Tutti quei sorrisi

Genova: stiamo vivendo un sogno

Genova: stiamo vivendo un sogno
04 Aprile 2017 ore 08:45

È iniziata con qualche timore per l’orgoglio genoano, è finita con Borelli che abbracciava Zukanovic e Pesic mentre alla fine “dell’allenamento” i tre salutavano con un sorriso grande così i circa mille bergamaschi arrivati a Genova. Tutti testimoni della storia. L’Atalanta non aveva mai ottenuto una vittoria esterna così larga. Ammettiamo di non aver messo mano all’archivio, ma ci fidiamo dei ricordi di chi con alle spalle almeno mezzo secolo di Atalanta si è speso con certezza. Chi era a Marassi (non vogliamo cadere nel blasfemo) ha visto qualcosa che sta assumendo i contorni dell’altro mondo. Un po’ come la rovesciata di Conti o la tripletta di Gomez. Follia? No, pura magia. Leggenda.

 

 

La Milano-Genova e la pizza sul cartone. La mattinata è iniziata con ben undici bus e tante auto che dopo colazione sono partiti alla volta della Liguria. Appassionati, parenti dei giocatori e giornalisti hanno percorso praticamente in fila indiana lo stesso tragitto: autostrada A4, tangenziale Est di Milano, tangenziale Ovest e poi, da Assago, giù verso Genova. Circa 200 km scarsi, un tragitto semplice fino a Serravalle Scrivia prima di una serie di tornanti da far ribaltare lo stomaco anche ad un Bronzo di Riace. Arrivati a Genova, lo smistamento è stato quasi automatico. Tifosi destinati all’uscita di Genvoa Ovest e poi al porto per il trasferimento con le navette verso lo stadio; parenti dei giocatori in qualche bel locale per il pranzo, magari fronte mare; e poi i giornalisti. Qualcuno ha parcheggiato al solito posto e ha poi dedicato la pausa pranzo alle trenette al pesto, mentre altri non erano nella lista dei “parcheggianti”. Niente posto auto, del resto a Genova in zona stadio è tutto un po’ blindato (c’è pure il carcere a pochi metri dalla Gradinata Nord) e allora via alla ricerca di un posto tranquillo per parcheggiare e (ovviamente) per mangiare. Poche centinaia di metri più avanti, ecco la soluzione: Pizzeria Mondoli, con parcheggio praticamente sull’uscio. Tutto buono, unico difetto? La pizza (buonissima) servita su un cartone che nemmeno all’autogrill sul cucuzzolo della montagna. Ma l’importante, come sempre, è la sostanza e non la forma.

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Gli striscioni rovesciati e i giacconi di Luca Percassi. Dentro l’impianto genovese, sempre uno dei più suggestivi del panorama italiano, tante piccole storie da raccontare. Il primo caffè utile è stato servito solo alle 13.42: va bene che la domenica a pranzo un po’ tutti cercano di tenere le gambe sotto il tavolo il più possibile, ma non è che chi arriva in anticipo con l’ansia da campionato può aspettare tanto per una buona dose di caffeina. Dentro la zona giornalisti, il primo commento è di un signore del posto che ne ha viste. E, dalla sua esperienza, ha sentenziato: «Il sistema non vi vuole, Gavillucci credo sia stato mandato per far vincere il Genoa». Prima che a qualcuno venisse la voglia di farsi dare 84 numeri del SuperEnalotto in modo da vincere con gli altri 6, tutti dentro al catino genovese. Emiliano Mondonico, inviato di Quelli che il Calcio, era già in postazione e dopo l’arrivo delle squadre ecco il dettaglio cromatico che conferma la contestazione rossoblù: gli striscioni dei club sono stati appesi al rovescio. A testa in giù. Segnale per Preziosi? Intanto in tribuna vip il presidente del Genoa è arrivato da solo (con qualche uomo della Digos di scorta) e da solo è rimasto a beccarsi gli insulti per tutta la partita.

Luca Percassi, amministratore delegato atalantino, ha fatto invece una bella cosa. Da marito premuroso e da amico attento. Il cielo era coperto, verso il mare soffiava un vento gelido e ad assistere alla gara c’erano anche la moglie Cristina e altri amici e parenti. A pochi minuti dal match, per aiutare tutti a sopportare meglio il clima, Luca Percassi è arrivato con 4-5 giacconi invernali dell’Atalanta. Distribuzione rapida, sorrisi di approvazione e via a gustarsi la partita. Signori si nasce, diceva il grande Totò.

