del Saint Louis. Tutti gli ospedali di Parigi hanno dato il meglio di sé, in fatto di bravura professionale e solidarietà. Il capo del dipartimento di emergenza del Georges Pompidou è stato chiamato due ore dopo il primo attacco. La maggior parte delle vittime erano giovani, sopravvissuti alla carneficina del Bataclan. Le loro ferite sembravano delle ferite di guerra, ha raccontato il dottore. Avevano lesioni alle gambe, alle braccia, all’addome e al torace. Ha raccontato di avere assistito a molte «sparatorie, esplosioni, incendi di edifici, incidenti» in Afghanistan, ma ha aggiunto: «Non ho mai visto così tante vittime in una volta sola. In qualche modo però ce l’abbiamo fatta». Un chirurgo del Lariboisiere Hospital ha avvertito una sensazione di profonda desolazione e altri medici hanno raccontato come i pazienti fossero in uno stato di shock così profondo da parere drogati: «Era come se fossero stati pietrificati. Non esprimevano emozioni normali», ha commentato Dominique Pateron, a capo del centro di emergenza del Saint Antoine.

Il lavoro dei medici e dell’intero corpo sanitario parigino non è terminato nella notte del 13 novembre. Stanno ancora lottando per salvare le vite dei feriti più gravi, ma hanno già avvertito che molti pazienti soffriranno di ripercussioni serie e dovranno essere sottoposti a molteplici interventi chirurgici. In ogni caso, è certo che i superstiti degli attentati non saranno lasciati soli.

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