Il Vangelo della domenica, per tutti

Le prediche che avrei voluto sentire (del perché un ladrone si salva)

Le prediche che avrei voluto sentire (del perché un ladrone si salva)
23 Novembre 2019 ore 10:00

Siamo all’atto finale. Anzi: semifinale, perché tra due giorni sarà fuori. Dalla tomba, s’intende. Risorgerà, lo sappiamo. Però tutti sono convinti che il sipario cadrà definitivamente tra qualche minuto su quel dramma pieno di interrogativi rimasti aperti. Le croci, sulla terra strapelata del Golgota (che vuol dire appunto “cranio”) sono tre: quella del Re dei Giudei smascherato come impostore dalle autorità civili e religiose, autoctone e straniere; le due che ospitano delinquenti comuni: l’uno un cinico incallito, l’altro ancora in grado di distinguere fra le proprie colpe e quelle attribuite al Re. È convinto, il brav’uomo, che costui non abbia commesso alcun reato, che sia in realtà una persona speciale. Dice all’altro di piantarla con le sue provocazioni. Viene da pensare: ma come ha fatto un mezzo delinquente a capire meglio del Procuratore romano e dei membri del Sinedrio come stavano le cose? Forse perché lui era, tutto sommato, un semplice?

 

 

La scena è quella – consueta per le esecuzioni pubbliche – in cui la stupidità umana dà il meglio di sé. Tre i condannati sulle croci. La gentaglia che insulta quello più famoso, lo sconfitto del giorno, il sedicente Re dei Giudei, provocandolo a dar prova dei suoi poteri – nei quali non crede affatto – scendendo magicamente dal palo cui era stato appeso.

Alle grida della folla si unisce uno dei due malfattori crocifissi vicino a Gesù, lassù in alto. La sua è però una provocazione interessata: Se sei quello che dici di essere, perché non smentisci giudici, guardie, sacerdoti e redattori di cartelli d’accusa salvando te stesso e noi ? Nessuna risposta.

L’altro compare doveva essere un tipo più mite, delinquente per occasione più che per scelta, che ha ancora la lucidità necessaria a giudicare la differenza di condizione fra loro due malavitosi e quel povero figlio che (lui ne era certo, non sappiamo né come né perché) non aveva fatto niente di male. Sapeva anche dove sarebbe andato una volta morto e chiede ospitalità, o anche solo un ricordo, a quello che – ancora: non sappiamo con quali motivazioni o per quali vie – ha riconosciuto come re di un regno che non è di questo mondo.

Pensate che Gesù gli avrebbe potuto rispondere diversamente da come sappiamo che rispose?

E pensate magari che questo personaggio così umano sia stato condannato per altra ragione se non quella di accelerare la sua entrata nel regno? Al prezzo di una breve (anche se decisamente intensa) tribolazione, d’accordo. Ma non domani: oggi stesso ci sarebbe entrato. A mio parere ci ha guadagnato. In ogni caso resta l’unico, nella storia, di cui conosciamo il destino dopo la morte.

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