Pensare positivo
«Un'utopia verso la pace»

Marinaleda, il villaggio andaluso dove una casa costa 15 € al mese

Marinaleda, il villaggio andaluso dove una casa costa 15 € al mese
Pensare positivo 07 Luglio 2015 ore 02:30

Un’utopia verso la pace: questa è Marinaleda, piccolo paesino di campagna dell’Andalusia, Spagna. Lo è almeno secondo il suo sindaco, Juan Manuel Sánchez Gordillo, e la sua cittadinanza, che dal 1979 dà fiducia a quest’uomo barbuto, rivoluzionario e testardo. Una fiducia ripagata con numeri incredibili: la disoccupazione, in quel di Marinaleda, è allo 0 percento, così come il tasso di criminalità. Impressionante se si tiene conto che in Spagna, ad aprile, il tasso di disoccupazione ha toccato il 22,7 percento complessivo, con picchi anche del 55 percento in alcune delle regioni più colpite del Paese, tra cui anche l’Andalusia stessa, che dal 2008 a oggi ha visto andare in fumo gran parte della propria economia e si aggrappa con le unghie e con i denti al turismo.

 

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Un esempio unico. Chi giunge a Marinaleda, sin da lontano, può vedere danzare al ritmo lento del vento del sud la bandiera tricolore della comunità locale. Ben impresse, attorno al simbolo (il villaggio stilizzato, illuminato da un sole rosso e sorvolato da una colomba con in bocca un ramoscello d’ulivo), queste parole: “Una utopìa hacia la paz”. Un’utopia verso la pace. Secondo gli ultimi dati ci vivono 2.645 abitanti e, come detto, tutti loro hanno un lavoro. Lo stipendio per ogni cittadino è di 47 euro al giorno per 6 giorni a settimana, pari a 1.128 euro al mese. Non tanti, certo, ma abbastanza per vivere bene a Marinaleda, dove i cittadini possono costruire la propria casa di 90 metri quadri con un anticipo di soli 15 euro.

 

Juan Manuel Sánchez Gordillo

[Juan Manuel Sánchez Gordillo]

 

La terra come ricchezza. Gordillo, sin dai primi anni del suo governo, ma soprattutto dal 2008, quando la crisi ha colpito con violenza la popolazione spagnola, ha deciso di puntare forte sull’unica ricchezza sostenibile di Marinaleda: l’agricoltura. Tutta la cittadinanza è stata invitata ad occuparsi dei terreni. Oggi la comunità intera di Marinaleda si divide tra lavoratori dei campi e lavoratori della fabbrica di conserva, il frantoio e le altre industrie nate attorno a queste attività. È la prima produttrice dell’Andalusia, oltre che esportatrice, di peperoni, carciofi, legumi e olio d’oliva. A guidare queste attività c’è la Coperativa Humar - Marinaleda S.C.A., a cui rispondono tutti i cittadini e anche le industrie. Gordillo ama descrivere così Marinaleda: «Non competitività, ma solo cooperazione». E così tutti gli abitanti cooperano tra loro: il 70 percento lavora nel settore agricolo, il restante 30, invece, in piccole attività commerciali e nelle istituzioni locali, come uffici pubblici e scuole. Chi governa la città, a partire dal sindaco, non percepisce alcuno stipendio, ma lavora come tutti gli altri.

Una politica urbanistica innovativa. A portare alla ribalta delle cronache mondiali (nel 2009 addirittura il New York Times dedicò un articolo approfondito a Marinaleda) questa piccola comunità rurale dell’Andalusia, però, è la sua strampalata ma utopicamente concreta politica urbanistica. All’interno della pesantissima crisi immobiliare che ha colpito tutta la Spagna dal 2008 in avanti, Marinaleda risulta essere un eden in cui bastano 15 euro (e la voglia di rimboccarsi le maniche) per avere un tetto sopra la testa. Infatti, con l'obiettivo di acquisire terreni per la costruzione di case, l'amministrazione locale ha provveduto ad espropriare e a rendere di proprietà comunale migliaia di metri quadrati in prossimità del territorio municipale. Ottenuti i terreni, ha poi instaurato un duro braccio di ferro (vinto) con il Governo centrale e quello andaluso al fine di ottenere fondi per la costruzione di case.

 

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Tutto questo sulla base di un progetto che il sindaco Gordillo ha studiato sin nei minimi dettagli: innanzitutto, il terreno espropriato dal Comune viene dato gratuitamente al cittadino che desidera costruirsi una casa; grazie a un accordo con il governo andaluso, il Comune acquista materiali e strumenti per la costruzione, e consegna anch’essi al cittadino auto-costruttore; sempre gratuitamente vengono messi a disposizione anche degli operai esperti nel settore edilizio, rimasti senza lavoro in precedenza; anche il progetto della casa, realizzato da alcuni architetti in collaborazione con l’auto-costruttore, è gratuito e pagato con i fondi ottenuti dal Comune; a quel punto gli abitanti si riuniscono in assemblea per stabilire la quota mensile da pagare per divenire proprietario della casa che sta edificando. Le ultime case sono state costruite ed acquisite dagli auto-costruttori per la cifra di circa 15 euro mensili. Le ore impiegate nell'auto-costruzione vengono scontate dal costo di costruzione complessivo, così che questa attività venga convertita in salario indotto. Attualmente sono oltre 350 le case unifamiliari costruite con questo metodo.

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Una cooperazione totale. Marinaleda, però, si può vantare anche di altri grandi risultati: non esiste la polizia, dato che la comunità intera lavora e il tasso di criminalità è all’incredibile livello dello 0 percento. Dall’altro canto i cittadini partecipano anche ad altre attività comuni: la cura del territorio, ad esempio, è anch’essa a carico dei cittadini. Durante le cosiddette “domeniche rosse”, tutti partecipano alla pulizia delle strade e del verde cittadino. Infine, ogni anno, vengono organizzate almeno 40 assemblee collettive in cui le decisioni più delicate e che coinvolgono tutta la cittadinanza vengono discusse e votate dalla popolazione. Proprio in questo modo viene, ad esempio, approvato ogni anno il bilancio comunale.

Juan Manuel Sánchez Gordillo, l’artefice di questo incredibile esperimento sociale (riuscito), è stato spesso additato in passato come un folle rivoluzionario. Ma, ispirandosi al modello del socialismo storico riletto in chiave moderna e democratica, Gordillo è riuscito a dare un’alternativa alla sua gente, che altrimenti sarebbe finita probabilmente in ginocchio come più del 50 percento della popolazione andalusa. Forse il modello di Marinaleda non è esportabile in tutto il mondo, ma è certamente un simbolo, un’utopia concreta per l’appunto. E intanto il suo tricolore continua a danzare al ritmo del caldo vento andaluso.

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