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Mille persone strette nell'abbraccio contro la diffusione del virus Hiv

Mille persone strette nell'abbraccio contro la diffusione del virus Hiv
Pensare positivo 24 Ottobre 2017 ore 11:07

I dati parlano chiaro: di Aids non si muore più ma la malattia è in continua diffusione. In Italia sono 132mila le persone affette da Aids/Hiv e ci sono quattromila nuovi casi ogni anno. Per dire no all’Aids, il centro commerciale Le Due Torri di Stezzano ha organizzato una settimana ricca di iniziative con l’obiettivo di sensibilizzare le persone ai temi della prevenzione nei confronti dell’Hiv.

 

 

Sabato 21 ottobre il momento cruciale: un grande abbraccio simbolico attorno all’edificio del centro che ha coinvolto più di mille persone, comprese le autorità e in particolare numerosi sindaci dei paesi della provincia. La giornata è cominciata alle 9.30 con i ragazzi delle scuole superiori di Bergamo che hanno realizzato un "red ribbon" umano, il fiocco rosso simbolo della lotta all’Hiv. Alle 11 l’abbraccio e a mezzogiorno il dibattito condotto dal giornalista Pierluigi Diaco. Tra i relatori, Rosaria Iardino, giornalista esperta di diritti civili e politiche sociosanitarie, conosciuta come la “ragazza del bacio” in seguito ad un suo gesto dimostrativo del 1991, quando il professor Ferdinando Aiuti, per convincere le persone che il virus non poteva essere trasmesso attraverso la saliva, afferrò Rosaria durante un incontro pubblico e la baciò sulla bocca. Insieme a lei sul palco Adriano Lazzarin, direttore del Dipartimento Malattie infettive del San Raffaele di Milano, Franco Maggiolo, responsabile USS patologie HIV correlate a terapie innovative dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, Paolo Meli, della Caritas Diocesana Bergamasca e presidente del Coordinamento Italiano delle Case Alloggio per persone con Hiv/Aids, e Claudio Arici, direttore dell'Unità Continuità Ospedale territorio dell'Asst Papa Giovanni XXIII.

 

[Da sinistra: Iardino, Maggiolo, Diaco e Lazzarin]

 

«Non è così usuale essere qui, a fare cultura e informazione in un centro commerciale, dove solitamente si passeggia e si fa shopping. È una trovata grandiosa», ha esordito il presentatore Pierluigi Diaco. Rosaria Iardino ha parlato della sua esperienza personale, dato che da ben 26 anni è affetta da Aids: «Io vi ringrazio per avermi invitato perché essere qui a parlare di questo argomento in questo posto, che è il luogo della gente, credo sia una trovata geniale, che va controcorrente. È drammatico pensare che i giovani non sanno niente di Hiv, di Aids, non hanno la minima percezione del rischio che corrono. Sono cinque anni che non viene fatta una campagna di comunicazione seria su questo tema - ha dichiarato la giornalista -, sono sei anni che non viene fatto un piano di educazione sessuale nelle scuole, con il risultato che i giovani si informano su internet».

 

 

Non solo Rosaria Iardino ha accusato le istituzioni di non fare sufficiente informazione, lo hanno fatto anche i due importanti esponenti scientifici presenti alla tavola rotonda. Il dottor Maggiolo ha ribadito più volte che l’informazione deve diventare cultura, che di questi temi bisogna parlare cominciando dalle scuole: «Di Hiv e Aids purtroppo si parla solamente il 2 dicembre, durante la giornata nazionale dedicata al virus. Qui abbiamo avuto l’opportunità di parlarne per una settimana intera». Il medico ha ricordato che all’inizio della sua carriera gli era stato proposto di occuparsi di Hiv e lui aveva rifiutato: «Era una desolazione. C’erano solo due farmaci e non funzionavano nemmeno. Poi per fortuna le cose sono migliorate e oggi le cure e le terapie sono estremamente efficaci. Anche se non curano la patologia, tengono sotto controllo l’infezione». Concorde il professor Adriano Lazzarin: «La mortalità dovuta all’Aids oggi è pari a zero, però ci sono ancora tanti malati e soprattutto tanti nuovi casi ogni anno. Per questo bisogna tornare a fare informazione, facciamo i test che sono semplici e poco invasivi, cominciamo da qui. E contiamo, nel 2030, di sconfiggere definitivamente la malattia». L’informazione manca soprattutto tra i giovani, dato che chi ha vissuto negli anni ’90, quando il virus si è diffuso anche in Italia, ha assistito a un’aggressiva campagna mediatica che è andata via via diradandosi fino a scomparire del tutto. Per questo nell’iniziativa bergamasca sono stati coinvolti gli studenti, che hanno realizzato dei manifesti per la campagna di prevenzione e sensibilizzazione, esposti in una mostra nelle gallerie de Le Due Torri.  Alla Corpore Sano Smart Clinic – Gruppo ospedaliero San Donato, che si trova all’interno del centro commerciale, tante persone hanno invece effettuato il test gratuito per l’Hiv, tanto che i 150 kit sono andati esauriti nel giro di poche ore.