Doris Enghelhard, 65 anni

L’ultima suora che fa la birra (e ne beve una pinta al giorno)

L’ultima suora che fa la birra (e ne beve una pinta al giorno)
21 Febbraio 2015 ore 12:06

Dice che bere un litro e mezzo di birra al giorno fa stare bene, e per quanto la dichiarazione suoni strana verrebbe da crederle. D’altronde, chi più di lei conosce tanto bene questa bevanda? Suor Doris Enghelhard, 65 anni, ne beve una pinta ogni giorno, e soprattutto da più di 4 decenni produce bionde e scure nel suo monastero di Mallersdorf, in Baviera. «È una professione speciale per una donna, in particolare per una suora. Ma io amo bere birra. La birra è la più pura di tutte le bevande alcoliche… è anche molto salutare, finché non la butti giù in maniera stupida». La sua storia è raccontata da Atlantic, che sottolinea come suor Doris sia l’ultima religiosa a produrre birra rimasta in Europa.

Il lavoro di suor Doris è tutt’altro che un passatempo: ogni anno arriva a produrre circa 300mila litri di birra, aiutata da un’altra sorella. Si sveglia ogni giorno alle 5.30 per le preghiere e poi mettersi alle botti, alla domenica addirittura alle 3. E poi il monastero delle suore francescane cui appartiene – come tanti altri ordini – vive solo di ciò che produce, quindi anche della sua birra. Una bevanda da sempre legata a monasteri e abbazie: a Mallersdorf si faceva birra già nel XII secolo, quando i monaci benedettini avevano bisogno di un’alternativa sicura all’acqua sporca. E dopo la conversione in convento francescano nel 1869, già nel 1881 riprese ad essere un birrificio.

 

Suor Doris3

 

Quanto a suor Doris, la sua vita è un filo che profuma di birra, che si intesse a fasi alterne sulla tela del convento. A Mallersdorf vi entrò nel ’61, quando aveva appena 11 anni: sua madre era malata e serviva qualcuno che si prendesse cura della bambina. «Le suore mi fecero una bellissima impressione. Già sapevo che volevo seguire una vita religiosa. Facevo esperienza di Dio come un compagno vicino e costante». Eppure, nonostante la sua vocazione fosse chiara, suo padre all’inizio non voleva accettarla: «Mi disse che avrei fatto meglio a vivere facendo un lavoro manuale. Volevo studiare agricoltura, ma ciò non era possibile nella scuola del convento. Così la direttrice mi chiese se fossi stata interessata al birrificio». Doris accettò, e fu così che la sua vita prese una piega unica. Cominciò ad imparare il mestiere, seguita da una suora che lavorava con le birre sin dagli anni Trenta. Nel 1969, Doris finì il suo corso e, in pratica, capì fino in fondo la sua vocazione: «Ero diventata mastrobirraia. E in più avevo deciso di voler entrare in convento. Così presi i miei voti».

Suor Doris racconta delle giornate a Mallersdorf: «Ci sono 490 sorelle. Alcune lavorano come insegnanti nella scuola, nelle case per bambini, nelle case di riposo. Abbiamo anche cuoche, allevatrici di maiali e una panettiera. Facciamo tutto con le nostre mani». La birra è di casa qui, prodotta senza alcun segreto: «Gli ingredienti principali sono lievito, acqua, luppolo ed orzo». Ogni anno viene pensata una birra diversa: dalla Maibock alla Doppelbock, dalla dark zoigl alle lager ambrate. Prodotti che però si trovano solo nelle vicinanze del monastero: la mancanza di conservanti impedisce i lunghi spostamenti. «È un prodotto fresco. Non si suppone che la birra sia lasciata seduta, cambia sapore. Sarebbe da bere il prima possibile». Di siti internet o numeri di telefono per prenotare il prodotto, ovviamente, non se ne parla nemmeno.

 

Suor Doris

 

Nonostante ciò, suor Doris è diventata un vero e proprio marchio per il suo convento: la sua faccia sorridente con un bel calice schiumoso in mano compare sulle etichette delle bottiglie qui prodotte. È il segno di una passione nata casualmente, e che per questa suora è diventato qualcosa di più di un lavoro o di una passione. È uno strumento per vivere il proprio rapporto con il divino: «Puoi servire Dio ovunque, non importa quale professione o lavoro tu faccia. Come scriveva San Benedetto, “in ogni cosa Dio può essere glorificato”. E questo è vero anche per la birra”».

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