il 24 febbraio avrebbe compiuto 60 anni

Cosa diceva Steve Jobs 30 anni fa E tutto, o quasi, si è avverato

Cosa diceva Steve Jobs 30 anni fa E tutto, o quasi, si è avverato
27 Febbraio 2015 ore 16:36

Se fosse ancora vivo, il 24 febbraio Steve Jobs avrebbe compiuto 60 anni. Fondatore e Ceo di Apple, in realtà Jobs è universalmente ritenuto come l’uomo che più di tutti ha cambiato la visione del mondo nel XXI secolo, grazie alle sue idee geniali e alla sua visione fuori dal comune del marketing e della tecnologia. Si può quindi dire che rappresenti un’icona della nostra epoca, nonostante sia scomparso solamente pochi anni fa.

La sua storia all’interno dell’azienda da lui stesso fondata ha avuto grandi alti e bassi nell’arco di oltre 30 anni: fautore del primo successo, causa della crisi nei primi anni ’90, poi figliol prodigo e mente, manageriale e carismatica, del boom di inizio millennio. Se la Apple oggi è la potentissima azienda che è, lo deve principalmente a lui. Seppur umanamente sia da molti criticato (la sua biografia postuma ha fatto molto discutere), è certamente una delle figure più affascinanti dell’ultimo secolo. E il fascino è accresciuto dal fatto che nella sua lunga carriera ha rilasciato relativamente poche interviste. Negli anni, infatti, ha preferito sempre parlare attraverso le proprie intuizioni piuttosto che attraverso incontri con la stampa. Precisamente 30 anni fa, però, nel numero del febbraio 1985 della rivista Playboy, veniva pubblicata una lunga e interessante intervista con Steve Jobs, allora homo novus della rivoluzione informatica in atto. Il primo Apple Mcintosh, dotato di un nuovo sistema operativo innovativo, di icone, finestre e menù a tendina, era da poco in commercio: un ribaltamento del mondo, il futuro a portata di mano.

 

numero playboy con intervista

[La copertina del numero di Playboy del febbraio ’85]

 

Per l’occasione e per capire quanto, già 30 anni fa, Steve Jobs fosse avanti, vi riproponiamo alcuni passaggi molto interessanti di quell’intervista, realizzata pochi mesi prima del duro scontro interno alla Apple, in seguito al quale, nel settembre 1985, Jobs consegnò le proprie dimissioni irrevocabili. Tornerà nell’azienda solamente 12 anni dopo, quando si resero conto che non si poteva fare a meno della sua genialità.

La Apple e i 100mila dollari in succo d’arancia. Oggi, lavorare in grandi multinazionali come Google o Apple, è un sogno di molti giovani. In particolare perché lo “stile di vita” in queste aziende è decisamente fuori dall’ordinario: la felicità di un dipendente è la base per ottenere buoni risultati. Un modo di vedere il mondo del lavoro in cui Jobs credeva fortemente. Il giornalista di Playboy, infatti, rimase stupefatto e scrisse: «Gli uffici della Apple sono nettamente diversi da tutti gli altri. Ci sono videogiochi, tavoli di ping pong per tutti, altoparlanti che diffondono i Rolling Stones e il jazz della Windham Hill. Le sale conferenza hanno nomi inusuali, come Da Vinci o Picasso e i frigoriferi per i dipendenti sono ricolmi di verdura e frutta fresca, oltre che di succo d’arancia. Solo il team che lavora sul Mac spende 100mila dollari all’anno in succo d’arancia fresca». Un universo parallelo, lontanissimo da quello a cui ogni americano era abituato: questo era la Apple di Steve Jobs.

 

 

Pensato per i giovani. Questo ambiente così fuori dal normale, si adattava alla perfezione all’essenza di Steve Jobs: per alcuni un folle, per la maggior parte un vero genio. Il giornalista ricorda, ad esempio, quando, durante un party a New York, davanti ad Andy Warhol, Steve Jobs presentò il suo nuovo prodotto, il Mac. Ma lo fece usare ad un bambino di 9 anni, per lo stupore dell’artista che assistette alla scena a bocca aperta. «Non è facile lasciare senza parole Warhol» commenta il giornalista. Perché preferì giocare con un bambino di 9 anni piuttosto che presentare la propria invenzione agli altri invitati? «La gente più anziana si siede al tuo fianco e ti chiede: “Che cos’è questo marchingegno?”. Un bambino invece, come tutti i giovani curiosi, ti chiede: “Cosa posso farci?”».

Dalla rivoluzione petrolchimica a quella informatica. All’epoca Steve Jobs parlava della tecnologia e dei computer come della più grande rivoluzione dell’ultimo secolo. Qualcosa di abnorme, difficile da comprendere per la gente comune. Tentò di spiegare meglio la propria idea a Playboy: «Noi stiamo vivendo sulla scia della rivoluzione petrolchimica di 100 anni fa. La rivoluzione petrolchimica ci ha dato energia libera, energia meccanica libera. Questo ha cambiato il tessuto della società in tanti modi. Ma quella che stiamo vivendo oggi è un’altra rivoluzione, la rivoluzione informatica. Anche questa ci darà energia libera, ma di un altro tipo: energia intellettuale, forse oggi ancora “grezza”, ma il nostro computer Macintosh richiede meno energia di una lampadina da 100 watt per funzionare e ci permette quindi anche di risparmiare. Già questa è un’innovazione. E chi lo sa che cosa sarà in grado di farci fare tra dieci, venti o 50 anni? Questa rivoluzione farà impallidire la rivoluzione petrolchimica. E noi della Apple siamo in prima linea».

