Prima volta in Europa

Il Coronavirus fotografato nel rene: l’importante scoperta dell’Istituto Mario Negri

«Molti pazienti muoiono per insufficienza respiratoria ma moltissimi altri muoiono per insufficienza renale. Averlo trovato nel rene è una cosa fondamentale per trovare la soluzione alla malattia»

Il Coronavirus fotografato nel rene: l’importante scoperta dell’Istituto Mario Negri
07 Maggio 2020 ore 16:35

È una scoperta importante quella realizzata dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Bergamo e resa nota nel pomeriggio di oggi, giovedì 7 maggio: i ricercatori, guidati dal direttore Giuseppe Remuzzi, sono riusciti a fotografare, per la prima volta in Europa, il Saras-CoV-2 all’interno di una cellula renale. L’immagine è stata data in anteprima dal sito Fanpage e mostra una piccola sfera scura circondata da una serie di proiezioni di glicoproteina S, i famosi spikes (spuntoni) che formano per l’appunto la “corona” del virus.

È proprio il professor Remuzzi a spiegare l’importanza di questa scoperta: «Questa scoperta è fondamentale ed è la prima volta che viene evidenziata in Europa. Molti pazienti muoiono per insufficienza respiratoria ma moltissimi altri muoiono per la compromissione di altri organi, in particolare per insufficienza renale. Il fatto di aver trovato il virus nel rene ci fa capire che si attacca alle strutture renali, cosa che non sapevamo prima, danneggia l’endotelio, danneggia l’epitelio, stacca queste cellule, fa passare proteine attraverso le urine e questo comporta insufficienza renale. In questo modo sappiamo come non farlo arrivare al rene. Averlo trovato è una cosa fondamentale per trovare la soluzione alla malattia».

Sempre a Fanpage, Remuzzi ha poi parlato della tecnica di cura dal Coronavirus che il Mario Negri sta studiando con l’ospedale Papa Giovanni e che prevede l’utilizzo di anticorpi dei pazienti guariti: «Noi pensiamo che il plasma ma soprattutto gli anticorpi dei pazienti guariti, siano la soluzione. Credo che forse sia la cosa più sicura che abbiamo in mano in questo momento per curare i malati gravi. Siamo riusciti a capire quali sono i sistemi che entrano in gioco quando il sistema immune invece di proteggerci, ci danneggia. C’è una reazione spropositata del sistema immunitario che crea queste polmoniti difficilissime da curare. Abbiamo compreso che quelle polmoniti dipendono da altri sistemi attivati dal sistema immune, uno si chiama “sistema del complemento”. Un amico, in genere, che è nato per difenderci dalle infezioni ma che di fronte al Coronavirus provoca una reazione esagerata del corpo che provoca il danno.Subito dopo il virus attacca il fegato, il cuore, anche lì ci sono recettori per il virus. Una volta che ha superato le barriere polmonari, raggiunge arterie e vene, poi passa in tutti gli organi. Uno studio di Science di questi giorni dice che se non muori per insufficienza respiratoria, muori per insufficienza renale. Qui stiamo studiando cosa porta a questi danni e cosa fa in modo che il virus arrivi ai vasi sanguigni attivando il sistema del complemento».

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