L'incontro tra Francesco e Kirill a Cuba

Mille anni (mille!) senza parlarsi sciolti in uno storico abbraccio

Mille anni (mille!) senza parlarsi sciolti in uno storico abbraccio
Pensare positivo 13 Febbraio 2016 ore 12:30

Mille anni. Per l’esattezza 962. Tanto ci è voluto perché le due chiese di Oriente e di Occidente tornassero a incontrarsi faccia a faccia e soprattutto ad abbracciarsi. Come si è arrivati allo storico incontro di Cuba? Si è trattato di un lungo percorso avviato nel lontano 1964 quando Paolo VI incontrò a Gerusalemme Atenagora, il patriarca di Costantinopoli. Fu anche quello un incontro epocale, seguito da un abbraccio entrato nei libri di storia, e seguito soprattutto dalla cancellazione delle reciproche scomuniche. Bisogna rileggere il fuori onda di quell’incontro, venuto alla luce pochi mesi fa, per capire la profondità del dialogo che avvenne tra i due. Ma Atenagora, che simbolicamente rappresentava la più antica delle chiese orientali, dal punto di vista dei numeri era assolutamente minoritario rispetto al patriarca di Mosca, al quale facevano e fanno riferimento i due terzi degli ortodossi nel mondo. Da allora, nonostante tanti buoni propositi, nulla si era sbloccato. Il papa venuto dall’Est, Karol Wojtyla, all’inizio rappresentò addirittura un allontanamento tra i due mondi, soprattutto per via dell’appoggio alla minoranza cattolica in Ucraina, i cosiddetti Uniati, vera spina nel fianco in ogni tentativo di disgelo.

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Con l’arrivo di Papa Francesco il clima è cambiato rapidamente. Innanzitutto Bergoglio appena eletto ha insistito sulla propria identità di vescovo di Roma: una sottolineatura che è stata colta da chiese che non riconoscono l’autorità del Papa. Le chiese orientali sono infatti “autocefale” cioè nazionali e autonome l’una dall’altra. Quella russa è appunto la più grande per dimensioni e per numero di fedeli. Anche a Mosca le cose sono cambiate, perché la nomina di Kirill I ha determinato la vittoria dell’ala più dialogante di quella chiesa dominata per decenni dell’autorità del patriarca Alessio II. Poi c’entra anche la politica. Papa Francesco ha sempre tenuto un buon rapporto con Putin, ed anzi è stato il suo asse con il capo del Cremlino ad evitare nel 2013 che le grandi potenze mondiali intervenissero in Siria, dando il la a quella che poteva davvero essere una nuova guerra mondiale. A fine 2014 a Istanbul Francesco ha incontrato il patriarca Bartolomeo, il successore di Atenagora, e anche in quell’occasione aveva annunciato pubblicamente la propria disponibilità ad incontrare, ovunque lui volesse, Kirill.

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Ma ad accelerare le cose è anche la situazione globale. Francesco ha infatti spiegato più volte qual è la ragione storica che ha portato all’accelerazione di questo incontro: è “l’ecumenismo del sangue”. Infatti tutte le chiese cristiane sono state sottoposte a prove durissime negli ultimi anni, in particolare in Medio Oriente. «Siamo tutti al servizio dell’unico e medesimo Vangelo», ha detto Francesco. Quel Vangelo, per cui tanti cristiani, «vengono perseguitati e uccisi… Questo è l’ecumenismo del sangue. Dunque, la ricerca dell’unità dei cristiani non può essere appannaggio solo di qualche singolo o comunità religiosa particolarmente sensibile a tale problematica. La reciproca conoscenza delle diverse tradizioni di vita consacrata e un fecondo scambio di esperienze può essere utile per la vitalità di ogni forma di vita religiosa nelle diverse Chiese e Comunità ecclesiali».

Ma questo 2016 passerà alla storia per un altro motivo, dal punto di vista dell’unità delle chiese. A Creta il 16 giugno si aprirà il primo concilio panortodosso. Cioè tutte le chiese orientali si riuniranno, alla presenza di rappresentanti delle chiese occidentali. La notizia è quasi epocale, perché dalla nascita della chiesa di Mosca, poco prima dell’anno mille, non era mai avvenuto un incontro di questo tipo. Ed è quindi la prima assise dal grande Scisma del 1054. La storia della chiesa si misura con i secoli. Ma a quanto pare in questo 2016 ha scelto di stringere i tempi…

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