L'inizio del Giubileo

Le mille Porte della misericordia

Le mille Porte della misericordia
09 Dicembre 2015 ore 04:00

Dieci, cento, mille Porte sante. Papa Francesco indicendo il Giubileo della Misericordia a 50 anni dalla chiusura del Concilio Vaticano II non poteva non introdurre un “decentramento” dell’Anno Santo: è il cuore della sua idea di Chiesa, più allargata e più attenta alle periferie. Così il Giubileo 2015 ha una novità assoluta: oggi, 8 dicembre, Francesco ha aperto la porta santa di San Pietro, ma a partire dal 13 dicembre il rito si ripeterà in tutte le chiese cattedrali delle diocesi (a Bergamo la Porta verrà aperta dal vescovo in Cattedrale alle 10,30).

La novità è grande. Innanzitutto nel nome. Non più e non solo Porta Santa, ma Porta delle Misericordia, a ricordare il cuore del Giubileo e poi per riempire di valore personale il passaggio della porta, ovunque avverrà: passare la porta significa rivolgere il pensiero al Padre e fare domanda di perdono. A San Pietro e nelle altre basiliche romane (San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore, San Paolo fuori le mura) il rito rispetterà la tradizione: qualche settimana prima sono state smurate (il muro viene eretto all’interno alla fine di ogni Giubileo) e si è proceduto alla “ricognitio”, cioè al controllo della scatola metallica riposta dal papa che aveva chiuso l’ultimo Anno Santo. Francesco, come vescovo di Roma, il 13 dicembre sarà a San Giovanni, per il rito di apertura.

 

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Ma le novità non finiscono certo qui. Il 18 dicembre il papa sarà all’Ostello Luigi Di Liegro della Caritas di Roma, vicino alla Stazione Termini, per aprire qui una Porta della Carità. Nella bolla di indizione si dice anche che «potranno disporre l’apertura di ulteriori Porte della Misericordia anche presso santuari di particolare importanza, specie laddove si riscontri la felice circostanza per cui i molti fedeli che li frequentano possano sempre incontrare l’abbraccio misericordioso del Padre nella confessione». In Lombardia questi luoghi sono nove, tra cui Sant’Ambrogio a Milano, il Santuario di Rho e la basilica di san Niccolò a Lecco. A cui sono stati aggiunti due luoghi dell’accoglienza e della cura, come l’Istituto don Gnocchi di Milano e la l’Istituto della Sacra Famiglia di Cesano Boscone.

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Il decentramento di Francesco è una faccenda seria. Tocca anche le carceri, luoghi a cui il papa ha sempre prestato la massima attenzione. Per cui è stato stabilito che Porta santa sarà “Ogni volta che i detenuti passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre”.  A Padova lo sarà anche quella della cappella del carcere Due Palazzi, per decisione del vescovo Claudio Cipolla. Sogno di Fratesco è anche quello di portare i detenuti a piazza San Pietro, sogno difficilmente realizzabile per evidenti ragioni di sicurezza. Comunque la data è fissata, 6 novembre. E sicuramente una delegazione di un centinaio di detenuti potrà essere presente.

E non finisce qui. Francesco ha voluto avere un pensiero anche per i profughi, in questo caso quelli del campo di Erbil dove sono concentrati migliaia di cristiani che hanno dovuto scappare dai territrori occupati dall’Isis. Qui sarà un tenda a far da Porta della Misericordia, come ha chiesto l’arcivescovo caldeo Basjar Matti Warda. Il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël Sako invece aprirà la porta a Bagdad nella cattedrale della Madonna dell’Addolorata.

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