ricerca scientifica

Infusione di anticorpi nei pazienti gravi come terapia: dal Papa Giovanni incoraggianti risultati

In collaborazione con l'Istituto Mario Negri, in corso uno studio per curare i pazienti Covid. Si tratta di una procedura che sta dando buone risposte ed è diversa da quella sul plasma

Infusione di anticorpi nei pazienti gravi come terapia: dal Papa Giovanni incoraggianti risultati
Bergamo, 04 Maggio 2020 ore 09:24

Dall’ospedale Papa Giovanni arriva una nuova speranza per quanto riguarda la lotta al Coronavirus. Qui, grazie a uno studio condotto con l’Istituto Mario Negri, si sta sperimentando una nuova terapia salvavita: l’estrazione di anticorpi da pazienti guariti dal Covid-19 e la loro trasfusione nell’organismo di malati gravi. In questo campo serve la massima cautela, ma i risultati paiono essere incoraggianti.

L’operazione è stata resa possibile grazie alla riconversione di un macchinario solitamente utilizzato per il trattamento delle malattie renali. «Usavamo la tecnica per la nefropatia membranosa, una malattia dei reni dovuta ad anticorpi che impazziscono e aggrediscono l’organo distruggendolo – ha spiegato all’Ansa Piero Luigi Ruggenenti, il direttore dell’Unità di nefrologia e dialisi, coordinatore del progetto a cui partecipano anche i medici Stefano Rota e Diego Curtò -. Per la malattia dei reni il macchinario estrae quasi tutti gli anticorpi nocivi che poi buttiamo. Ci siamo resi conto che avremmo potuto applicare la procedura su pazienti guariti dal Covid-19, in modo da riuscire a raccogliere i loro preziosi anticorpi».

L’estrazione dura circa due ore ed è praticamente indolore per il donatore. Una cannula raccoglie il sangue che, dopo essere transitato nel macchinario, torna al paziente privato però degli anticorpi bloccati da un apposito filtro. «Il macchinario ci è stato fornito gratuitamente da Aferetica, un’azienda che si trova nel polo industriale di Mirandola, un centro con grandi menti italiane – conclude Ruggenenti -. Non possiamo ancora dire se sia la soluzione, dobbiamo continuare a raccogliere risultati. Di certo è una tecnica nuova, diversa da quella dell’estrazione del plasma. Posso solo dire finora nessun paziente è morto o ha avuto effetti collaterali».

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