Il premio Euward per l'Outsider Art

I ragazzi di neuropsichiatria artisti nell’Atelier dell’Errore

I ragazzi di neuropsichiatria artisti nell’Atelier dell’Errore
09 Dicembre 2014 ore 11:49

Il 25 novembre scorso alcuni siti hanno dato una notizia particolare: per la prima volta un’italiana, Giulia Zini (18 anni) ha vinto l’Euward, il premio riservato all’Outsider Art. Dietro a questo annuncio si nasconde una storia ricchissima e complessa che ci è molto più vicina di quanto si possa pensare. Prima di tutto occorre dire che l’Euward è un premio europeo di pittura e grafica, assegnato ogni quattro anni a Monaco ad artisti con disabilità mentali e creato nel 2000 per offrire agli artisti disabili un forum professionale per il loro lavoro creativo. Detto questo, la giovane vincitrice 2014 in questione, Giulia Zini, è una ragazza di Novellara che soffre di disturbi neuropsichiatrici e da anni frequenta l’Atelier dell’Errore gestito dall’artista bergamasco Luca Santiago Mora.

 

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Una realtà metà emiliana e metà bergamasca. L’Atelier dell’Errore è un laboratorio d’arti visive dedicato ai ragazzi della neuropsichiatria infantile. È nato 12 anni fa a Reggio Emilia, all’interno dell’Ausl, e da tre anni esiste anche a Bergamo. È gestito da Luca Santiago Mora, fotografo e artista che tempo fa si è trovato – un po’ per caso, dice lui – a scrivere un progetto per una atelier dedicato al reparto infantile di neuropsichiatria: ma il lavoro a cui ha dato vita è stata un’opera temporanea, che andava a riempire il vuoto lasciato da un’amica in partenza per l’estero. Da quel primo “errore” è nata un’esperienza duratura nel tempo che è diventata via via sempre più forte, raccogliendo riconoscimenti su più fronti, sia dal mondo della neuropsichiatria sia dal mondo “esterno”.

Se a Reggio Emilia l’atelier è finanziato dall’Ausl, a Bergamo vive grazie a fondi privati, cercati e trovati ogni anno. In Lombardia, infatti, il primario di neuropsichiatria infantile non può mettere in bilancio delle attività che non siano solo cliniche, per questo l’atelier bergamasco di fatto viene “regalato” al reparto attraverso fondi privati. Entrambi gli atelier non si svolgono nei rispettivi ambulatori ospedalieri, ma cercano degli ambienti diversi, capaci di far dimenticare per un momento ai ragazzi la loro situazione clinica. A Bergamo, per esempio, Luca Santiago Mora ha chiesto e ottenuto di poter usare per un giorno alla settimana il Museo di Scienze Naturali, un luogo ideale visto che i ragazzi dell’Atelier dell’Errore dipingono principalmente animali, strani, insoliti, fantastici e concreti.

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All’interno dell’atelier. Durante gli incontri, principalmente si disegna. Il disegno è una sorta di sfida che Luca Santiago Mora ha raccolto dopo che, durante i primi incontri, uno dei ragazzi partecipanti aveva dichiarato: «Io non posso disegnare». Il non poter disegnare è un fatto ben diverso dal non saper disegnare, perché è la conseguenza di una coriacea stratificazione di insuccessi, di dichiarazioni di incapacità, di insoddisfazione nel proprio segno che si deposita nel cuore di un ragazzo fino a estraniarlo dall’atto del disegnare. Ecco perché un secondo “errore”, il disegno, è diventato l’elemento principale dell’Atelier.

L’esperienza di Luca Santiago Mora non è la sola nel mondo della neuropsichiatria infantile, ma è di certo una di quelle più interessanti, perché negli anni è riuscita a caratterizzarsi e a costruire un orizzonte diverso per i ragazzi coinvolti. Durante le ore in atelier non si fa arte terapia, o meglio Luca Santiago Mora non è un arteterapista, non è educatore e non ha una formazione diversa da quella di un artista visivo. Ha saputo concretizzare il valore dell’arte come mezzo per raccontare delle storie, per mostrarle e rapportarcisi. Parlando con lui si scopre che l’Atelier, di fatto, è un laboratorio sulla narrazione, dove l’unica cosa che conta è che emergano le storie custodite da questi ragazzi nella profondità delle loro esperienze. In questo senso, l’arte svolge la sua funzione relazionale perché lascia a questi racconti la possibilità di uscire attraverso un’immagine che le fortifica per permettergli di essere raccontate.

