Non è mai troppo tardi

L’Università dei nonni di Dalmine

L’Università dei nonni di Dalmine
Pensare positivo 11 Settembre 2018 ore 16:26

Settembre è arrivato. E con lui, anche il tempo dell’odore dei libri nuovi ancora impacchettati, dei quaderni a quadrettoni da comprare, degli antichi appunti da rispolverare. Una prassi che vale tanto per gli studenti giovani, quanto per quelli un po’ più maturi, almeno nella città Dalmine. Sì, perché a partire dal prossimo martedì 25 settembre i protagonisti della famigerata terza età tornano a mettersi in gioco... tra i banchi di scuola. E lo fanno da oltre vent’anni: una tradizione che risplende di cultura e che si deve ai corsi universitari per pensionati organizzati da Anteas Bergamo (associazione nazionale terza età attiva per la solidarietà) - sezione Dalmine. L’annuale iniziativa che coinvolge i pensionati si rinnova anno dopo anno, riuscendo a intrappolare nell’affascinante vortice della conoscenza sempre più persone, secondo quanto spiega Enzo Pietra, il referente del progetto: «Quando abbiamo cominciato circa vent’anni fa, alle lezioni che ci impegnavamo a organizzare si presentava un pubblico composto da cinquanta, massimo sessanta iscritti». Con il tempo, le fila degli allievi over 60 si sono però ingrossate, fino ai numeri record toccati negli ultimi due anni: nel 2016 e nel 2017 si sono infatti iscritte circa 125 persone. Traguardi che fanno guardare con tanto ottimismo anche all’edizione che inizierà tra poco e rispetto alla quale non è ovviamente ancora possibile tirare le somme.

 

Gli universitari dell'Anteas Dalmine in gita

 

L’Anteas si occupa di corsi di istruzione, di formazione e di aggiornamento culturale con l’intento di contribuire all’affermazione di una nuova cultura, che metta al suo centro la figura dell’anziano, in quanto diffusore di valori, di memorie e di esperienze di vita, che rappresentano un’eredità preziosa per tutta la comunità. L’Università Anteas opera nella città di Bergamo da più di trent’anni e si sta diffondendo anche in diverse sedi decentrate: sono ventitré le sedi che coinvolgono oltre settanta Comuni della provincia. Tra cui, appunto, quello di Dalmine. L’onda del sapere si propaga, dunque, investendo chiunque sia disposto a lasciarsi stravolgere dalla sua forza, senza distinzioni anagrafiche. Merito dei tempi che cambiano, forse, o del sempre più vivo interesse suscitato dalle lezioni proposte, che anche quest’anno spazieranno lungo un’ampia gamma di tematiche: «I relatori sono sempre di un certo livello, riusciamo a coinvolgere esperti specializzati in diversi campi. Noi seguiamo perlopiù argomenti di impronta politico-culturale, con larghi riferimenti anche alla storia di Bergamo e di Dalmine». Quest’anno, tra coloro che si presenteranno nei panni di relatori, ci saranno, per esempio, Davide Dal Prato (del parco astronomico La Torre del Sole di Brembate di Sopra), Maria Zilocchi (cantante lirica), Claudio Pesenti e Giampiero Valoti (entrambi studiosi di storia locale) e molti altri.

Le undici lezioni proposte quest’anno sono: La Presidenza di Donald Trump: test per la democrazia americana, La Corea del Nord, Il Vietnam: tra passato e futuro, Il Secolo XXI, il Secolo delle città, Ermanno Olmi: un maestro del cinema, Dalmine negli anni 1918-1920, Evaristo Baschenis, Don Franco Carminati, La figura e l’opera di Primo Levi, A mezzo secolo dal primo sbarco dell’uomo sulla luna, Gioachino Rossini, la musica come gioia di vivere. Oltre alle lezioni frontali, che si terranno tutti i martedì a partire dal 25 settembre fino a martedì 18 dicembre nel teatro dell’Oratorio di viale Betelli, ci saranno due uscite guidate: una prevista alla chiesa Sant’Eustorgio di Milano e la seconda alla certosa di Garegnano e al cimitero monumentale.

 

Gli universitari dell'Anteas Dalmine in gita

 

Questa ricetta di sapere concentrato è messa a disposizione di un pubblico variegato, all’interno del quale «bisogna tenere presente che ci sono sia anziani laureati, magari ex maestri di scuola, e anche anziani meno scolarizzati, ma che sono comunque caratterizzati da una spiccata sensibilità. Sono spinti a iscriversi per la voglia di conoscere che hanno, ma anche per tessere una rete di relazioni, incontrarsi tra di loro, entrare in contatto con persone che hanno voce in capitolo. Dopotutto, le lezioni che vengono presentate raramente hanno deluso la platea. L’interesse è sempre rimasto molto alto e questo è positivo», conclude Pietra, che ha imboccato questa strada dopo anni di insegnamento di ragioneria all’istituto tecnico di Dalmine. «Quando sono andato in pensione ho scelto di continuare mutando pubblico, sono passato dagli adolescenti agli over 60. Grazie ai miei nuovi studenti ho scoperto che anche gli anziani vogliono mettersi in gioco, e mettercela tutta per superare i propri limiti». E benché si tratti pur sempre di università, Pietra ci tiene a precisare che «gli studenti che vengono ai nostri corsi pagano una quota di circa quaranta euro e alla fine delle lezioni non devono sostenere alcun esame - conclude -. Diciamo che si presentano per lasciarsi stimolare, ma non viene richiesto loro il superamento di alcuna prova». Ma poco importa che non ci siano test da affrontare: forse la vera rivoluzione culturale è immaginare che, per una schiera di nipotini dalminesi, ci siano altrettanti nonni pronti a salutarli esclamando loro: «Caro nipote, sai cosa ho imparato oggi a scuola?».