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Come funziona il congedo di paternità

Non ci sono più i padri di una volta (ma quelli di oggi sono più bravi)

Non ci sono più i padri di una volta (ma quelli di oggi sono più bravi)
Pensare positivo 21 Settembre 2014 ore 14:05

Girano per i parchi con le tasche piene di biscotti a forma di orsacchiotto, conoscono a memoria le puntate di Peppa Pig e hanno addirittura imparato a cambiare i pannolini: i padri di oggi, bisogna ammetterlo, non sono più quelli di una volta. Ecco i numeri che ci raccontano in che modo sono cambiati. Secondo l’Istituto di ricerca e di consulenza Forsa, il 26% dei papà tra i 20 e i 39 anni passa con i propri figli dalle due alle tre ore al giorno. E c’è anche di meglio: solo il 12% di loro ritiene che questo lasso di tempo sia sufficiente. Una situazione molto diversa rispetto a quella delineata dai padri del passato, abituati a dare per scontato che la genitorialità fosse principalmente un affare da donne.

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Se il cambio di rotta sia stato dovuto al generale progresso o al maggior equilibrio tra i due sessi nei diversi ambiti sociali, non si sa: quel che è certo, però, è che oggigiorno gli uomini interiorizzano in modo diverso l’arrivo della cicogna. Spesso vogliono seguire i corsi di preparazione al parto, molti (salvo svenimenti) non intendono perdersi il momento della nascita ed è facile incontrarli per i centri commerciali a fare shopping, alla guida dei passeggini. Tuttavia, la prospettiva è meno rosea di quel che sembra e la strada per la parità assoluta tra uomini e donne in fatto di cura dei figli, presenta ancora diversi ostacoli. In Italia, infatti, sembra che soltanto il 10% dei papà usufruisca del congedo di paternità, contro il 69% della Svezia e il 59% della Finlandia. In Germania ne usufruisce un papà su 4, con una riduzione dello stipendio del 33%. E ancora più brillante appare l’esempio della Norvegia, che è stato il primo Paese ad aver introdotto il congedo per i padri (ormai nel lontano 1992) e garantisce ai genitori la possibilità di scegliere un congedo parentale di 56 settimane (durante le quali si ha diritto all’80% dello stipendio) o 46 (a salario pieno).

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Le ragioni di una così bassa percentuale nel Bel Paese, tuttavia, non sono da rintracciare in una mentalità arcaica e maschilista, ma nelle condizioni proibitive che il padre lavoratore dovrebbe accettare qualora volesse avvalersi di tale diritto. Lo Stato prevede infatti la decurtazione del 70% dello stipendio per chi scelga di seguire la strada del congedo parentale senza contare che il tipo di contratto dei lavoratori incide sulla decisione: nel 2012, secondo gli ultimi dati resi disponibili dall’Inps, nel settore agricolo e privato hanno usufruito del congedo 31.201 uomini, di cui 27.930 avevano un impiego a tempo indeterminato, mentre i restanti 3.267 avevano un contratto a tempo determinato. La differenza appare sostanziale anche tra il Nord e il Sud del paese: mentre in Lombardia e in Veneto si arriva rispettivamente a 5.091 e 2.254 congedi di paternità, il fenomeno ha toccato i 121 casi in Basilicata e soltanto i 51 in Molise. La regione con la percentuale risulta tuttavia essere il Lazio, con i suoi 5.659 congedi.

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Non ha modificato di molto la situazione l’articolo 4 (comma 24, lettera a) della Legge 92/2012, che ha introdotto il congedo obbligatorio di paternità per la durata di un giorno, diritto che influisce in modo irrilevante negli equilibri di una famiglia che ha appena accolto l’arrivo di un neonato. Ecco parte del testo:«Al fine di sostenere la genitorialità, promuovendo una cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all’interno della coppia e per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, in via sperimentale per gli anni 2013-2015 il padre lavoratore dipendente, entro i cinque mesi dalla nascita del figlio, ha l’obbligo di astenersi dal lavoro per un periodo di un giorno. Entro il medesimo periodo, il padre lavoratore dipendente può astenersi per un ulteriore periodo di due giorni, anche continuativi, previo accordo con la madre e in sua sostituzione in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest’ultima». La situazione appare ancor più deludente se, di nuovo, si sbircia in casa dei vicini: in Francia e in Gran Bretagna i papà lavoratori possono godere di due settimane di congedo obbligatorio con retribuzione al 100%, mentre in Portogallo si scende a quota 5 giorni. Meno positiva la situazione in Spagna e in Grecia, dove i giorni di cui i padri possono disporre sono soltanto due 2; mentre per i papà austriaci, addirittura, non è previsto questo diritto.

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