Progetti per il futuro

Quante cose e quante potenzialità ci sono in un bicchiere d’acqua

Quante cose e quante potenzialità ci sono in un bicchiere d’acqua
Pensare positivo 21 Settembre 2018 ore 11:06

Una giornata dedicata all’acqua, alla sua qualità e al suo utilizzo consapevole, alla gestione sostenibile e alla sua valorizzazione nel territorio. Il Water Seminar dal titolo “Acqua, ambiente e paesaggio: etica o profitto?” si prefigge di approfondire la risorsa acqua intesa come punto di partenza dal quale si pensano e si progettano territori e società. Il seminario, organizzato da Uniacque e Arketipos, si inserisce all’interno di I Maestri del Paesaggio, la manifestazione che dal 6 al 23 settembre porta in città progettisti del landscaping.

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Acqua come ricchezza lombarda. La prima consapevolezza è che «l’acqua è una risorsa naturale decisiva per lo sviluppo». I lavori si aprono con questa espressione dell’assessore regionale all’Ambiente e al clima, Raffaele Cattaneo. «La Lombardia è ricca di acqua nonostante la distanza dal mare, la sua ricchezza economica trova fondamento anche nell’abbondante presenza di questa risorsa. Basta pensare all’importanza rivestita dal lago di Como, dai Navigli a Milano, dal fiume Adda. Ed è proprio per questo che ci chiediamo come possiamo proseguire sulla via dello sviluppo senza usurpare questa risorsa. Qui ci aiuta Papa Francesco, che nelle sue riflessioni ha ricordato l’importanza di riflettere sulle proprie origini, sull’acqua come bene prezioso. Abbiamo il dovere di conservarlo, con la consapevolezza che senza sostenibilità non può esserci sviluppo e, se usurpiamo quella che è una ricchezza, la nostra regione perderà quella posizione di eccellenza che oggi ha raggiunto». Sviluppo sostenibile, ma anche bellezza. «Sono convinto – conclude l’assessore Cattaneo – che la bellezza abbia un valore etico. Costruire utilizzando tecnologie sostenibili ed energie rinnovabili, ma con un’attenzione particolare nei confronti della bellezza, favorisce comportamenti virtuosi».

Il lavoro di Uniacque. «Se l’acqua a Bergamo è buona – esordisce Paolo Franco, presidente di Uniacque –, lo dobbiamo a tutti i tecnici, operai e addetti che lavorano per la sua depurazione, analisi e distribuzione. Sono 181 i Comuni serviti in Provincia, 835 mila cittadini, 63.334.268 metri cubi d’acqua consegnata e misurata. Uniacque gestisce diecimila km di reti e ha investito 121 milioni di euro per gli anni 2018-2022. In laboratorio sono 250 mila i parametri analizzati, per poter fornire acqua di qualità in tutti i Comuni serviti. L’acqua del rubinetto di casa nostra è buona; non è un lusso che molti popoli possono concedersi». Servizio alla comunità, ma anche tutela dell’ambiente e sostenibilità. «Stiamo perseguendo i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, programma sottoscritto nel settembre 2015 dai Paesi membri dell’Onu. Tra questi, spiccano Acqua Pulita e Servizi Igienico Sanitari (anche nel mondo, Uniacque infatti ha portato in Congo acqua potabile a cinquemila persone) e Istruzione di Qualità in sinergia con l’Università di Bergamo, ma anche gli obiettivi di sostenibilità e consumo responsabile, con l’installazione delle casette dell’acqua e il furgone che la distribuisce. Pensiamo anche all’energia green: quella che utilizziamo per la depurazione è al cento per cento rinnovabile. Per dare il buon esempio, in collaborazione con Regione Lombardia, facciamo uso di due auto elettriche con duecento km di autonomia».

 

 

Bergamo da imitare. L’architetto Davide Caspani, dello studio Ramboll Dreiseitl, ha presentato quattro casi di progettazione del territorio in funzione dell’acqua. Questi progetti consentono una gestione migliore del ciclo dell’acqua, in particolare per far fronte a eventi piovosi estremi. L’obiettivo di questi progetti di riqualificazione urbana è, ancora una volta, creare sostenibilità, funzionalità e bellezza. Ma anche nel nostro piccolo possiamo vantare un’ottima gestione dell’acqua. La nostra Provincia, assicura il professor Renato Ferlinghetti, docente dell’Università di Bergamo, è inserita all’interno del reticolo idrografico lombardo, un sistema che ha permesso di affiancare al naturale flusso dell’acqua da nord a sud un reticolo artificiale trasversale che va da est a ovest. Nella stessa Bergamo, che è una città d’altura e quindi lontana dal corso del fiume Serio, il sistema delle rogge ha consentito di fornire d’acqua tutti i suoi abitanti. E non si parla dei giorni nostri, ma addirittura dal tempo dai romani. Questa è, secondo il professore, la base del successo economico contemporaneo della Regione Lombardia. L’ingegneria idraulica lombarda ha permesso il nascere di una civiltà del confronto e dei consorzi che creano comprensione e integrazione, non separazione. Nel pomeriggio sono intervenuti anche il dottor Mario Reduzzi, direttore del Consorzio di Bonifica della Media Pianura Bergamasca, l’ingegner Stefano Sebastio, direttore generale Uniacque che ha trattato il caso della Val di Scalve e la visione di Uniacque, e il professor Mario Salomone dell’Università di Bergamo.