Bernuzzi del Mascheroni

Perché scegliere studi umanistici: la parola a un prof bergamasco

Letteratura, filosofia, storia, arte: materie che da sempre indagano la condizione umana e che oggi sembrano bistrattate. Eppure, sono da recuperare

Perché scegliere studi umanistici: la parola a un prof bergamasco
22 Novembre 2017 ore 09:30

di Chiara Vitali

Letteratura, filosofia, storia, arte: materie che da sempre permettono allo studioso di viaggiare nello spazio, nel tempo, nel pensiero degli uomini. Materie che permettono di avere maggiore consapevolezza del presente, che entrano nell’intimo della condizione umana. Nonostante ciò, gli anni che stiamo attraversando non sembrano essere i più felici per chi si dedica al sapere umanistico. Le lauree in Lettere e Filosofia sembrano essere bistrattate mentre il latino e il greco occupano spazi sempre più ridotti nel percorso formativo di uno studente. Che senso ha, nel 2017, continuare ad occuparsi di queste materie?

 

 

La parola a Marco Bernuzzi. A ricordare il valore delle conoscenze umanistiche è Marco Bernuzzi, storico professore del liceo scientifico Mascheroni di Bergamo. Il professor Bernuzzi ha insegnato lettere al Mascheroni dal 1985, anno di inaugurazione della scuola, e ha lasciato la cattedra alla fine dello scorso anno scolastico. Una lunga esperienza che lo rende testimone dei cambiamenti attraversati dal mondo della scuola. Le sue lezioni sono impegnative: un fiume di parole pronunciate da un letterato che incalza i suoi alunni con dettagli mai scontati, facendoli tornare nei luoghi e nei tempi cui le opere letterarie fanno riferimento. Un professore in grado di appassionare, ma senza sconti: nessuno studente può fuggire dalle verifiche «brutalmente nozionistiche», come a lui piace definirle.

Pur insegnando, il professor Bernuzzi non si è mai stancato studiare: negli anni ha collaborato con l’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Bergamo e con il Centro per la Storia dell’università di Pavia. Il risultato più impegnativo dei suoi studi è stata la pubblicazione del diario inedito di Donato Calvi, l’erudito agostiniano bergamasco cofondatore nel 1642 dell’Accademia degli Eccitati.

 

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La ricchezza del sapere umanistico. Il prof Bernuzzi ha una convinzione: «La motivazione delle discipline umanistiche non va cercata nella categoria dell’utile, ovvero di ciò che è usato in funzione di qualcos’altro, ma in quella dell’importante». In altre parole: la letteratura, così come le altre discipline umanistiche, non serve a risolvere problemi pratici. La funzione del sapere umanistico è un’altra: attrezzare intellettualmente le persone. Ci sono domande di senso che interrogano l’uomo da sempre, che esulano dalla vita pratica e richiedono capacità di interpretazione e di approccio critico. I saperi umanistici insegnano il gusto per la bellezza, aiutano l’individuo ad approcciarsi al mondo esterno in un modo originale: «La letteratura educa il nostro immaginario, affina il nostro modo di affacciarci al mondo e di avvicinare il mondo a noi. Ci permette di abitare la realtà con più agio, di renderla interessante anche quando è piatta e grigia».

 

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Letteratura e giovani. La letteratura per un giovane è importante, sostiene Bernuzzi, soprattutto in un momento storico in cui si respira un clima di insensatezza e si vede il futuro come uno spazio in cui è difficile progettare. La cultura umanistica è in grado di mostrare che esiste una realtà ben diversa, profonda e estremamente umana. È anche il rimedio ad un impoverimento del linguaggio che i giovani stanno per forza di cose attraversando, a causa anche dei cambiamenti comunicativi che le nuove tecnologie hanno introdotto. E Bernuzzi parla anche di questo: certamente la tecnologia inaugura un nuovo modo di studiare. Internet ha fatto sì che ogni informazione risulti a portata di mano, le enciclopedie sono state sostituite dalla rete, i quaderni sono stati affiancati dai tablet. Ogni cambiamento porta con sé una sfida: Bernuzzi sostiene che sia necessario educarsi ad un uso sapiente di tecnologie e di forme di comunicazione che, se non governate, sono in grado di modificare la sensibilità dei giovani. Il rischio è un’intolleranza al silenzio e alla pazienza, dimensioni indispensabili per immergersi in una lettura e per imparare a pensare.

 

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Letteratura e identità. Il sapere umanistico ha anche un altro grande valore: permette di definire la propria identità. Un lettore si immedesima in un libro: tra le sue pagine trova un nome per i propri sentimenti, per le proprie attese, per i propri limiti. Tale processo di immedesimazione è di grande aiuto nella formazione di una consapevolezza personale. Nel nostro presente globalizzato e ricco di scambi culturali, avere chiara la propria identità culturale è fondamentale. Il professor Bernuzzi parla chiaro: «Il dialogo e lo scambio, se vogliono essere interessanti e arricchenti, non avvengono nell’azzeramento delle differenze. Ci vuole una consapevolezza della propria specificità culturale, che è prodotto di processi di cui la storia ci rende consapevoli».

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