La mostra allo spazio Viterbi

La magia dei burattini bergamaschi (ancora più forte dello smartphone)

La magia dei burattini bergamaschi (ancora più forte dello smartphone)
03 Gennaio 2018 ore 03:00

«Vede, il fatto è che i bambini ridono ancora. Non solo: dialogano con i burattini mentre io sto recitando. E allora il Gioppino o Brighella risponde. E il bambino così entra nella scena, entra in questo mondo e si illumina. Adesso noi burattinai parliamo l’italiano con qualche parola in bergamasco, sennò i bambini non ci capiscono, ma la magia della baracca non cambia». Sono parole di Daniele Cortesi, il più autorevole dei burattinai bergamaschi. La magia della baracca che è più forte di smartphone e tablet.

Una mostra di “teste di legno”. Ma da dove arriva Gioppino? Che importanza ebbe per la gente bergamasca? A che punto arrivò la popolarità dell’arte dei burattini? Nel corso dell’Ottocento e della prima metà del Novecento fu certamente una forma di spettacolo di grande successo se si considera che verso la fine dell’Ottocento i burattinai in bergamasca fossero circa cinquecento (quasi tutti dilettanti) e che persino il beato Luigi Palazzolo intratteneva i suoi ragazzini con i burattini (ai quali affidava anche una certa forma di catechesi). Un’occasione per approfondire il mondo delle “teste di legno” viene dalla mostra Un tesoro da scoprire. I burattini della tradizione bergamasca nelle collezioni private, aperta nello spazio Viterbi della Provincia (in via Tasso), dal 22 dicembre fino al 31 gennaio 2018. Una rassegna – curata da Luca Loglio, Daniele Cortesi e Maria Teresa Zanoni, organizzata dalla Fondazione Benedetto Ravasio in collaborazione con Provincia e Università di Bergamo – che presenta ottantacinque pezzi, provenienti dalle raccolte delle famiglie Ravasio, Cortesi, Lucchetti, Losa, Cristini, Milesi, Molinengo, Sana e Scuri. La famiglia Scuri ha offerto la baracca che apparteneva al burattinaio bergamasco Arturo Marziali.

 

 

Una tradizione antica. Dice Luca Loglio, direttore artistico della fondazione e pronipote del celebre burattinaio Ravasio: «La mostra rientra in un progetto triennale che cerca di mantenere viva la memoria e la cultura della baracca, ma al tempo stesso vorrebbe arrivare a costituire un vero museo dei burattini. Dobbiamo considerare che Bergamo è una delle capitali mondiali di questa forma di spettacolo, che vanta una tradizione antica, come antica è quella della commedia dell’arte. Del resto, burattini e personaggi della commedia di improvvisazione sono strettamente legati». E lo sottolinea Daniele Cortesi, il più conosciuto burattinaio bergamasco contemporaneo: «Sì, la tradizione bergamasca della baracca ha radici lontane. Abbiamo notizie degli spettacoli di burattini organizzati da una donna, la Bissona, che era un personaggio straordinario, a quell’epoca così maschilista era capocomica in una compagnia teatrale della commedia dell’arte! Spesso i commedianti erano anche burattinai. Del resto furono gli Zanni bergamaschi a portare in giro per l’Europa lo spettacolo del teatro d’improvvisazione. Lo stesso Pulcinella, altro non è che uno Zanni (da Giovanni, che al tempo veniva detto Zuanne) che ha poi preso delle sembianze particolari. I burattini in un certo senso hanno salvato dall’oblio la commedia dell’arte dopo la riforma del Goldoni e l’editto di Napoleone…»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 20 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 4 gennaio. In versione digitale, qui.

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