Si chiama Mara Gambato

La nonna che ha dato la sua villetta ai profughi venuti dal mare

La nonna che ha dato la sua villetta ai profughi venuti dal mare
09 Maggio 2015 ore 12:23

Era sabato 18 aprile quando un barcone di circa 30 metri proveniente dall’Egitto e con a bordo centinaia di migranti, si è capovolto nel Canale di Sicilia, in un’area a circa 60 miglia a nord della Libia. Cercando di fornire dei numeri più precisi, su quella precaria imbarcazione si trovavano quasi 950 persone, comprese 200 donne e tra i 40 e i 50 bambini. Quello che doveva essere l’ennesimo viaggio verso una terra promessa si è trasformato in una vera e propria tragedia senza precedenti. Le stime delle vittime non sono ancora molto chiare, ma secondo le ricostruzioni di questi ultimi giorni saremmo già a quota 800. Come riportato da numerosi giornali, si tratterebbe della più grave sciagura del mare dal dopoguerra, peggiore anche della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013, che provocò 366 morti e 20 dispersi.

 

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I giorni successivi a questa immane sciagura giornali, televisioni e web hanno dedicato molto tempo e spazio ad approfondire questa notizia, continuando a sperare in qualche improvviso e insperato salvataggio dell’ultimo momento. Ciascuno di noi ha potuto osservare in tv le terribili immagini delle vittime disperse in mare e in tanti si sono subito attivati inviando donazioni a sostegno dei pochi superstiti. A tal proposito c’è una storia che merita di essere raccontata. È la vicenda di Mara Gambato, un’anziana signora padovana, che, commossa e toccata dalle immagini della strage, ha deciso di concedere la sua villetta di Sarmeola di Rubano a una cooperativa che si occupa di accoglienza profughi.

«Quando ha sentito alla tv di quelle 800 persone morte in mare – ha raccontato Sergio Ventura, il nipote che ha curato per conto dell’anziana l’affidamento dell’immobile alla cooperativa – e quando ha visto l’immobilismo dello Stato e delle istituzioni ha deciso di fare qualcosa». Al momento nessun giornalista è riuscito a parlare o a farsi rilasciare qualche dichiarazione dalla generosa 90enne. Ad occuparsi dell’accoglienza e del funzionamento della casa di via Borromeo è “Percorso Vita onlus”, un’associazione gestita da don Luca Favarin. «Quando ho incontrato la signora Gambato mi ha parlato della guerra e degli italiani all’estero – ha spiegato don Luca – e poi della difficoltà di assistere immobile a quei drammi. La mia impressione è che vedendo la tragedia quotidiana dei profughi abbia in parte rivissuto le difficoltà patite da lei, dai suoi amici e coetanei. È la dimostrazione di un’altra cultura veneta, che purtroppo spesso viene oscurata dall’intolleranza di certi».

 

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Al momento, l’anziana signora ha deciso di trasferirsi a Padova, in un’abitazione di sua proprietà vicino alle case dei nipoti. Con l’associazione gestita da Don Luca è stato stipulato un regolare contratto di affitto, anche se bisogna precisare che l’anziana signora chiede una quota che è dimezzata rispetto al reale valore di mercato della sua casa. Saranno dieci i profughi che “Percorso Vita onlus” potrà ospitare nulla nuova struttura. La notizia dell’arrivo degli immigrati non è stata accolta con molta gioia da alcuni vicini di casa, preoccupati dal differente modo di vivere di coloro che arriveranno. Timori e preoccupazioni a parte, il comune di Rubano, è comunque da molti considerato come un felice esempio di convivenza. Un giudizio ribadito con fermezza anche dal sindaco Sabrina Doni: «Non abbiamo avuto nessun problema con i vicini in nessuna di queste due esperienze – ha spiegato – non voglio parlare troppo forte ma è la dimostrazione della serietà con cui lavorano le cooperative coinvolte e della bontà del tessuto sociale di Rubano. Una dimostrazione anche dell’impegno di questi ragazzi che cercano qui un futuro di positività. Noi stiamo facendo la nostra parte, purtroppo ci sono altri amministratori e comuni vicini che non lo fanno».

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