Si chiama U-Miles

L’idea di due giovani bergamaschi Il dosso che accende la luce

L’idea di due giovani bergamaschi Il dosso che accende la luce
Pensare positivo 30 Agosto 2018 ore 06:30

Se tutto andrà come deve andare, potremmo un giorno vedere in città dei dossi che creano energia elettrica al passaggio delle automobili. Un progetto, denominato U-Mies, che è ancora più sensazionale una volta scoperte le menti che lo hanno ideato. Già, perché si tratta di ragazzi non giovani, ma giovanissimi, freschi di diploma e ai primi anni di università. Il patrocinio dell’idea, durante l’intervista, è pacificamente assegnata ad Andrea Colombi, studente della facoltà di Fisica alla Statale di Milano, classe 1998. La stessa età del suo “socio”, Luca Simonetti, al primo anno della facoltà di Letterature straniere per il commercio internazionale all’Università di Verona. I due ragazzi si avvalgono poi della preziosa collaborazione di una squadra ben assortita. Con un posto vacante…

Ciao Andrea, ciao Luca. Parlateci un po’ del vostro dosso. Di cosa si tratta?
«Si tratta appunto di un “dissuasore”, come li chiamano adesso, che, in parole povere, sfrutta l’energia cinetica dei veicoli in fase di decelerazione per generare energia elettrica».

Di quanta energia stiamo parlando?
«Stiamo ancora terminando la progettazione del prototipo, ma abbiamo calcolato che, a l l’incirca, il passaggio di un’automobile è in grado di generare energia pari a circa 21 wh. Tradotto, l’energia elettrica necessaria a caricare un cellulare».

Avete detto che siete in fase di progettazione. Tempistiche?
«Secondo la nostra tabella di marcia, che fino a oggi abbiamo tendenzialmente rispettato, dovremmo terminare la progettazione, prototipo compreso, grosso modo per settembre».

Dopodiché?
«Stiamo già cercando dei finanziamenti, e ci stiamo guardando attorno in cerca di collaborazioni con realtà già emerse. Abbiamo parlato con diversi imprenditori che si sono dimostrati anche piuttosto interessati, ma noi vorremmo consegnare un progetto realizzato autonomamente, e vorremmo che le collaborazioni iniziassero nella seconda fase, a progetto ultimato. Una modalità che potrebbe essere indicata per avviare il tutto sarebbe ottenere il permesso da singole amministrazioni comunali per installare un esemplare che possa dimostrare la validità del nostro lavoro e allo stesso tempo far girare la voce. Ma vedremo».

Non siete solo voi due a lavorare a questo progetto, giusto? Chi sono gli altri?
«Siamo in sei: oltre a noi due abbiamo in squadra anche un ingegnere meccanico che sta, al momento, conseguendo la laurea magistrale, un referente per il commercio, un altro ragazzo appena diplomato che andrà a studiare Elettrotecnica e un altro ragazzo della nostra età che studia Ingegneria energetica».

E siete al completo?
«Diciamo che un ingegnere elettrico o comunque qualcuno che sappia applicarsi in quel campo ci sarebbe molto utile…».

Quanto costerebbe la realizzazione effettiva del vostro progetto?
«A livello di materiale crediamo che sarebbe piuttosto sostenibile, dato che il dosso vorremmo realizzarlo con materiali di uso comune. Non abbiamo fatto una stima ben precisa. Comunque già da alcuni anni questa è una soluzione ben inserita nel discorso più ampio sulle energie rinnovabili a livello mondiale e, soprattutto in Oriente, è già piuttosto sviluppata: l’operazione è sicuramente sostenibile».

Ma come è venuta, a dei ragazzi come voi, l’idea di avviare una start up in questo ambito?
«Completamente dal nulla, è stata una sorta di illuminazione. Spesso ci siamo trovati a discutere di questioni legate alla salvaguardia dell’ambiente, alle energie rinnovabili, e abbiamo pensato di poter fare qualcosa, anche di piccolo, per migliorare il mondo in cui viviamo. Non crediamo certo di poter salvare il mondo, ma questo è un progetto a cui crediamo e a cui dedichiamo un impegno enorme, specie considerando che tutti noi siamo anche studenti universitari e alcuni di noi devono conciliare questo impegno non solo alla scuola, ma anche a lavori part-time».

Dei giovani che, nonostante quanto si dice riguardo al futuro, riguardo ai cervelli in fuga, riguardo alla crisi delle ambizioni giovanili, scelgono di credere in un progetto costruito dal nulla, cosa dicono a chi non ha fiducia in loro?
«Non sta a noi dire agli altri quello che dovrebbero pensare dei giovani o del futuro. Diciamo solo che noi siamo ragazzi, che ci stiamo mettendo in gioco e, ironia della sorte, lo stiamo facendo proprio in un settore, quello delle energie rinnovabili, che in un certo senso è il futuro per eccellenza».

Insomma, se siete ingegneri elettrici, o se semplicemente siete interessati al progetto, non vi resta che contattare questi ragazzi. Per l’occasione diamo anche l’indirizzo di posta elettronica a cui fare riferimento: colombiandrea98@gmail.com

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