Oltre a questo è importante dire che il disegno non è la sola tecnica utilizzata, ma si cerca sempre il modo migliore per aiutare questi ragazzi a esprimersi, sia esso la danza o altra forma artistica. Allo stesso tempo, occorre dire che l’esperienza emiliana si è differenziata da quelle di altri atelier dedicati alla neuropsichiatria infantile proprio per aver saputo garantire ai partecipanti una proposta molto seria, che li facesse sentire parte di un percorso strutturato e qualificante. Basta guardare questi disegni per capirlo. Hanno una qualità comunicativa che si inserisce perfettamente in un’idea di arte contemporanea accettata e accettabile. Non sono dei semplici “lavoretti” pensati per passare del tempo, si rivolgono a un percorso artistico concreto. E questo i ragazzi lo sentono.

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Opere uniche al mondo. Seppur affascinanti, le opere realizzate dai ragazzi dell’atelier non sono la creazione più interessante di questa esperienza. Le opere uniche al mondo sono infatti i ragazzi stessi, la loro energia, la loro sfegatata ammirazione per la normalità. Con i ragazzi dell’Atelier dell’Errore, Luca e la sua equipe lavorano su concetti di autostima e socializzazione, aspetti su cui l’arte può fare molto, aiutando la clinica nel suo lavoro terapico.

Così, negli anni, questo bergamasco trapiantato in Emilia e ora tornato a casa, ha saputo dar vita a un atelier dedicato a ragazzi disabili, che non fosse relegato alle sole attività “dedicate ai pazienti neuropsichiatrici”. I disegni di questi incontri si sono trasformati in libri presentati nelle fiere del libro, i ragazzi sono stati in radio, sono stati a manifestazioni d’arte. La stessa cosa che è successa ora con il premio di Monaco.

I tempi e le persone che ci lavorano. Accanto a Luca Santiago Mora ci sono pochi assistenti. Il fatto è che i laboratori, seppur apprezzati per il loro valore, vanno riconfermati di anno in anno e questa assoluta precarietà non garantisce un alto numero di disponibilità al progetto. Tra le persone che lo aiutano ci sono molti genitori (costituitisi ora nell’Associazione Atelier dell’Errore Onlus) e una sorta di comitato scientifico, che non lavora direttamente con i ragazzi, in cui rientrano uno psichiatra, un pediatra e una studiosa d’arte.

Per ogni pomeriggio d’atelier possono partecipare al massimo 14 ragazzi, anche se le richieste di adesione soprattutto a Bergamo sono in continuo aumento. Ad ogni gruppo viene dedicato solo un pomeriggio a settimana (in Germania per esempio i ragazzi che hanno accesso all’atelier possono recarvisi ogni giorno della settimana, tutte le volte che vogliono) senza selezioni preventive.

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L’Euward e il suo lungo percorso. Il premio viene assegnato ogni 4 anni e, a differenza di altri manifestazioni, è un serio percorso sulle potenzialità assolute dell’Outsider Art. La commissione di altissimo livello e la presidenza di giuria affidata ad un artista ne sottolineano l’aspetto non settoriale; per questi motivi Luca Santiago Mora ha deciso di partecipare con i suoi ragazzi per la prima volta quest’anno. Si sono iscritti 370 ragazzi nei vari atelier di tutta Europa e ne sono stati selezionati 20 per la mostra collettiva a Monaco, tra cui c’erano due ragazze dell’Atelier dell’Errore e le uniche italiane. Dai ragazzi selezionati la commissione ha scelto i tre finalisti valutando un portfolio di disegni originali.

Poi Giulia è stata decretata vincitrice. Prima italiana a vincere durante la prima partecipazione dell’Atelier dell’Errore. Un successo! La vittoria dell’Euward si è concretizzata in diversi modi: innanzitutto una ragazza delicata come Giulia è andata per la prima volta all’estero a 18 anni, protagonista di una serata che non dimenticherà mai. Questa è l’esempio di cultura sociale a cui Luca Santiago Mora cerca ogni giorno di dare vita. L’Euward, poi, è un premio per la collettività dell’Atelier, senza la cui energia tutto questo non sarebbe stato possibile. Terzo, è una carta che permette di avanzare richieste, la prima delle quali si è già concretizzata: l’Atelier dell’Errore Big.

Uno sguardo adulto. A gennaio, per la prima volta, l’Atelier dell’Errore inizierà un percorso dedicato agli adulti, ovvero a chi a 18 anni passa dalla neuropsichiatria infantile all’handicap adulto. Questo è un sogno del suo fondatore, che troppe volte ha visto vanificati gli sforzi fatti con i ragazzi, che finivano poi incanalati in un percorso di assistenzialismo completamente alieno all’esperienza artistica. Questo nuovo progetto è il primo passo per realizzare un’utopia sociale, ovvero la trasformazione di una criticità in una ricchezza sociale che diventa bellezza. Nella mente del suo ideatore l’arte può essere qualcosa che apre la mente di questi ragazzi, anche nel loro diventare uomini e donne, e l’atelier può permettersi di sopravvivere con la commissione di lavori, restituendo a chi ne fa parte quella serietà e qualità che viene richiesta loro.

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