Pet theraphy

Onkydonkey in quel di Zanica Ovvero l’animo nobile degli asini

Onkydonkey in quel di Zanica Ovvero l’animo nobile degli asini
Pensare positivo 05 Giugno 2018 ore 10:45

Mark Twain diceva: «Invece di sentirci onorati quando ci danno dell’asino, restiamo perplessi». Anche i membri di Onkydonkey, associazione di attività assistite con l’ausilio degli asini, ovvero pet therapy e attività ricreative, la pensano più o meno come il famoso scrittore statunitense. Egli scrisse anche che l’asino «ha un carattere perfetto e fra tutti gli animali più umili ha l’animo più nobile». Umiltà e nobiltà, due aspetti che ritornano più volte nel viaggio alla scoperta di Onkydonkey. Ad accompagnarci Diego Dalla Riva, Silvia Goisa e Claudia Massaiu; rispettivamente presidente, coadiutrice dell’asino e psicologa dell’associazione.

La storia di Onkydonkey viene tracciata dal suo presidente e fondatore, Diego appunto: «Sono entrato a contatto con gli asini grazie alla mia compagna; fa l’educatrice presso una fattoria didattica di Sorisole. Qui mi sono innamorato di questi animali. Al contempo ho sempre svolto delle attività di volontariato. Quando ho pensato di unire queste due mie passioni, è nato il progetto che ha portato a Onkydonkey». Un’associazione che ha molteplici obiettivi: «Ci consideriamo come un’associazione di promozione sociale che punta a valorizzare l’asino e, tramite esso, proporre interventi assistiti. Ovviamente le nostre attività si rivolgono sia a persone normodotate che a utenti diversamente abili». Quindi, accanto a un’attività ludica, anche della pet therapy.

 

 

Ma perché proprio con gli asini? «L’asino è un animale dall’aggressività pressoché nulla e dalla grande empatia». Proprio da quest’ultima nasce il percorso educativo: «L’utente, una volta messo a contatto con l’animale, tende a entrarvi in sintonia. A questo punto si ha la triangolazione, tramite l’inserimento dell’educatore in questo rapporto. Ogni progetto, poi, ha i suoi obiettivi da raggiungere. Ciò non toglie che le attività di cura e interazione con questi animali siano adatte anche al solo scopo ricreativo: chi viene qui lo fa anche per staccare la spina dai ritmi quotidiani». Parlando di educatori, ci viene in aiuto l’esperienza di Silvia: da settembre sta facendo un corso per diventare coadiutrice dell’asino. Ha spiegato in cosa consiste: «Questa figura, sostanzialmente, riceve le istruzioni dal terapista e le trasporta nel rapporto tra utente e asino. Dunque è proprio questo operatore che va a creare la triangolazione che porta poi i benefici propri della terapia».

Incuriositi da questa scelta di vita di una ragazza poco più che ventenne, le abbiamo chiesto di raccontarci come è entrata a contatto con gli asini: «Tramite Facebook ho scoperto che alla cascina Buonasperanza era ospite l’associazione. Fino ad allora non avevo mai scoperto questa realtà, ma l’incontro con gli asini di Onkydonkey mi ha dato una serenità immensa. All’epoca ero iscritta alla facoltà di Lingue; oggi, invece, frequento il corso per diventare coadiutrice e intanto studio Psicologia, per conciliare i due ambiti di lavoro di un’operatrice dell’associazione». In effetti le terapie richiedono il lavoro di diversi specialisti che, come detto, danno le informazioni necessarie al coadiutore per mettere in atto la terapia.

 

 

Ed è qui che giunge in nostro aiuto Claudia, psicologa dello sviluppo che collabora, insieme alle dottoresse Monica Maini e Stefania Lecchi, con Onkydonkey: «Queste terapie fanno parte del progetto Aba – ovvero analisi del comportamento applicata –. Lo scopo è quello di migliorare la qualità della vita quotidiana di persone affette da autismo. L’approccio è semplice: bambini di diverse fasce d’età, affetti da autismo o meno, lavorano in sincronia nel prendersi cura dell’animale. Da qui i bambini imparano a sviluppare delle abilità di cooperazione, immedesimazione nell’altro e di risposta alle istruzioni. Una sorta di allenamento per il vivere quotidiano».

La nostra chiacchierata è quasi volta al termine, quando chiediamo a Diego, Silvia e Claudia se c’è qualche sogno nel cassetto. A rispondere è il presidente: «Chi è affetto da disabilità ha un grosso problema, che si pone nel momento in cui verrà a mancare la famiglia d’origine. E, nella nostra esperienza, possiamo vedere come questa preoccupazione affligga i genitori. Il nostro sogno nel cassetto è quello di creare una cooperativa di integrazione lavorativa che possa permettere a queste persone di giungere a un buon grado di autonomia grazie ai lavori all’aperto». Un sogno che, quando lasciamo il centro di Capannelle, ci resta impresso, mentre alcuni asinelli vengono condotti alle mangiatoie da un gruppo di bambini, felici di essere in compagnia di questi amici speciali a quattro zampe.

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