 

 

«Lo strumento più incredibile che abbiamo mai visto». Il trasporto con cui Jobs parlava del futuro, quello che, a suo modo di vedere, lui e la Apple stavano costruendo per l’umanità, creava grande entusiasmo ma non era facilmente comprensibile per le masse e lo dimostra il fatto che nonostante l’indubbia superiorità rispetto agli altri computer in offerta sul mercato, le vendite del Macintosh non raggiunsero i livelli attesi inizialmente. C’era la sensazione che la gente non riuscisse a comprendere pienamente il potenziale di quel nuovo prodotto. Per questo il giornalista di Playboy chiese a Jobs di immaginarsi innanzi a uno scettico della tecnologia: come l’avrebbe convinto a comprare il Mac? «Bisogna capire che il computer è lo strumento più incredibile che abbiamo mai visto. Può essere uno strumento di scrittura, un centro di comunicazione, un supercalcolatore, un organizzatore, strumento artistico. Tutto in uno. Basta dare nuove istruzioni, usare un nuovo software, e il computer è pronto a essere ciò che vogliamo. Non esistono altri dispositivi dotati di questo potere e di questa versatilità. Non abbiamo nemmeno la minima idea di quanto lontano si possa andare con un computer. In questo momento semplicemente ci rendono la vita più semplice. Lavorano per noi in frazioni di secondo, quando altrimenti ci sarebbero volute ore. Aumentano la qualità della vita, talvolta diminuendo la nostra fatica, altre volte aumentando le nostre possibilità. Con il passare degli anni e l’avanzare delle tecnologie, faranno sempre più cose per noi». Trent’anni fa Jobs descriveva l’epoca che stiamo vivendo oggi.

Lo scetticismo della gente, però, si può oggi capire attraverso una semplice cosa: secondo un sondaggio compiuto da Playboy, il mouse era ritenuto uno strumento inefficiente. Jobs, ricevuta la notizia, scosse la testa: «Abbiamo fatto una marea di test e studi sulla questione mouse e siamo giunti alla conclusione che il suo uso velocizza le funzioni dei computer. Forse, un giorno, non ne avremo bisogno. Ma sui computer è necessario». Anni e anni dopo verranno i touch screen e i tablet, ma i computer continuano ad avere i mouse. Del resto Jobs è sempre stato dell’idea che non ci si dovesse conformare ai gusti della gente, ma si dovesse piuttosto indirizzarli verso ciò che è meglio. Ed è quello che ha sempre fatto.

La questione prezzi. Oggi i prodotti Apple sono tra i più cari del settore. E già nel 1985 la critica che si muoveva all’azienda era la stessa. Ma Jobs spiegava: «Forse un giorno saremo in grado di produrre schermi a colori per un prezzo ragionevole. Quanto al sovrapprezzo, il lancio di un nuovo prodotto prevede sempre costi più alti di quelli che ci saranno in seguito. Più saremo in grado di produrre, più basso sarà il prezzo proposto al pubblico…». La Apple veniva però accusata di attirare gli appassionati con prezzi elevati, abbassando poi i prezzi per conquistare il resto del mercato. Un’accusa che Jobs respinse al mittente: «Questa è una cavolata. Appena possiamo abbassare i prezzi lo facciamo. È vero che oggi i nostri prodotti sono meno cari rispetto a un anno fa, ma questo vale anche per i computer IBM. Il nostro vero obiettivo è permettere a decine di milioni di persone di essere in possesso di un computer. Più economici saranno i pc, più sarà facile raggiungere l’obiettivo. Mi piacerebbe che un Mac costasse mille dollari in futuro». Oggi un Mac costa circa mille dollari (dipende dal modello) e nelle case di milioni di persone troviamo almeno un prodotto Apple.

 

 

Le difficoltà di riconoscere un genio. Quando fu fatta l’intervista a Jobs, in America aveva fatto scalpore il caso Edwin Land, grande genio del ‘900 americano e fondatore della Polaroid. La sua stessa azienda, però, lo aveva cacciato. Il giornalista di Playboy chiese a Jobs un commento, senza pensare che lui stesso avrebbe vissuto, da lì a pochi mesi, la stessa esperienza. «Lo sappiamo tutti, il Dott. Land era un piantagrane – risponde Jobs -. Allo stesso tempo, però, è una delle più grandi menti della nostra epoca. Anzi, di più. È l’uomo che ha colto l’intersezione tra arte, scienza e business e ci ha costruito sopra un impero. La sua cacciata dalla Polaroid, la sua azienda, è una delle cose più stupide a cui abbia mai assistito. A 75 anni è tornato ad applicarsi sulla scienza pura… Non capisco perché uomini del genere, in America, non vengano considerati dei modelli. È un tesoro nazionale, altro che un astronauta o uno sportivo».

«La morte è la più bella invenzione della vita». Steve Jobs, nell’intervista, si lascia andare anche a confessioni sulla sua infanzia, su come la scuola lo annoiasse profondamente o di come, a soli 13 anni, ottenne un lavoro alla HP grazie alla sua curiosità e sfacciataggine. Ma il passaggio forse più bello e riflessivo di tutta l’intervista arriva alla conclusione, quando il giornalista chiede a Jobs se non si sente un po’ in colpa a “uccidere” molte aziende storiche attraverso la Apple. La risposta di Jobs è geniale: «È inevitabile che accada questo. Io penso che la morte sia la più bella invenzione della vita. La morte elimina i vecchi modelli, oramai obsoleti. Penso che eliminare ciò che è obsoleto sia seriamente una delle sfide più importanti della Apple. Noi siamo disposti ad abbandonare i vecchi modelli e per questo sono convinto che faremo meglio degli altri. Perché siamo consapevoli di stare facendo qualcosa di nuovo e incredibile e abbiamo reso tutto questo la nostra priorità».

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