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Gasperini: gli applausi e la panchina giusta. Un capitoletto a parte lo merita il tecnico Gasperini. Durante la ricognizione, dal tunnel degli spogliatoi è comparso solo il suo secondo Gritti. Al momento dell’ingresso delle squadre, nonostante una musica assordante, gli applausi per l’ex mister del Grifone sono stati belli come uno squarcio di luce (di riconoscenza) nel cielo carico di pioggia (la contestazione). Gli occhi del tecnico di Grugliasco sembravano lucidi anche da lontano e a spiegare il momento ci ha pensato la traiettoria della sua camminata: il Genoa occupa la panchina a sinistra della Tribuna Centrale, dunque gli ospiti sono andati verso destra. Gasperini è partito dal tunnel e pian piano ha tenuto una pendenza mancina. Un po’ come quelle macchine che forano una gomma e “tirano” tutte da una parte. Quasi a centrocampo, il Gasp si è ricordato che ora è alla guida della Dea e ha sterzato ma il suo sorriso, anche quando alcuni fotografi lo hanno abbracciato, lasciava trasparire grande trasporto.

 

 

La partita: tutto troppo bello. Durante i 90’ più recupero del match, è successo talmente tanto di bello che non ve lo stiamo nemmeno a raccontare. I bergamaschi presenti nel settore ospiti si sono stropicciati gli occhi al gol di Conti, hanno applaudito il rigore del Papu e ancora le altre due marcature del numero 10 atalantino e quella di Caldara che gioca dietro ma, incurante dei divieti di sosta che i soliti pregiudizi impongono per i difensori in licenza offensiva, ha insaccato un altro pallone alle spalle del povero Rubinho. In casa Genoa, mentre i bergamaschi festeggiavano, emblematica la contestazione a Preziosi. Insulti vari a parte, per il presidente ma pure per Mandorlini (mister, se mette Morosini e Beghetto sul 3-0 e sul 4-0 dopo che è partito con Izzo mediano, un po’ se le cerca…) ecco il doppio colpo di teatro: al 63’, dopo la follia di Pinilla e il 3-0 di Gomez, tutta la Gradinata Nord si è voltata spalle al campo e ha pure aumentato i decibel del sostegno. Poco dopo, dal settore più caldo del tifo rossoblù, ecco il coro più umiliante: «La Primavera, vogliamo la Primavera».

 

 

Il fischio finale, la festa e il rientro. Al fischio finale, il gruppo nerazzurro ha festeggiato sotto il settore ospiti proprio mentre dall’altra parte i giocatori di casa, a capo chino, andavano a prendersi i fischi dei propri sostenitori. Prima una decina di atalantini hanno fatto la solita corsa verso i tifosi, poi sono arrivati Kurtic e Kessiè e la situazione è precipitata. Uno, due, tre e forse più ripetizioni della classica esultanza di fine gara, una sorta di elastico emozionale a tenere collegati i tifosi ai giocatori. Gli sguardi, in campo e nella pancia del Ferraris, raccontavano molto più di mille parole e quando al termine della conferenza stampa del Gasp tutti pensavano solo al ritorno, ecco la domanda delle domande: abbiamo mai ottenuto una vittoria simile in trasferta? Forse sì, magari c’è qualche tabellino che smentirà tutto, ma non importa. Ciò che resta di questa prima domenica di aprile del 2017, è la gioia di chi sulla Milano-Genova ha fatto andata e ritorno verso il paradiso. Uomini, donne, bambini e bambine che c’erano e un giorno racconteranno di esserci state. Le istantanee che restano dentro sono tutte quelle che vi abbiamo raccontato, ognuno avrà le sue magari dal settore ospiti, dalla tv o avvolto nel giaccone della Provvidenza. Non importa. Ciò che resta, ve lo scrive chi ha visto dal vivo il 2-0 di Napoli ma anche il 7-1 di Milano solo per ricordare le trasferte più recenti. È la stupenda sensazione che il Milan a meno quattro non sia un caso ma una grandiosa verità. Ha ragione un tifoso social, che in un commento ha scritto la verità delle verità: non stiamo sognando, stiamo semplicemente vivendo un sogno.

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