Eroi a quattro zampe

La storia dei cani che salvano vite ha avuto inizio qui, a Seriate

La storia dei cani che salvano vite ha avuto inizio qui, a Seriate
18 Settembre 2018 ore 09:20

«È iniziato tutto a Seriate, trent’anni fa. Facevo parte di un piccolo gruppo di protezione civile nella zona di Ponte Nossa insieme a quattro amici, uno di essi Stefano Zambelli mi accompagna ancora, e mi sarebbe piaciuto avere un cane che potesse essere d’aiuto agli altri. Pur non avendo mai visto un Terranova in vita mia, sfogliando un vecchio manuale della Garzanti (costava 800 lire), una piccola enciclopedia di tutte le razze canine che conservo ancora, lo sguardo è caduto sul disegno di questo grosso cane nero e dopo aver letto la descrizione delle sue caratteristiche ho cercando sulle pagine gialle un allevamento nella Bergamasca dove ho acquistato Mas, il mio primo cucciolo di Terranova, con l’obiettivo di farlo addestrare». Ferruccio Pilenga ricorda così l’avvio dell’attività della Sics (Scuola Italiana Cani da Salvataggio), che presiede e ha fondato nel 1989 e che ogni anno mantiene circa 400 cani brevettati, operativi sulle spiagge di tutta Italia in aiuto dei bagnanti.

 

 

«Per addestrare Mas mi sono rivolto ai colleghi della Protezione Civile che però non facevano salvataggio in acqua ma soltanto in zone con macerie e ricerca delle persone scomparse – racconta Ferruccio –. Quindi, mi sono rivolto ad alcuni amici che facevano parte dell’unità Sar (Search and Rescue) dell’Aeronautica e con loro abbiamo iniziato a lavorare col cane seguendo la tecnica illustrata nel libro Il richiamo della foresta di Jack London in cui viene raccontata l’impresa del cane Bucca che, legato a una corda, trae in salvo il suo padrone Toto. Ispirandoci alla narrazione, ci siamo inventati un’imbragatura ad hoc per il cane che poteva essere impegnato nel salvataggio delle persone. La prima esercitazione in elicottero, durante la quale mi sono calato con il cane per recuperare un pericolante, risale al 1992 ed è stata eseguita in Bergamasca. È nata così la nuova tecnica, che utilizziamo ancora oggi, che io definisco “a delfino”. In questo modo il cane trasporta il conduttore verso la persona in pericolo e poi riporta entrambi a riva. Un esempio concreto può dare la misura della forza di questi animali, basti pensare che se per trainare una slitta si devono impiegare sei cani, un cane da salvataggio in acqua può salvare da solo sei persone. Siamo l’unico organismo civile riconosciuto a supporto delle istituzioni pubbliche e dal 1996 delle Capitanerie di Porto e della Guardia Costiera; inoltre, da quasi sei anni le motovedette della polizia provinciale sul lago d’Iseo tutti i fine settimana estivi ospitano una nostra unità cinofila».

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Le razze principalmente utilizzate nei salvataggi sono quelle dei Terranova, Labrador, Golden retriever, per la loro indole socievole e le loro capacità natatorie, ma vengono impiegati anche pastori tedeschi o Rottweiler, anche se rappresentano una piccola quota. «Tra i salvataggi impressi nella memoria ci sono sicuramente il primo e l’ultimo. Il primo venne eseguito al lago Moro, quando Mas salvò mia figlia Valentina che si era pericolosamente allontanata in acqua da un’amica. Bastò un comando e Mas la portò subito in salvo; l’ultimo è stato eseguito pochi giorni fa a Forte dei Marmi. Chi si rivolge alla nostra scuola, dopo una prova può decidere di far conseguire il brevetto di salvataggio, che ha validità annuale, al suo cane. La preparazione dura all’incirca un anno e mezzo durante il quale formiamo il padrone per fare in modo che lui stesso sia in grado di addestrare il suo cane – spiega Ferruccio –. Inoltre, i cani che devono essere brevettati vengono sempre affiancati dai nostri cani istruttori esperti. Ogni animale in media inizia a operare da quando ha un anno e mezzo fino agli undici anni. Ogni anno circa quaranta cani vanno “in pensione” ma riusciamo a brevettarne circa ottanta tra tutte le nostre sezioni. Ogni nostro risultato è frutto dell’impegno dei volontari e della passione che ci anima, la nostra arma vincente».

 

 

Un modello che la Sics ha esportato, non solo in tutta Italia, ma anche all’estero. «Un esempio italiano che in molti ci invidiano; siamo gli unici ad applicare queste tecniche con successo – continua Pilenga –. Abbiamo cominciato Seriate e oggi il centro di addestramento principale è all’Idroscalo di Milano. Adesso ci stiamo espandendo in Germania, ad Augsburg, in Svizzera e abbiamo progetti alle Canarie, alle Azzorre e negli Usa, a Boston, New York e San Diego. Siamo appena stati a Lugano, dove siamo stati invitati per una dimostrazione durante un’esercitazione di elisoccorso. Da ultimo, siamo impegnati anche sul fronte della divulgazione: nel maggio scorso io e il mio ultimo cane, Reef, siamo stati chiamati a bordo delle motovedette della Guardia Costiera per girare il documentario Superpower dogs in Imax 3d, distribuito nelle sale cinematografiche, e sempre Reef è protagonista di un documentario di 40 minuti sui cani da salvataggio realizzato da Sky, che si può vedere online. Inoltre, da ormai tre anni, con i nostri cani ci rechiamo negli ospedali di Milano – conclude Pilenga –, in particolare al Buzzi, al Policlinico De Marchi e al San Raffaele, oltre che nella casa di riposo per anziani Castellini a Melegnano, dove i nostri eroi a quattro zampe visitano bambini e anziani ricoverati nei diversi reparti nell’intento di trasmettere simpatia e positività. Spesso capita che diversi pazienti, una volta dimessi, vengano a trovarci al mare o all’Idroscalo».

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