Pensare positivo
Il viaggio in Sri Lanka e nelle Filippine

Papa Francesco in Oriente

Papa Francesco in Oriente
Pensare positivo 13 Gennaio 2015 ore 14:47

Staremo a vedere. Papa Francesco è partito per l’Asia. Si fermerà per qualche tempo in Sri Lanka (l’antica Ceylon), poi andrà nelle Filippine. Infine, se tutto andrà bene, tornerà a casa. Stanco morto, pensiamo: è partito lunedì, tornerà domenica. Qui tutti gli orari del viaggio

Alla partenza ha scambiato un saluto col presidente Napolitano - probabilmente l’ultimo di quelli in partenza. In Sri Lanka proclamerà santo Giuseppe Vaz, primo Beato dell’India e missionario nella Ceylon del XVIII secolo: sua la traduzione del Vangelo nelle due lingue locali, il cingalese e il tamil. Nell’isola creduta sede dell’Eden tanto è bella i cattolici costituiscono il 7% su una popolazione di oltre 20 milioni di abitanti. Negli anni recenti si sono distinti nell’opera di riconciliazione nazionale dopo il sanguinoso periodo di lotte tra i Tamil di religione indù (le tristemente famose Tigri Tamil, 13 percento della popolazione) e la maggioranza (70 percento) di Cingalesi buddisti.

Forse, più che per dire qualcosa, papa Francesco è volato in questo piccolo paradiso per cercare di capire come si fa a perseverare nel bene quando un Paese è attraversato da un conflitto fra fazioni che, di per sé, non riguarderebbe la comunità cristiana, ma comunque la implica. Porterà così il suo contributo alla pace locale, sperando di poter esportare il modello in altre situazioni.

Poi andrà nelle Filippine, che non sono propriamente girato l’angolo. Qui invece i cattolici sono in maggioranza, unico caso asiatico oltre a quello rappresentato da Timor Est, l’isola tra l’Australia e l’Indonesia teatro, anni fa, di una serie di massacri a danno dei cristiani. La popolazione delle Filippine sfiora i 100 milioni, quella di Timor supera di poco il milione.

Nelle isole sfortunate il Papa incontrerà le vittime dei recenti, spaventosi e ripetuti tifoni e i rappresentanti di quella sciagura permanente e continua che è l’emigrazione. Nell’arcipelago sono decisamente troppi i figli che crescono affidati a nonni, amici o parenti temporanei dai genitori che cercano lavoro in ogni parte del mondo. Per chi si batte da sempre in favore della famiglia la lettura di questa situazione risulterà certamente molto fruttuosa perché anche in altre parti del mondo i bambini crescono senza saper nulla dei loro genitori, ma quelli filippini sono cristiani e, dunque, la questione del matrimonio fra papà e mamma si pone, per loro, in modo diverso che per gli altri.

Dopo di che - domenica a Manila, al Parco Rizai - il papa celebrerà una messa alla quale è annunciata la presenza di sei milioni di persone. Tre volte Charlie Hebdo, per dirla in aritmetica comparata. Tre Place de la Republique tutte in una volta. Le misure di sicurezza sono da assalto alla baionetta, coi militari dotati - come sul Carso nella Grande Guerra - di pannoloni speciali in previsione del fatto di dover rimanere in azione per un tempo superiore a quello della normale capacità di contenimento dei rifiuti organici. Per l’occasione il Papa ha anche rifiutato l’uso della "papamobile" coi vetri antiproiettile, per esser libero di intrattenersi come suo solito coi fedeli. Però - ci permettiamo di suggerire - "il solito" non prevede 60 piazze san Pietro, o 30 piazze+via della Conciliazione, tutte in una volta.

Fonti di agenzia riferiscono che parco e i dintorni saranno sorvegliati anche da 100 cecchini, e c’è da sperare che fra loro non ci sia qualche infiltrato perché uno sparo che anche mancasse il bersaglio produrrebbe probabilmente un’ecatombe nella folla.

Il Papa sa benissimo tutto questo. Ma sa anche benissimo - e lo ha ripetuto pochi giorni prima di partire - che questo è un tempo di guerra: «una guerra mondiale combattuta a pezzi», per usare le sue parole, nella quale ciascun essere umano, per quanto non portatore di armi, è un soldato in prima linea. Nella formula della Cresima di un tempo, quando il vescovo dava uno schiaffetto sulla guancia al cresimando, questa che oggi sembra una novità veniva affermata come un dato di fatto: siate pronti, ragazzi, perché non sapete né il giorno né l’ora in cui sarete chiamati a versare il vostro sangue per Cristo.

Oggi la Cresima viene di preferenza chiamata Confermazione. Il papa va a Manila per confermare a sei milioni sei di persone, più quelle che resteranno a casa, che l’unica possibilità reale di rimaner vivi in questo tempo è affidata alla responsabilità che ciascun uomo deve assumersi per la salvaguardia del suo prossimo. Che significa: quello con cui stai a contatto di gomito, pigiato come in un barile, la vita del quale dipende solo dal fatto che tu non dia fuori di testa.

Crediamo sia proprio questo il motivo che ha spinto il Papa a rifiutare l’auto blindata: perché vuol mostrare in se stesso di aver più speranza nell’impossibile capacità dell’uomo di prendersi cura del prossimo che timore della possibile - forse addirittura probabile - azione con cui qualcuno vorrebbe negare che un mondo di pace possa realmente esistere.