Battaglie giuste

Il preside indomito del Pesenti ha (quasi) salvato la sua scuola

Il preside indomito del Pesenti ha (quasi) salvato la sua scuola
29 Marzo 2017 ore 08:30

Risale a martedì 14 marzo la telefonata del dottor Marco Campione, capo segreteria del viceministro Reggi, a Marco Pacati, dirigente scolastico del Pesenti: a quanto pare, il preside può ben sperare che venga modificato il decreto che avrebbe messo in pericolo la sua scuola.

Il decreto. Ad essere riformati, infatti, sarebbero in realtà dei corsi di Istruzione Professionale, ma, nella sua forma attuale, il decreto contiene articoli che di fatto stravolgerebbero anche i corsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP). Alle scuole statali verrebbe infatti tolta la possibilità di avere corsi IeFP, che sarebbero invece affidati a organi della Regione.

L’organizzazione attuale. Gli istituti professionali, che prima del 2008 erano organizzati in un triennio e un biennio (al termine dei quali si sostenevano rispettivamente un esame di qualifica triennale e l’Esame di Stato), hanno acquisito un nuovo aspetto dopo la Riforma Gelmini. Sono infatti nati i corsi IeFP (istruzione e formazione professionale), che sostituiscono il primo triennio del professionale e alla fine dei quali si ottiene un diploma di qualifica triennale. Dopodiché è possibile proseguire in quarta, ottenendo un diploma quadriennale di tecnico. Per come l’IeFP era pensato inizialmente non sarebbe dunque possibile frequentare il quinto anno per arrivare all’Esame di Stato. Tuttavia negli ultimi due anni la regione, in accordo con lo Stato, ha istituito, attraverso alcune scuole pilota (tra le quali il Pesenti) delle classi quinte riservate agli studenti con il diploma di quarta. Questo perché, nonostante lo sforzo di somigliare di più alle scuole superiori del resto d’Europa (che durano appunto solo quattro anni), i datori di lavoro italiani continuano a percepire il Diploma di Maturità come una certificazione di peso ben maggiore. Parallelamente agli IeFP esistono anche i corsi IP (istruzione professionale), che sono invece pienamente statali e si articolano in un unico quinquennio, senza esami intermedi.

E il Pesenti? Riguardo all’industria e all’artigianato, settori che maggiormente coinvolgono il Pesenti, l’IP si concretizza in un corso di Manutenzione e assistenza tecnica, con il quale si ottiene, appunto, un diploma di manutentori. Nonostante questa nuova figura professionale sia piuttosto richiesta, però, il corso non riesce a decollare, tant’è che solo il 20 per cento degli studenti del Pesenti ha scelto questo percorso. Quindi, se il decreto venisse applicato nella sua forma attuale, tutti gli studenti dei corsi IeFP verrebbero smistati in altri istituti gestiti dalla Regione, lasciando il Pesenti con soli duecento studenti (quelli appunto della sezione IP).

La risposta di Pacati. Il preside, però, non si è perso d’animo e ha cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto sarebbe grave la sospensione del servizio di prim’ordine del Pesenti: che è per eccellenza la scuola che accoglie (gli stranieri, i disabili, gli iscritti tardivi, gli studenti che non si sono trovati bene altrove). Questa è sicuramente una sfida difficile, perché significa accogliere una popolazione studentesca molto eterogenea, in molti casi non troppo motivata e che spesso punta più sul primato dell’accoglienza del Pesenti piuttosto che sulla propria reale passione per ciò che vi viene insegnato. Pacati però sottolinea: «Questa è una scelta di politica scolastica di apertura, non un refugium peccatorum. Non è che pur di avere le iscrizioni si fa di tutto, ma c’è una reale esperienza (ormai più che collaudata) nell’affrontare situazioni al limite: l’organizzazione e la sensibilità a riguardo sono diverse, rispetto ad altre scuole, che preferiscono evitare quest ’utenza». Questo decreto è dunque per il preside e per tutta la squadra del Pesenti un’amara ricompensa: «Siamo molto preoccupati e anche un po’ indignati per questo epilogo, dopo anni e anni di impegno per offrire questo servizio, che fa comodo a tutto il territorio: aver assorbito e in molti casi valorizzato studenti in situazioni anche estreme».

La svolta. La tenacia del dirigente, temprata probabilmente da questo tipo di esperienze, si è manifestata ancora una volta nei suoi sforzi per salvare la scuola. Ha infatti contattato Patrizia Graziani (dirigente dell’ufficio scolastico territoriale), il sindaco Giorgio Gori, l’assessore Marisa Poli, le onorevoli Elena Carnevali e Simona Flavia Malpezzi, la dottoressa Rocchi (relatrice nella commissione preposta alla riforma). Tutti, riconoscendo il valore del servizio di questa scuola, hanno dato il proprio contributo alla causa e finalmente il caso Pesenti è giunto a Roma, da dove sono arrivate rassicurazioni che il decreto sarà rivisto in maniera significativa, consentendo al Pesenti di sopravvivere, mantenendo la politica che da tempo lo contraddistingue. Il dibattito alla Camera comincia oggi e, insieme al professor Pacati, attendiamo fiduciosamente l’esito. #forzaPesenti

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