Parla il presidente

L’Impronta festeggia 25 anni «Le fragilità sono una risorsa»

L’Impronta festeggia 25 anni «Le fragilità sono una risorsa»
17 Novembre 2017 ore 09:45

«L’Impronta» per lasciare delle tracce, dei segni, per rendere visibile agli altri il proprio passaggio. Questo il nome della cooperativa con sede a Seriate, che venerdì 17 pomeriggio, dalle 16, celebra al Teatro Aurora i venticinque anni di lavoro. Un’occasione durante la quale i soci e i volontari della cooperativa, insieme ad altre realtà, si riuniranno per Il coraggio di abitare un sogno, un evento gratuito e aperto a tutti, per raccontare un pezzo di cammino lungo un quarto di secolo. Quella de «L’impronta» è un’esperienza lunga e rodata, durante la quale la cooperativa è cresciuta nelle quattro macro-aree di Bergamo, Seriate, Dalmine e Grumello del Monte, sviluppando progetti e collaborazioni al fianco dei soggetti più deboli della comunità, dalle persone con disabilità ai minori con problemi famigliari, per aiutarli a ritrovare un loro ruolo e tornare a esserne parte integrante. Stefano Rota, che ne è il presidente da nove anni, ci ha raccontato quali obiettivi sono stati raggiunti fino ad oggi e quali sono le ambizioni riposte nel futuro.

Come è nata la cooperativa?
«L’impronta è nata nel 1992, sviluppandosi da quella che era inizialmente una semplice associazione di volontariato. Fin dal suo inizio si è focalizzata sulle aree sociali che coinvolgono soggetti in condizioni di fragilità, come disabili, minori e anziani».

 

 

E qual è il vostro obiettivo?
«Abbiamo sempre lavorato affinché la nostra cooperativa non fosse solo altamente specialistica, ma che fosse anche fortemente connessa al territorio su cui agiva. Per noi “L’impronta” deve saper rispondere anche ai bisogni non standardizzati, anche ai bisogni nuovi che contraddistinguono in nostri tempi. Per questo per noi è fondamentale fare continuamente ricerca su quali siano le reali esigenze del luogo».

E come fate questa ricerca?
«Interagendo, o meglio, abitando il territorio. In tutti questi anni, i progetti che sono stati portati avanti hanno visto la collaborazione delle famiglie, delle istituzioni, degli enti pubblici del Comune interessato. Le nostre iniziative non sono mai studiate esclusivamente da noi, ma sono progettate in collaborazione con i soggetti del paese. Le nostre competenze non sono cristallizzate, ma elastiche, si modellano a seconda dell’esigenza e dei cambiamenti che avvengono».

 

 

Può fare un esempio pratico?
«Nella pratica, potrei dirle che nel nostro Consiglio d’amministrazione, ci sono sempre stati genitori di ragazzi disabili. Una presenza che si è rivelata fondamentale nel momento in cui occorreva capire come muoversi, quali progetti sviluppare nell’ambito della disabilità. Poco fa, a proposito, abbiamo festeggiato i dieci anni trascorsi dal primo appartamento studiato appositamente per disabili, che si trova a Osio Sotto. C’è poi un orto sociale in Città Alta, dove almeno quindici utenti disabili lavorano con un agronomo, con alcuni operatori e traggono da quella fonte tanti stimoli nuovi. Ma per elaborare questi progetti, il confronto con i genitori è per noi fondamentale. La nostra volontà è quella di uscire dalla semplice ottica dell’offerta dei servizi. È necessario entrare nell’ottica di costruire delle valide politiche sociali».

Per quanto riguarda gli altri ambiti di cui vi interessate, invece?
«Stiamo vivendo un’esperienza importante su Bergamo, in collaborazione con l’associazione Agathà, che si occupa di ragazze del circuito penale minorile, e dove noi siamo soggetti attivi. Insieme alle Suore Sacramentine del Patronato San Vincenzo abbiamo costruito degli spazi per permettere loro di seguire un percorso di autonomia. L’altro ambito…»

 

Per leggere l’articolo completo, rimandiamo a pagina 24 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 23. Per la versione digitale, qui.

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