più di un dialetto

La lingua di Casnigo si meritava proprio un “dizionario”. Ci ha pensato Giacomo Aiazzi

L’ex sindaco ha pubblicato un libro che racchiude vent'anni di lavoro e 250 voci dialettali, alcune incredibili e quasi impronunciabili. Si è concentrato su quelle che stanno sparendo, minacciate da inglese e tecnicismi. Uno sguardo al passato che racconta la storia locale

La lingua di Casnigo si meritava proprio un “dizionario”. Ci ha pensato Giacomo Aiazzi
Val Seriana, 29 Giugno 2020 ore 14:21

di Giambattista Gherardi

Cento copie, numerate e firmate, che racchiudono un lavoro durato vent’anni e ben 250 voci tutte da leggere. È uscito in questi giorni in Val Gandino il primo («e ultimo», aggiunge lui) libro di Giacomo Aiazzi, 70 anni compiuti lo scorso ottobre. La parlata casnighese è uno studio particolarmente approfondito del dialetto di Casnigo, che può essere definito, senza tema di smentita, come una vera e propria lingua, dalle locuzioni incredibili e a volte impronunciabili. Giacomo Aiazzi conosce bene il paese, perché a dispetto del cognome paterno di origine milanese, per parte di madre discende dai Rossi casnighesi del ramo “Mécòt” e, soprattutto, di Casnigo è stato sindaco dal 2013 al 2018.

«Per studi e lavoro – spiega Aiazzi – sono più un “matematico”, ma la ricerca rispetto a tanti caratteristici termini usati in paese soprattutto dagli anziani mi affascina da sempre. Negli anni ho proposto alcuni approfondimenti in serate culturali locali e ho notato un’attenzione non banale da parte della gente». Ecco allora l’idea del libro, una sorta di piccolo vocabolario che non si limita alle sole spiegazioni di colore, peraltro godibili, ma che approfondisce l’origine di ciascun termine finendo per raccontare una piccola, grande storia locale.

«Ho indagato – aggiunge l’autore – sia la denominazione di toponimi locali, sia nomi comuni presenti in maggiore o minore misura nell’uso corrente. L’obiettivo è lasciare traccia del significato di tali parole e delle loro caratteristiche di utilizzo nel tempo presente e, ove possibile, anche relativamente a quanto veniva fatto nei tempi andati. L’individuazione dei vocaboli da analizzare è stata del tutto soggettiva. Ho privilegiato l’analisi di quei termini che vanno via via scomparendo dall’uso comune, sia per le mutate condizioni economiche e sociali, sia per il progressivo avanzare delle lingue nazionali (in primis italiano e inglese) nonché per l’incremento costante di neologismi soprattutto in area tecnico-scientifica. La ricostruzione etimologica, consente di gettare uno sguardo sul passato della nostra area linguistica dal punto di vista sia storico che socio-economico. Per questo è interessante il confronto con termini esistenti nei dialetti di aree vicine alla nostra (Brescia, Cremona, Milano e Bassa milanese, Valtellina) e nel ladino. Nella parlata casnighese ci sono anche vocaboli appartenenti al gergo “Gaì”, tipico dei pastori transumanti».

L’articolo completo a pagina 27 del PrimaBergamo in edicola fino al 2 luglio, oppure sull’edizione digitale QUI.

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