Confessione spirituale

Malati in terapia intensiva, la Chiesa dà l’assoluzione (ecco come)

Malati in terapia intensiva, la Chiesa dà l’assoluzione (ecco come)
20 Marzo 2020 ore 20:05

«Impartire l’assoluzione collettiva: ad esempio all’ingresso dei reparti ospedalieri, ove si trovino ricoverati i fedeli contagiati in pericolo di morte, adoperando nei limiti del possibile e con le opportune precauzioni i mezzi di amplificazione della voce, perché l’assoluzione sia udita».

È l’importante novità decisa oggi dalla Penitenzieria apostolica vaticana per rispondere alla drammatica situazione dei contesti più colpiti dalla pandemia. In sostanza il vescovo di ogni singolo territorio ha l’autorità e la libertà di prendere l’iniziativa procedendo direttamente in prima persona oppure delegando un sacerdote a compiere questo rito al di fuori dei reparti di terapia intensiva.

È una forma della cosiddetta “confessione spirituale” che era stata riproposta da Lucio Brunelli, vaticanista ed ex direttore di Tv2000 con un articolo comparso sul sito Vita.it nei giorni scorsi. «Il canone 961 del Codice di diritto canonico», ha scritto Brunelli. «prevede già il ricorso all’assoluzione generale in casi specifici ed estremi: laddove ci sia un “pericolo imminente” di morte per un gruppo consistente di persone e non fosse possibile al sacerdote ascoltare ogni singola confessione. Un canone scritto avendo in mente situazioni drammatiche e straordinarie, come il naufragio di una grande nave o un’azione di guerra con centinaia di vite a rischio e il sacerdote impossibilitato, in quel breve tempo, ad ascoltare e assolvere i peccati di ciascuno. Questo canone potrebbe essere esteso anche ai reparti degli infettati dal corona virus dove il sacerdote non può entrare per non mettere a rischio la sua salute e soprattutto quella degli isolati?», si chiedeva il giornalista.

La risposta è arrivata oggi con il Decreto della Penitenzieria. Un Decreto che tra le altre cose suggerisce anche di valutare «la necessità e l’opportunità di costituire, laddove necessario, in accordo con le autorità sanitarie, gruppi di “cappellani ospedalieri straordinari”, anche su base volontaria e nel rispetto delle norme di tutela dal contagio, per garantire la necessaria assistenza spirituale ai malati e ai morenti».

Lo stesso Decreto stabilisce anche la concessione dell’Indulgenza plenaria ai fedeli affetti da Coronavirus, sottoposti a regime di quarantena per disposizione dell’autorità sanitaria negli ospedali o nelle proprie abitazioni a condizione del semplice gesto di unirsi «spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione alla celebrazione della Santa Messa, alla recita del Santo Rosario, alla pia pratica della Via Crucis o ad altre forme di devozione, o se almeno reciteranno il Credo, il Padre Nostro e una pia invocazione alla Beata Vergine Maria».

La questione della confessione in questi tempi difficili era stata affrontata dal Papa nella predica della messa di Santa Marta questa mattina. Di fronte alle richieste di tanti fedeli, in vista della Pasqua Bergoglio ha detto: «Tu fai quello che dice il Catechismo. È molto chiaro: se tu non trovi un sacerdote per confessarti, parla con Dio, è tuo padre, e digli la verità: “Signore ho combinato questo, questo, questo… Scusami”, e chiedigli perdono con tutto il cuore, con l’Atto di dolore e promettigli: “Dopo mi confesserò, ma perdonami adesso”. E subito tornerai alla grazia di Dio. Tu stesso puoi avvicinarti, come ci insegna il Catechismo, al perdono di Dio senza avere alla mano un sacerdote. Pensate voi: è il momento!  E questo è il momento giusto, il momento opportuno. Un Atto di dolore ben fatto, e così la nostra anima diventerà bianca come la neve».

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