«È stata un'emozione fantastica»

I nonni di Mapello al Papa “Con lei è come parlare con Gesù”

I nonni di Mapello al Papa “Con lei è come parlare con Gesù”
Pensare positivo 30 Settembre 2014 ore 10:28

Umberto Bonacina e Luisa Gelpi Jacobelli sono due nonni di Mapello (Bergamo). Lui ha 79 anni, lei 76. Lui è un ingegnere aeronautico che, per amore di lei, è sceso dai suoi aerei e con lei vive in simbiosi. Lei, particolarmente impegnata sul fronte sociale e del volontariato, è stata sindaco del comune dell’Isola all’inizio degli Anni Settanta, quando, in tutta Italia, le prime cittadine si contavano sulle dita di una mano. Luisa, cavaliere della Repubblica, balzò agli onori delle cronache come la Sindachessa Dinamite: fece demolire otto appartamenti abusivi nella frazione di Prezzate. Umberto e Luisa sono nonni felici, hanno sei nipoti che li adorano e sono devotissimi a Giovanni XXIII, al punto che si sono sposati in San Pietro. In San Pietro sono tornati ieri mattina, per partecipare all’udienza che Francesco ha riservato ai nonni di tutto il mondo. E tutto avrebbero potuto immaginare Umberto e Luisa, fuorché ciò che è loro accaduto. E che oggi raccontano a bergamopost.it.

Parla Luisa, ma è come se il discorso fosse all’unisono con Umberto: “Nel ’99, in qualità di presidente dell’Associazione Pensionati San Michele che avevo fondato dieci anni prima, ho lanciato un concorso riservato ai bimbi delle materne, ai ragazzi delle elementari e delle medie di Mapello, S’intitolava: “Nonno, nonna raccontami la tua storia”.

I risultati ci hanno esaltato: abbiamo ricevuto oltre duecento fra splendidi disegni e tenere testimonianze del rapporto fra nonni e nipoti. Abbiamo raccolto tutto il materiale in un libro, tuttora disponibile presso la Biblioteca Civica di Mapello. Un mese fa, Umberto ha letto su Famiglia Cristiana la notizia dell’udienza di Francesco. Abbiamo deciso di parteciparvi perché questo Papa è meraviglioso e non volevamo mancare al suo appuntamento con i nonni. Giovedì scorso, ho ripensato al libro dei ragazzi di Mapello. E ho scritto una mail alla segreteria vaticana per chiedere se fosse possibile donarlo a Bergoglio, in occasione dell’incontro in San Pietro.

Venerdì, prima della partenza, ha telefonato dal Vaticano la signora Natalia Bartoli. Gentilissima, ci ha informato che avremmo potuto consegnare il libro direttamente al Pontefice, dopo la Messa, sul sagrato di San Pietro.

Sulle prime pensavamo ad uno scherzo, invece era tutto vero.

Eravamo in quindici, di cui solo tre italiani; noi due e la signora Aurora, la nonna di Alessandro Florenzi che, una settimana prima, all’Olimpico, aveva visto il nipote piombare in tribuna per abbracciarla dopo avere segnato un gol al Cagliari.

Non abbiamo parole per descrivere ciò che abbiamo provato: è stata un’emozione fantastica, un onore incredibile, un momento di fede e di gioia che custodiamo gelosamente dentro di noi. Avevo il cuore che mi batteva a cento all’ora. Al Papa ho detto: “Sanità, mi sembra di parlare con Gesù”. Lui ha sorriso, ha aperto il libro e ha detto: “Lo leggerò la sera dopo avere recitato le mie preghiere. Ma voi dovete promettermi che pregherete per me”. E noi: “Certo, Santità, però lei preghi per noi”. E da San Pietro non volevamo più andare via”.

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