CHE COSA SIGNIFICA

A che punto sono i rapporti fra Maometto e la montagna

A che punto sono i rapporti fra Maometto e la montagna
10 Dicembre 2014 ore 11:10

Prendiamola alla larga, perché nelle risposte alla domanda proposta su un famoso portale: «Perché se Maometto nn va dalla montagna, la montagna va da Maometto?” una giovane – presumibilmente – muslim (nickname: rikku) aveva invitato tal sfogliatella.calda che aveva tentato una risposta a rispettare il profeta come lei rispettava la fede dell’altra.

Prendiamola alla larga perché in relazione al più famoso sillogismo del mondo: “a) tutti gli uomini sono mortali; b) Socrate è un uomo; c) dunque Socrate è mortale” di solito si pensa che il nome Socrate si riferisca al famoso filosofo del dialogo, della maieutica e della cicuta. E invece no: Socrate è l’equivalente greco di Tizio o Caio della tradizione latina, per i quali nessuno va a spulciare i documenti anagrafici. Lo stesso vale per l’arabo Maometto, che è sì il nome del Profeta, ma anche di tanti altri maometti che profeti non sono. Non tutti i Paolo e non tutte le Francesca che prendono parte insieme ad una festa – si vuol dire – sono necessariamente cognati.

Ciò detto riprendiamo la domanda iniziale (“Perché se Maometto nn va dalla montagna, la montagna va da Maometto?”) innanzitutto per rovesciarla: l’originale suona infatti: “Se la montagna non va a Maometto, allora Maometto va alla montagna”.

E precisiamo inoltre che l’evento non trova riscontro alcuno nei testi sacri dell’Islam. Si tratta di un racconto introdotto in Europa da Francis Bacon (filosofo inglese, Londra, 22 gennaio 1561 – Londra, 9 aprile 1626), che raccontò nei suoi Saggi (Essays) che un giorno Mohammed il profeta assieme ai suoi seguaci ordinò a una montagna di avvicinarsi. Non essendosi questa spostata di un centimetro, decise di muoversi lui nel senso opposto a quello desiderato. Se sir Francis, al posto di scrivere opere imperiture, si fosse dedicato a compilare voci di Wikipedia, qualcuno gli avrebbe fatto notare che mancava la citazione della fonte. Ma siccome scriveva un po’ come gli veniva, la fonte non la citò. E così non sappiamo da dove abbia preso quella storiella e, soprattutto, non sappiamo nemmeno se riguardasse il Mumammed profeta, perché la qualifica potrebbe averla aggiunta lui da buon inglese che di personaggi con quel nome ne conosceva solo uno, come noi latini facciamo col Socrate del sillogismo.

C’è poi anche un’altra storia che gira: Si tratta di un racconto popolare che spiega la posizione del monte Uhad, in Arabia Saudita, che sorge separato dai suoi confratelli come il Monte Orfano nella pianura vicino a Brescia. Vuole la leggenda che, essendo morto lo zio del Profeta in una battaglia ai piedi del citato Uhad, il nipote, al momento di seppellirlo, si accorgesse che una notevole porzione di roccia del medesimo stava procedendo verso di lui, quasi volesse offrirsi come monumento funebre. Il profeta le ordinò allora di fermarsi e questo spiegherebbe la situazione della locale orografia.

In questa versione non c’è però traccia dello scambio vettoriale (da uno all’altra o viceversa) del famoso detto. Qui c’è solo la Grigna che va verso il cavaliere e l’ingiunzione di stop da parte di quest’ultimo.

É tuttavia probabile che il nucleo del famoso detto (ammesso che provenga dai deserti arabici e non sia, come riteniamo più probabile, frutto della fertile inventiva di uno dei padri dell’induttivismo) sia più antico della nascita dell’Islam. Il Vangelo di Marco (11:23) riporta infatti un intervento di Gesù che suona così: “In verità io vi dico che chi dirà a questo monte: ‘Togliti di là e gettati nel mare’, se non dubita in cuor suo, ma crede che quel che dice avverrà, gli sarà fatto”.

Questo per dire che è difficilissimo non dubitare nel proprio cuore, non per invitare tutti a riscrivere la carta geografica della Palestina. (Altrove lo stesso Gesù parla, più modestamente, della possibilità di spostare un albero – gelso o fico che sia – dal campo al centro del lago di Tiberiade, che i locali chiamavano mare).

Alcune delle tribù arabe che frequentavano i luoghi successivamente (nel secolo VII) divenuti campo della predicazione del profeta erano probabilmente a conoscenza del cristianesimo (lo stesso Maometto il Profeta lo era, come dimostrano numerosi passi del Corano) e può essere che qualche contaminazione poco controllata abbia prodotto il racconto oggetto del presente scritto.

Ma, ripetiamo, non c’è traccia alcuna della fonte di sir Francis Bacon e, anzi, tutti sono concordi nel richiamare il fatto che la storiella non ricorre neanche come detto proverbiale nei paesi arabi.

Se l’è inventata lui probabilmente per dire che quando non si è in condizione di procedere dall’universale al particolare (deduzione), tanto vale partire da un caso particolare per cercare di inventarsi una legge che ci rassicuri in qualche modo (induzione).

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