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Il boom dell'export

Il Prosecco batte lo Champagne L’Italia brinda con le bollicine

Il Prosecco batte lo Champagne L’Italia brinda con le bollicine
Pensare positivo 02 Marzo 2015 ore 15:30

Italia batte Francia 320 a 307. Si parla di milioni, ma soprattutto si parla di vini. O meglio, si parla di Prosecco versus Champagne. Per la prima volta nella storia, infatti, nel 2014 le bollicine targate Conegliano-Valdobbiadene sono state le più apprezzate all’estero, staccando di ben 13 milioni di bottiglie le leggendarie bollicine d’Oltralpe. L’export, nell’anno passato, ha segnato un +20% senza precedenti per la nostra produzione, portando per l’appunto a quota 320 milioni il numero di bottiglie di Prosecco vendute oltreconfine, lasciando invece fermo al palo lo Champagne, che ha toccato quota 307 milioni di bottiglie esportate. Anche questa cifra ha segnato un aumento percentuale, ma appena dello 0,7%, crescita assai modesta rispetto alle attese.

 

 

Nella casa del nemico. A stupire è soprattutto il fatto che una delle Nazioni in cui il Prosecco ha maggiormente incrementato il proprio mercato sia proprio la Francia: nel 2014 sono state 9,8 milioni le bottiglie delle bollicine made in Italy esportate, un vero e proprio boom che in pochi si sarebbero aspettati, ma per certi versi è giustificato dall’elevatissimo prezzo dello Champagne, che anno dopo anno lo sta rendendo sempre più un prodotto di nicchia. Nicchia comunque ancora abbastanza ampia, anche in Italia, dove sono state 5,8 milioni le bottiglie di pregiate bollicine francesi importate.

Ma se è vero che il Prosecco è stato in grado di conquistare ampie fette di mercato grazie al costo meno proibitivo dell’avversario francese, va anche detto che la qualità di questo vino è indubbia e apprezzata in tutto il mondo. Lo dimostra anche il successo riscontrato negli ultimi anni negli Stati Uniti. Le rilevazioni Nielsen sul mercato a stelle e strisce hanno rivelato che le bollicine italiane, l’anno scorso, hanno superato nell’off-premise (fuori casa) lo Champagne anche in valore: 246 milioni di dollari contro 231 milioni. Sintomo del +30% fatto registrate dalle vendite del Prosecco negli Usa, dove sono state superate le 10 milioni di bottiglie vendute. Restando in Europa, oltre alla Francia, è il Regno Unito il Paese in cui si è riscontrata la crescita maggiore del mercato del Prosecco. Anche se in questo caso non sono mancate le polemiche circa tutti quei pub che hanno iniziato a servire le bollicine tricolore… alla spina, come fosse una birra qualunque, provocando le ire dei produttori nostrani (ne avevamo parlato QUI).

Numeri alla mano. Per farci un’idea più precisa di quanto sia cresciuto il mercato del Prosecco fuori dai nostri confini, basta dare un’occhiata ai dati riportati da La Stampa l’1 marzo: il Prosecco rappresenta oggi, negli Stati Uniti, il 61% degli spumanti italiani venduti, il 26% sul totale degli importati e il 13% di quello venduto nei supermercati e liquor store. Ma ancora migliori sono i dati legati al mercato britannico: le vendite nel 2014 sono cresciute del 75% per un valore stimato di circa un miliardo di sterline. Ha stupito tutti il boom che c’è invece stato su un mercato ancora poco conosciuto e poco “percorso” dalle aziende vitivinicole nostrane, ovvero quello cinese: nella terra del Dragone, il Prosecco ha ottenuto dati di crescita record e le bottiglie consumate sono quasi raddoppiate, fermandosi a un +90% senza precedenti.

 

 

Un successo da gustare a piccoli sorsi. Il Prosecco s’impone nel mondo, dunque, come spumante italiano più apprezzato, seguito dall’Asti e dal Franciacorta. E questo risultato stupisce, anche perché, a differenza di altri, quella del Prosecco è una Doc relativamente giovane. La sua forza sta nell’essere un vino dal sapore poco complesso, con un ottimo rapporto qualità prezzo e da bere anche a durante i pasti. Secondo il presidente dell’Unione Italiana Vini, Domenico Zonin, la cui cantina di famiglia è la più grande produttrice privata di Prosecco con 20 milioni di bottiglie all’anno, bisogna però stare attenti ed evitare di montarsi la testa: «È un successo che va saggiamente gestito. Il nostro prodotto necessita ancora di tempo per maturare esperienza sui mercati esteri. Sul fronte dei prezzi, c’è la necessità di mantenerli entro una certa forbice, né troppo bassa e né troppo alta. E la quantità va controllata, perché non si può far mancare il prodotto». Non sia mai che lo Champagne torni a superarci. Battere i rivali francesi dà sempre una certa soddisfazione.