Il direttore del Mario Negri

L’ottimismo di Remuzzi: «Gli infettati di oggi sono meno gravi»

Durante un intervento a "Piazza Pulita", su La7, e in un'intervista a "Libero", lo scienziato bergamasco spiega perché, a suo parere, le cose starebbero cambiando in meglio

L’ottimismo di Remuzzi: «Gli infettati di oggi sono meno gravi»
09 Maggio 2020 ore 16:23

«I malati di adesso sono completamente diversi da quelli di tre o quattro settimane fa, continuano a diminuire le terapie intensive e i ricoveri nei reparti normali. Prima arrivavano nei pronto soccorso ottanta persone tutte con delle difficoltà respiratorie gravi, oggi ne arrivano dieci e otto le puoi mandare a casa». Parole di Giuseppe Remuzzi, direttore dell’istituto di ricerca farmacologica Mario Negri e scienziato di punta del nostro Paese, intervenuto durante la trasmissione Piazza Pulita su La7 e intervistato oggi (9 maggio) da Libero. «La situazione – spiega Remuzzi – è cambiata ovunque, non solo a Bergamo e a Milano, ma anche a Roma e Napoli».

Il direttore del Mario Negri precisa di non sapere «se è il virus che è mutato o se a essere cambiata è la carica virale di ogni paziente, l’unica cosa che posso dire è che sembra di essere di fronte a una malattia molto diversa da quella che ha messo in crisi le nostre strutture all’inizio della pandemia. Le persone contagiate oggi stanno decisamente meglio rispetto a quelle infettate due mesi fa».

Una ventata di positività alimentata anche dalla strada innovativa che il Negri sta percorrendo per combattere il Covid e che potrebbe dare risultati importanti. Lo studio parte dal plasma dei guariti per estrarre gli anticorpi da iniettare nelle persone malate. «Io sono molto ottimista sul fatto che il plasma funzioni – ha aggiunto Remuzzi -, ma è meglio non parlare dei risultati fino a quando lo studio non sarà concluso. Terminiamo la sperimentazione e solo allora, quando, come io penso, i test ci diranno che il plasma funziona, potremo pensare a renderlo accessibile a tutti».

Conclude Remuzzi: «La nostra sperimentazione sarebbe un passo avanti per arrivare a costruire gli anticorpi in laboratorio. Ci sono già diverse compagnie che ci stanno lavorando e sono molto avanti. Ci arriveranno presto, secondo me prima del vaccino, e in quel caso saremmo realmente davanti a un uovo di Colombo perché non sarà più necessario avere un donatore».

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